ROBERT McCAMMON.
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MARY TERROR.
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Titolo originale: Mine. 1990.
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Parte 3.
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Versione digitale curata da: Amedeo Marchini.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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SESTO.
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Nella tempesta.
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1.
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Happy Herman's.
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Il sole stava sorgendo in un cielo di peltro. La spia del carburante sul
cruscotto della BMW aveva cominciato a lampeggiare. Laura tent di non
prestarle attenzione, tent di imporle la sua forza di volont, ma la luce se-
guitava ad attirare il suo sguardo.
- Siamo a corto di benzina - disse Didi al di sopra dell'urlo del vento.
Il riscaldamento ronzava allegramente, scaldando loro piedi e gambe,
mentre dalla cintola in su erano gelate. Il lato positivo della situazione,
comunque, era che n Laura n Didi potevano sentirsi insonnolite, con il
freddo e il vento che cantava loro una sinfonia agghiacciante. Didi teneva
le mani in tasca, ma Laura era costretta ogni tanto a staccare una mano dal
volante, fletterla per riattivare la circolazione del sangue, rimetterla al suo
posto e ripetere l'operazione con l'altra. Davanti a loro, a una cinquantina
di metri, c'era il furgone verde oliva, con il lato sinistro graffiato fino a
scoprire il metallo nudo e la parte posteriore che sembrava pestata con un
maglio. Il traffico sull'interstatale era aumentato: altri camion, che sfrec-
ciavano veloci al limite del massimo consentito dalla legge. Una ventina di
minuti prima, Laura aveva visto un'autopattuglia della stradale passare a
tutta velocit dalla parte opposta dello spartitraffico, con le luci lampeg-
gianti in funzione. Si era chiesta se quella vista avesse fatto sussultare
Mary Terror quanto lei. Oltre il furgone di Mary, il cielo era ancora cupo e
minaccioso, come se la notte si rifiutasse di cedere il passo all'alba.
- La benzina  quasi finita - disse Didi. - Mi senti?
- Ti sento.
- Bene, che cosa vuoi fare? Aspettare che dobbiamo spingere a mano
questa dannata macchina?
Laura non rispose. Non sapeva davvero che cosa avrebbe fatto; quella
era un'alternativa del diavolo. Se si fosse fermata per prima a una stazione
di servizio, Mary Terror avrebbe potuto lasciare l'interstatale 94 all'uscita
successiva. Se avesse aspettato ancora per molto, la benzina sarebbe finita
e avrebbero dovuto procedere in folle. C'era qualcosa di oscuramente co-
mico in quella situazione, come una parodia di Lucy ed Ethel a caccia di
celebrit quando Ricky andava a Hollywood. Don Juan, pens. Non era
quello il film per cui Ricky visitava Hollywood? Oppure era Casanova?
No, Don Juan. Ne era quasi certa. Quello era il primo segno della vec-
chiaia: dimenticare i dettagli. Chi occupava il spar vicino a quello di
Lucy al Brown Derby? William Holden.? Lei non gli aveva versato la mi-
nestra sulla testa? O era un'insalata invece della...
Il rimbombo di un clacson alle sue spalle fece quasi saltare Laura sul se-
dile e uggiolare Didi come un cane. Dette uno strappo a destra al volante,
tornando nella corsia da cui aveva deviato, e l'enorme autocarro che si sta-
gliava dietro di lei la super rombando come un dinosauro sbuffante.
- Vaffanculo! - grid Didi, e fece un gestaccio al camionista.
Il cuore di Laura cominci a martellare.
Mary Terror stava riducendo la velocit, e dirigeva verso una rampa di
uscita distante ancora quattrocento metri circa.
Laura batt le palpebre, non era sicura di camminare di nuovo sui sentie-
ri di La-La-Land o meno.
In cielo c'era un'apparizione. Un simbolo di alto karma, come avrebbe
detto Mark Treggs. Issata sui pali di fianco alla strada c'era una gigantesca
faccia gialla di Smiley, e un cartello che annunciava HAPPY HERMAN'S!
BENZINA! CIBO! GENERI ALIMENTARI! PROSSIMA USCITA!
Oh s, pens Laura. Ecco dove si sarebbe fermata Mary Terror. Forse
aveva bisogno di benzina. Forse aveva bisogno di qualcosa che la tenesse
sveglia. In ogni caso, la faccia di Smiley di Happy Herman's era un faro
che avrebbe attirato Mary Terror dall'interstatale, come un hippie a una se-
duta di meditazione.
- Dove sta andando? - disse eccitata Didi. - Sta uscendo dall'auto-
strada!
- Lo so. - Laura si spost nella corsia di destra. La rampa di uscita si
avvicinava. Mary Terror la imbocc, guidando il furgone in una lunga cur-
va a destra, e Laura ridusse la velocit della BMW seguendola.
Happy Herman's era sulla sinistra. Era una costruzione gialla di blocchi
prefabbricati che riuniva drogheria, fast-food e stazione di servizio, con
pompe azionate da inservienti e pompe self-service. Sulle finestre erano
dipinte grandi facce gialle di Smiley. Un paio di camion erano fermi alle
pompe di nafta, e una familiare con la targa dell'Ohio stava facendo ri-
fornimento di benzina senza piombo al self-service. Mary Terror fece sci-
volare il furgone sotto una tettoia di plastica gialla. Quando le ruote ante-
riori passarono su un tubo di gomma sul cemento, squill un campanello
acuto. Lei si ferm alle pompe con gli inservienti, allineando il tappo del
serbatoio con la manichetta della benzina normale con piombo. Poi rest
seduta a guardare nello specchietto retrovisore la BMW che arrivava e si
dirigeva verso le pompe self-service, a una decina di metri di distanza.
Laura Clayborne scese, con il lato ferito del viso gonfio e contuso e i ca-
pelli scompigliati dal vento. Teneva in mano una pistola? Mary vide la
donna cominciare a dirigersi verso il furgone, e poi dietro il finestrino ap-
parve un viso maschile rugoso. Batt sul vetro, e Mary si dette una rapida
occhiata nello specchietto per controllare di aver tolto tutto il sangue di
Edward con la saliva e le unghie. Restava un po' di sangue all'attaccatura
dei capelli, ma poteva andare. Abbass il finestrino. - Il pieno? - chiese
l'uomo. Portava un berretto giallo di Happy Herman's sporco di grasso, e
masticava con energia uno stuzzicadenti.
Mary annu. L'uomo si allontan dal finestrino, e lei fiss Laura, che era
ferma a meno di tre metri di distanza. Aveva le mani vuote; niente pistola.
Dietro di lei, Didi stava facendo il pieno alla BMW. Laura avanz di due
passi, ma si ferm quando Mary appoggi il braccio sulla cornice del fine-
strino, con la copertina bianca macchiata di sangue del bambino sulla ma-
no, e otto centimetri di canna della Colt che sporgevano.
La vista della copertina bianca insanguinata fulmin Laura. Non riusciva
a staccarne gli occhi, e sent un urto di nausea salirle alla gola. E poi fu vi-
sibile anche l'altro braccio di Mary ed ecco David, vivo, che succhiava un
ciucciotto. La canna della Colt si spost di pochi centimetri, prendendo di
mira il cranio del bambino.
Il motore della pompa di benzina ronzava, mentre i numeri scattavano.
Mary sent tornare l'inserviente di Happy Herman's prima che arrivasse.
Fece scivolare il braccio lungo il fianco, posando la pistola contro la co-
scia. Lui sbirci all'interno, posando l'occhio per un secondo o due sul
bambino. - Qualcuno ce l'ha con lei - disse a Mary.
- Cosa?
Lui esplor un molare con lo stuzzicadenti. - Ci sono fori di proiettili
nel furgone. Qualcuno ce l'ha con lei.
- L'ho comprato a un'asta del governo - rispose lei, con la faccia ine-
spressiva. - Apparteneva a un trafficante di droga.
L'uomo la fiss, facendo lavorare lo stuzzicadenti. - Oh - fece. Poi
spruzz il parabrezza con un liquido detergente e cominci a pulirlo con
un raschietto, mentre la benzina continuava a scorrere nel serbatoio.
Laura Clayborne non c'era pi.
Si trovava nella sudicia toilette delle signore, dove non c'erano facce di
Smiley e l'unica cosa gialla era l'acqua del gabinetto. Lanci un'occhiata
allo specchio e vide una maschera dell'orrore. Allora inzupp in fretta delle
salviette di carta nell'acqua del lavandino e si pul le narici intasate dal
sangue coagulato. Toccarsi il viso le faceva scorrere scariche elettriche di
dolore negli zigomi, ma non aveva il tempo di essere delicata. Quando fin,
aveva la vista annebbiata dalle lacrime. Appallottol le salviette insangui-
nate, le lasci cadere nel cestino e poi si liber la vescica. C'era anche un
rivolo di sangue fra le gambe, per i punti strappati dalla ginocchiata di Earl
Van Diver. Quando ebbe finito, Laura usc di nuovo al freddo, e vide Mary
Terror portare David nella drogheria, con la borsa a tracolla che probabil-
mente conteneva tutt'e due le pistole.
L'inserviente aveva finito di pompare benzina nel serbatoio. Laura si av-
vicin e apr lo sportello del posto di guida. L'odore di Mary Terror, un
odore greve, animalesco, aleggiava all'interno. Niente chiavi nell'accensio-
ne, naturalmente. Laura allung la mano sotto il cruscotto e afferr una
manciata di fili. "Uno strattone, e... e cosa?" si domand. La situazione
non sarebbe cambiata. Forse il furgone non sarebbe partito, ma Mary ave-
va sempre David, aveva sempre le pistole, e lo avrebbe ucciso lo stesso
appena fosse arrivata la polizia. A che serviva mettere fuori uso il furgne,
se come risultato David fosse morto?
Lasci andare i fili. - Dannazione - disse piano. Gridando avrebbe
soltanto sprecato energie.
Guard dietro i sedili anteriori del furgone. Nel retro c'erano delle vali-
gie e un paio di grossi sacchetti di carta. Laura si sporse e frug dentro,
trovando articoli come sacchetti di patatine, cartoni di ciambelle e biscotti,
una confezione di Pampers e del latte artificiale, oltre a bicchieri di carta e
una bottiglia di plastica di Pepsi, piena per met. Cibo da viaggio, pens.
Generi alimentari che Mary e Edward Fordyce avevano comprato per il
viaggio. Prese la coperta e uno dei sacchetti che contenevano porcherie, i
bicchieri di carta e la Pepsi. Lasci i pannolini e il latte artificiale dov'era-
no. Qualcos'altro attir la sua attenzione: un succhiotto sul sedile del pas-
seggero. Lo prese, con l'intenzione di portarlo via. Aveva sopra la saliva e
l'aroma del suo bambino. Ma no, no: se David non aveva il succhiotto a
calmare il suo pianto, quel pianto poteva far saltare i nervi a Mary Terror,
e allora...
Laura pos il succhiotto. Le sembr il gesto pi difficile che avesse mai
dovuto fare.
Laura port il bottino alla sua macchina. E fu allora che si accorse che lo
sportellino del serbatoio era chiuso, la pompa non funzionava, e Bedelia
Morse era sparita.
Nel negozio, mentre pagava la benzina, una scatola di compresse di an-
fetamina No-Doz, una bottiglia d'acqua minerale e una confezione di sac-
chetti per i rifiuti, Mary Terror guard Laura fare razzia nel furgone. "Non
toccher il motore o le gomme" pens. "La puttana sa che cosa succede-
rebbe se lo facesse."
-  tutto? - chiese la donna dietro il registratore di cassa.
- S, credo... - S'interruppe. Vicino al registratore c'era una coppa di
vetro. Sulla coppa c'era scritto col Magic Marker nero Non ti angustiare!
Sii felice! Nella coppa c'erano centinaia di piccole spille gialle di Smiley.
Non si sarebbe fermata da Happy Herman's se non fosse stato per l'inse-
gna, e per la sensazione di essere invincibile sotto il suo potere. Si era di-
mostrata giusta. Laura Clayborne non poteva toccarla. - Quanto costano
quelle?
- Un quarto di dollaro l'una.
- Ne prendo una - disse Mary. - E una per il mio bambino. - Ne
appunt una sul golfino celeste che aveva comprato a Drummer nel New
Jersey, e poi appunt l'altra sul suo maglione, vicino a quelli che sembra-
vano fiocchi d'avena secchi e invece erano brandelli del cervello di E-
dward.
- Si  fatto male qualcuno? - chiese la donna quando ebbe pagato il
conto. Stava guardando con disgusto le macchie scarlatte sulla copertina
rimboccata intorno a Drummer.
- Sangue dal naso. - La risposta le venne rapida e facile. - Mi capita
sempre, d'inverno.
La donna assent, mettendo gli acquisti di Mary in un sacchetto. - A
me, si gonfiano le caviglie. Sembrano un paio di tronchi che girano per la
casa. Anche adesso le ho gonfie.
- Mi spiace - disse Mary.
- Significa che si avvicina un temporale - le disse la donna. - Quello
delle previsioni del tempo dice che laggi a ovest sta per scatenarsi l'infer-
no.
- Ci credo. Buona giornata. - Mary si mise il sacchetto sotto un brac-
cio, cullando Drummer con l'altro, e usc dal negozio diretta al furgone.
Doveva fare pip, ma non voleva perdere di vista il furgone, quindi doveva
resistere finch poteva. Pos la culla portatile di Drummer sul pavimento
dalla parte del passeggero, e poi fece un rapido inventario di quello che
Laura aveva preso. Un pacchetto di viveri e la coperta. Niente di speciale,
decise Mary mettendo le nuove provviste e la borsa a tracolla nel retro del
furgone. Tir fuori dalla borsa la Colt e la mise sotto il sedile di guida. Poi
apr la confezione di No-Doz, inghiott due compresse con un sorso di ac-
qua minerale e si mise al volante. Inser la chiave nell'avviamento e il mo-
tore si accese con un ruggito gutturale.
Poi guard verso la BMW, e Laura Clayborne in piedi, che la fissava.
Non le piaceva la faccia della donna. Non sei altro che un'impostura
ricordava che le aveva detto.
Mary infil la mano sotto il sedile, afferr la Colt e la estrasse. Arm la
pistola mentre la sollevava, e punt la canna contro il cuore di Laura con
mano ferma.
Laura vide lo splendore opaco della pistola. Inspir di scatto aria fredda,
che le fece bruciare le narici. Non c'era tempo di muoversi, e il suo corpo
s'irrigid aspettando lo sparo.
Il bambino cominci a piangere, chiedendo il biberon.
Mary scorse una macchina nel retrovisore, che si avvicinava alle pompe
dietro di lei. Non era una macchina qualsiasi; apparteneva alla polizia stra-
dale del Michigan. Abbass la Colt, rimettendo a posto il cane. Poi, senza
pi degnare Laura di uno sguardo, si allontan dalle pompe e si immise di
nuovo sulla strada che portava alla corsia dell'interstatale 94 diretta a o-
vest.
Laura stava cercando freneticamente Didi. La donna non si vedeva da
nessuna parte. "Mi ha lasciato" pens Laura. " tornata al mondo grigio di
facce e nomi falsi." Non poteva pi aspettare, Mary Terror stava partendo.
Sal in macchina, accese il motore e stava per ripartire quando una donna
grid: - Ehi! Ehi, lei! Ferma!
La cassiera era uscita e stava gridando contro di lei. Il poliziotto della
stradale, un uomo corpulento con un cappello da ranger, rivolse tutta la sua
attenzione alla BMW. - Non ha pagato la benzina! - grid la cassiera.
"Oh, merda" pens Laura. Rimise il freno a mano e allung la mano per
prendere la borsa dal sedile posteriore, dove l'aveva lasciata. Solo che la
borsa non c'era. Con la coda dell'occhio vide venire verso di lei l'agente
della stradale, e stava arrivando anche la cassiera, indignata per essersi do-
vuta avventurare fuori al freddo. L'agente aveva quasi raggiunto la mac-
china, e Laura si accorse con un sussulto che l'automatica Charter Arms
era ben visibile sul pavimento. Dov'era quella dannata borsa? Il denaro, le
carte di credito, la patente: tutto sparito.
Opera di Didi, pens.
Laura ebbe giusto il tempo di far scivolare l'automatica sotto il sedile
prima che l'agente guardasse all'interno, con gli occhi duri sotto la tesa del
cappello da ranger. - Credo che lei debba dei soldi - disse con una voce
che sembrava una pala che scavasse ghiaia. - Quanto, Annie?
- Quattordici dollari e 62 centesimi! - esclam la cassiera. - Ha cer-
cato di filarsela, Frank!
-  cos, signora?
- No! Ho... - "Cerca di liberarti a tutti i costi" pens. Mary Terror si
stava allontanando! - Ho un'amica qui, da qualche parte. Mi ha preso la
borsa.
- Non un granch come amica, allora, eh? Immagino voglia dire che
non ha nemmeno la patente.
-  nella borsa.
- Lo sospettavo. - L'agente della stradale guard il parabrezza, e Lau-
ra cap che prendeva nota della scritta Torna a casa incisa sopra. Poi guar-
d di nuovo la sua guancia contusa, e dopo alcuni secondi di riflessione
disse: - Credo che farebbe bene a scendere dalla macchina.
Non serviva a niente pregare. L'agente indietreggi di un paio di passi, e
sfior con la mano l'anca vicino alla pistola dal calcio di madreperla nella
fondina nera. "Mio Dio!" pens Laura. "Crede che potrei essere pericolo-
sa!" Laura spense il motore della BMW, apr lo sportello e scese.
- Si avvicini alla mia macchina, per favore - disse l'agente, un ordine
secco.
Ora le avrebbe chiesto il nome, immagin Laura, mentre camminava.
Lui si sofferm a dare un'occhiata alla targa, memorizzando il numero, e
poi la segu. - Georgia - disse. -  piuttosto lontana da casa, non  ve-
ro?
Laura non rispose. - Come si chiama? - domand lui.
Se avesse inventato un nome, lui lo avrebbe scoperto subito. Una chia-
mata radio per controllare la targa glielo avrebbe detto. All'inferno! Mary
le stava sfuggendo!
- Il suo nome, prego?
Non serviva a niente resistere. Disse: - Laur...
- Che succede, sorellina?
La voce blocc di colpo Laura. Guard a sinistra, verso Didi Morse che
stava l in piedi con la borsa a tracolla e un sacchetto macchiato di grasso
in mano. - Qualche problema? - chiese Didi con aria innocente.
L'agente le rivolse la sua occhiata dura. - Conosce questa donna?
- Certo.  mia sorella. Qual  il problema?
- Sta cercando di rubare 14 dollari e 62 centesimi di benzina, ecco qual
! - rispose la commessa, con le caviglie che le dolevano al freddo inten-
so e nuvolette di fiato che le uscivano di bocca.
- Oh, ecco i soldi. Sono andata laggi a comprare un po' di colazione.
- Didi accenn al reparto fast-food di Happy Herman's, con un'insegna
che reclamizzava la colazione speciale del camionista, a base di salsiccia e
gallette. Tir fuori il portafogli, cont un biglietto da dieci, quattro da uno,
due quarti di dollaro e due monete da dieci centesimi. - Pu tenere il re-
sto - disse porgendo i soldi alla cassiera.
- Senta, mi dispiace. - La donna tir fuori un sorriso nervoso. - L'ho
vista partire, e ho pensato... be', a volte succede. - Prese i contanti.
- Oh, probabilmente stava solo spostando la macchina. Sono dovuta
andare in bagno, e immagino che stesse venendo a prendermi.
- Mi scusi - disse la cassiera. - Frank, mi sento proprio una cretina.
Voi altre prendetevela comoda, ora, e fate attenzione al tempo. - Si avvi
verso la drogheria, tremando al vento gelido.
- Pronta a rimetterti in viaggio? - chiese Didi a Laura in tono vivace.
- Ho preso un po' di caff e di colazione.
Laura vide il luccichio della paura in fondo agli occhi di Didi. "Volevi
fuggire, eh?" pens Laura. - Sono pronta - rispose concisa.
- Aspettate un momento. - L'agente si piazz fra loro e la macchina.
- Signora, forse non sarebbero affari miei, ma lei ha l'aria di avere ricevu-
to un bel pestaggio da qualcuno.
Cal il silenzio. Poi Didi lo riemp. -  vero. Da suo marito, se vuole
saperlo.
- Suo marito! Ha fatto questo!
- Mia sorella e suo marito erano venuti a trovarmi dalla Georgia. Ieri
sera lui ha perso le staffe e l'ha picchiata, e siamo in viaggio verso la casa
di nostra madre, nell'Illinois. Il bastardo ha usato il martello sulla sua auto
nuova, ha sfondato il finestrino e ha inciso anche il parabrezza.
- Cristo. - La durezza era svanita dagli occhi dell'agente. - Certi
uomini possono essere davvero stronzi, mi perdoni il linguaggio. Forse
dovrebbe farsi vedere da un medico.
- Nostro padre  medico. A Joliet.
Se non fosse stata tanto nervosa, Laura avrebbe potuto sorridere. Didi
era brava in quel gioco; aveva fatto molta pratica.
- Le spiace se andiamo, ora? - chiese Didi.
L'agente della stradale si gratt la mascella e fiss l'oscurit a ovest. Poi
disse: - Non tutti gli uomini sono figli di puttana. Lasciate che vi dia una
mano. - Si diresse verso la sua auto, apr il bagagliaio e tir fuori un telo
impermeabile di plastica azzurra. - Vada dentro a prendere del nastro iso-
lante - disse a Didi, indicando la drogheria. - Sar sul fondo, nel reparto
casalinghi. Dica ad Annie di metterlo sul conto di Frank.
Didi consegn a Laura il sacchetto con la colazione e si allontan in fret-
ta. Laura stava lottando per trattenere un grido: a ogni secondo che passa-
va, Mary si allontanava. Frank estrasse un temperino e cominci a tagliare
un riquadro abbastanza grande di plastica azzurra. Quando Didi torn con
il nastro isolante argenteo, Frank osserv: - La strada  lunga, da qui a
Joliet. Le signore devono stare al caldo - e apr lo sportello della BMW,
fece scivolare il sedile di guida sotto il quale si trovava l'automatica e fiss
la plastica alla cornice del finestrino col nastro adesivo. Fece un lavoro ac-
curato, aggiungendo una striscia dopo l'altra di nastro argenteo con un di-
segno a ragnatela che fiss saldamente la plastica. Laura bevve il caff ne-
ro, e cammin su e gi nervosamente, mentre Frank finiva il lavoro e Didi
lo guardava con interesse. Poi Frank usc dalla macchina, col nastro isolan-
te ridotto quasi alla met. - Ecco fatto - disse. - Spero che tutto si ri-
solva bene per voi.
- Lo speriamo anche noi - rispose Didi. Sal in macchina, e Laura non
era mai stata cos contenta in vita sua di mettersi al volante.
- Guidate con prudenza! - raccomand Frank. Le salut con la mano
quando la BMW rappezzata si allontan, e rimase a guardare mentre acce-
lerava e s'immetteva sull'interstatale 94 in direzione ovest. Buffo, pens.
La signora della Georgia aveva detto che "un'amica" aveva la sua borsa.
Perch non aveva detto "sorella"? Be', le sorelle potevano essere amiche,
no? Comunque... gli dava da pensare. Valeva la pena di chiamare per otte-
nere un'identificazione della vettura o no? Avrebbe dovuto controllare la
patente, decise. Aveva sempre avuto la tendenza a bere le storie di disgra-
zie. Bene, andassero pure. Lui aveva il dovere di cercare automobilisti che
superavano i limiti di velocit, non di tormentare mogli malmenate dai ma-
riti. Volse le spalle all'ovest, e and a prendersi una tazza di caff.
- Quindici minuti di vantaggio - disse Laura mentre la lancetta del ta-
chimetro saliva oltre i 110. - Ecco quanto ha accumulato.
- Tredici minuti - la corresse Didi, e cominci ad addentare una sal-
siccia con galletta.
La BMW raggiunse i 130 all'ora. Laura sorpassava perfino gli autocarri
mastodontici. Il vento faceva sbatacchiare un po' la plastica, ma Frank a-
veva fatto un buon lavoro e il nastro isolante reggeva. - Meglio rallentare
un po' - sugger Didi. - Farsi fermare per eccesso di velocit non ti aiu-
ter.
Laura mantenne la velocit costante, oltre i 130. L'auto vibrava, con l'ae-
rodinamica guastata dallo sportello del passeggero incavato. Lo sguardo di
Laura cercava nella luce fioca un furgone verde oliva. - Come mai non
mi hai piantata in asso?
- L'ho fatto.
- Sei tornata. Perch?
- L'ho visto che ti tartassava. Avevo la tua borsa. Sapevo che per te sa-
rebbe finita.
- E allora? Perch non hai lasciato che mi arrestasse, per andartene?
Didi mastic la salsiccia dura. La mand gi con un sorso di caff bol-
lente. - Dove sarei potuta andare? - replic piano.
La domanda rimase sospesa nell'aria. Non c'era risposta.
La BMW prosegu veloce, verso l'ovest grigio acciaio, mentre il sole
sorgeva a est come un angelo ardente.
2
La terribile verit
Laura dovette ridurre la velocit a 105 chilometri quando vide un'altra
macchina della polizia stradale diretta a est. Dopo quasi mezz'ora, non si
vedeva ancora traccia del furgone di Mary Terror. - Ha cambiato strada
- disse Laura. Sentiva la disperazione salire nella propria voce. - Ha
imboccato una delle uscite.
- Forse. E forse no.
- Non lo faresti, tu? - chiese Laura.
Didi ci riflett. - Io uscirei e mi troverei un posto per aspettare un po',
finch tu non mi avessi superato - rispose. - Poi potrei tornare sull'auto-
strada quando mi pare.
- Pensi che sia quello che ha fatto?
Didi guard avanti. Il traffico era aumentato, ma non si vedeva nemme-
no l'ombra di un furgone verde oliva con i fanalini rotti. Avevano superato
da alcuni chilometri le uscite per Kalamazoo. Se Mary Terror avesse im-
boccato una di quelle, non l'avrebbero ritrovata mai pi. - S, penso di s
- rispose Didi.
- Dannazione! - Laura batt il pugno sul volante. - Lo sapevo che
l'avremmo perduta se non la tenevamo d'occhio! E ora che diavolo faccia-
mo?
- Non lo so. Sei tu che guidi.
Laura prosegu. Davanti a loro c'era una lunga curva. Forse dalla parte
opposta avrebbero avvistato il furgone. La velocit stava di nuovo aumen-
tando, e lei s'impose di rallentare. - Non ti ho detto grazie, vero?
- Di cosa?
- Lo sai di cosa. Di essere tornata con la mia borsa.
- No, non mi pare che tu lo abbia fatto. - Didi si torment una delle
unghie corte e squadrate, sulle dita tozze come arnesi.
- Te lo dico ora. Grazie. - Lanci una rapida occhiata a Didi e poi ri-
port l'attenzione sull'autostrada. Alle loro spalle, il sole splendeva di una
luce arancione fra le crepe di nuvole aggrovigliate di colore livido, e in al-
to il cielo era una maschera scura. - E grazie di avermi aiutato anche in
questo. Non eri tenuta a chiamarmi, quando Mary stava arrivando.
- Per poco non l'ho fatto. - Si guard le mani. Non erano mai state
graziose, come le mani di Laura. Non erano mai state morbide, non erano
mai state inoperose. - Forse mi sono stancata di essere fedele a una causa
morta. Forse non c' mai stata una causa a cui essere fedele. Lo Storm
Front. - Grugn, con una nota di sarcasmo. - Eravamo bambini armati,
che fumavamo erba e ci esaltavamo e pensavamo di poter cambiare il
mondo. No, neanche quello, in realt. Forse ci piaceva soltanto il potere di
piazzare bombe e tirare il grilletto. Dannazione. - Scosse la testa, con gli
occhi velati dai ricordi. - Era un mondo pazzo, a quei tempi.
-  ancora pazzo - disse Laura.
- No, ora  folle. C' una differenza. Ma noi abbiamo contribuito a far-
lo diventare tale. Siamo cresciuti fino a diventare le persone che dicevamo
di odiare. Parlo della nostra generazione - disse Didi con voce bassa e
cantilenante.
Superarono la curva. Nessun furgone in vista. Forse lo avrebbero visto
sul seguente tratto di strada. - E ora che farai? - chiese Laura. - Non
puoi tornare ad Ann Arbor.
- No. Accidenti, avevo anche una buona sistemazione. Una bella casa,
un grande laboratorio, me la passavo bene. Ascolta, non farmi cominciare
o potrei maledirti per questo. - Controll l'orologio da polso, un vecchio
Timex. Erano le sette appena passate. - Qualcuno trover Edward. Spero
che non sia il signor Brewer. Ha sempre desiderato che mi accasassi con
suo nipote. - Sospir pesantemente. - Edward. Il passato lo ha raggiun-
to, non  vero? E ha raggiunto anche me. Sai, hai avuto un gran fegato a
tampinarmi come hai fatto. Non riesco a credere che tu abbia convinto
Mark ad aiutarti. Mark  una roccia. - Didi accost la mano al pezzo di
plastica impermeabile e la sent vibrare. Il riscaldamento manteneva con-
fortevole l'interno della macchina, ora che il vento era tagliato fuori. -
Grazie per non aver portato Mark a casa mia - disse. - Quello non era
posto per lui.
- Non volevo che restasse ferito.
Didi volt la testa per fissare Laura. - Hai le palle, non  vero? Entrare
l con Mary come hai fatto. Giuro su Dio, pensavo che fossimo spacciate
tutt'e due.
- Non pensavo ad altro che a riavere mio figlio.  l'unica cosa che
m'interessa.
- Che succeder se non riuscirai a riaverlo? Faresti un altro bambino?
Laura non rispose subito. Le gomme della macchina cantavano sull'a-
sfalto, e un camion carico di legname si spost sulla sua corsia. - Fra mio
marito... e me  finita. Questo lo so di sicuro. Non so se vorrei continuare a
vivere ad Atlanta. Ci sono tante cose che non so. Immagino che affronter
i problemi quando...
- Rallenta - la interruppe Didi, chinandosi in avanti sul sedile. Stava
guardando qualcosa pi avanti, rimasto scoperto quando il camion di le-
gname aveva cambiato corsia. - Ecco! Vedi?
Non c'era nessun furgone. Laura disse: - Vedere cosa?
- La macchina laggi. La Buick.
Allora Laura la vide. Una Buick blu scuro, con la fiancata destra graffia-
ta fino alla lamiera e il paraurti posteriore rientrato. L'auto di Earl Van Di-
ver.
- Rallenta - ammon Didi. - Non lasciare che ci veda. Il bastardo
potrebbe tentare di mandarci fuori strada.
- Lui cerca Mary. Non vuole noi. - Ci nonostante, Laura rallent e
rimase indietro di un centinaio di metri rispetto alla Buick, spostata sulla
destra.
- Non mi fido di nessuno che spara un proiettile tanto vicino da farme-
lo sentire. Un agente dell'FBI, eh? Non si  curato di colpire anche David.
E quella era la terribile verit, pens Laura. Earl Van Diver dava la cac-
cia a Mary, non per arrestarla per i suoi crimini, ma per giustiziarla. Se a-
vesse ucciso o meno David, non faceva nessuna differenza per lui. I suoi
proiettili erano destinati a Mary, ma finch Mary aveva David, uno di quei
proiettili poteva squarciare anche il bambino con la stessa facilit. Laura si
tenne indietro rispetto alla Buick, e dopo un paio di chilometri la vide diri-
gere verso una rampa di uscita a destra.
- Si toglie di mezzo - disse Didi. - Tanto meglio.
Laura si avvicin con la BMW, seguendo Van Diver verso la rampa. -
Che diavolo stai facendo? - chiese Didi. - Non vorrai uscire, vero?
-  proprio quello che sto facendo.
- Perch? Potremmo ancora raggiungere Mary.
- E possiamo ancora farlo - replic Laura. - Ma non voglio che quel
bastardo la raggiunga prima. Se si ferma a una stazione di servizio, gli
prenderemo le chiavi.
- Gi, benone! Tu gli prenderai le chiavi! Dannazione, stai cercando di
farti sparare!
- Vedremo - disse Laura, e imbocc la rampa nella scia dell'auto di
Van Diver.
A bordo della Buick, Earl Van Diver osservava il monitor sotto il cru-
scotto. Una piccola spia rossa stava lampeggiando, indicando un rileva-
mento magnetico. Il display a cristalli liquidi indicava SSW 208 3,7: dire-
zione dell'ago della bussola, rilevamento, distanza in chilometri fra l'unit
principale e il segnalatore. Mentre abbandonava la curva della rampa, vide
il display cambiare in SW 196 3,5. Segu la strada che puntava a sud dal-
l'interstatale 94, oltrepassando un cartello che indicava LAWTON, 5 KM.
- Non si ferma a fare benzina - disse Didi. Van Diver aveva superato
un distributore Shell da una parte della strada e uno della Exxon dall'altra.
- Sta prendendo la strada panoramica.
- Perch  uscito dall'autostrada, allora? Se  cos fissato all'idea di
raggiungere Mary, perch  uscito? - Lo seguiva lasciando fra loro una
macchina e un camion di traslochi. Avevano percorso poco pi di tre chi-
lometri, quando Laura vide sulla sinistra un edificio azzurro con uno sgar-
giante tetto arancione. CASA INTERNAZIONALE DELLA FRITTELLA
annunciava l'insegna. I fanalini degli stop della Buick si accesero, l'indi-
catore direzionale cominci a lampeggiare, e Van Diver entr nel parcheg-
gio del locale.
Il ghigno crudele di Van Diver fremette. Il furgone verde oliva, con il la-
to sinistro ammaccato e graffiato, era fermo nel parcheggio fra una Olds
ridotta a un rottame e un camion della Michigan Power. Van Diver sterz
con la Buick in un posto vicino all'edificio, da dove poteva sorvegliare l'u-
scita. Spense il motore e stacc il monitor, che indicava NNE 017 0,01.
Abbastanza vicino, pens.
Van Diver s'infil i guanti neri sulle lunghe dita da ragno. Poi fece sci-
volare da sotto il sedile l'automatica Browning, tolse la sicura e la tenne
contro la coscia destra. Attese con gli occhi scuri fissi sulla porta del loca-
le. Si apr dopo pochi secondi, e uscirono due uomini in parka e berretto
blu, con il fiato che si condensava nell'aria del mattino. Si diressero verso
il camion della Michigan Power. "Avanti, avanti!" pens. Aveva creduto di
poter essere paziente, dopo tanti anni. Invece la sua pazienza si era esauri-
ta, ed era per quello che aveva fatto troppo in fretta a sparare il primo col-
po, che aveva centrato Edward Fordyce invece che il cranio di Mary Ter-
ror.
Il cuoio capelluto gli formicolava sulla nuca. Van Diver sent un movi-
mento alle sue spalle, sulla sinistra. Gir di scatto la testa in quella dire-
zione, alzando la mano armata della Browning mentre il cuore gli batteva
come un maglio.
Si trov davanti la bocca di una pistola premuta contro il vetro del fine-
strino, e dietro c'era la donna che aveva visto per la prima volta nel notizia-
rio televisivo trasmesso da Atlanta e che in seguito aveva incontrato nella
cucina di Bedelia Morse.
Lei non era un'assassina. Era una cronista mondana del Constitution di
Atlanta, ed era sposata a un agente di cambio. Fino al rapimento del suo
bambino, non aveva mai sperimentato l'agonia di un dolore che ti spezza il
cuore. Non aveva mai sofferto. Tutte quelle cose Earl Van Diver le sapeva,
e le soppes mentre si preparava a sollevare la pistola e spararle attraverso
il finestrino. Il suo colpo sarebbe stato pi rapido e pi letale, perch lei
non aveva il coraggio di uccidere un uomo a sangue freddo.
Ma non lo fece. Non lo fece a causa di ci che lesse nel viso contuso di
Laura Clayborne. Non disperazione, non supplica, non debolezza. Vide di-
sperazione e rabbia, emozioni che conosceva fin troppo bene. Lui poteva
sparare il primo colpo, ma lei avrebbe certamente messo a segno il secon-
do. All'improvviso Bedelia Morse si protese oltre Laura e apr lo sportello
prima che Van Diver potesse mettere la sicura. - Metta gi la pistola -
disse Laura. Aveva la voce tesa e affaticata. Sarebbe stata capace di spa-
rargli se necessario? Non lo sapeva, e sperava in Dio di non doverlo sco-
prire. Van Diver si limit a restare l seduto, rivolgendole il suo ghigno fis-
so, gli occhi scuri e attenti come quelli di un serpente a sonagli. - La met-
ta gi! - ripet Laura. - Sul fondo della macchina.
- Prima estragga il caricatore - aggiunse Didi.
- S. Come ha detto lei.
Van Diver guard l'automatica nella mano di Laura. La vide tremare
leggermente, col dito sul grilletto. Quando Van Diver si mosse, le due
donne trasalirono. Lui fece cadere il caricatore dalla Browning, lo tenne
nel palmo e pos la pistola sul fondo dell'auto. - Prenda le chiavi e scen-
da dalla macchina - ordin Didi, e lui obbed.
Laura lanci un'occhiata al furgone di Mary Terror e poi di nuovo a Van
Diver. - Come ha fatto a sapere che era qui?
Van Diver rimase muto, limitandosi a fissarla con i suoi occhi insonda-
bili. Si era tolto il berretto di lana, e mostrava la testa calva, fatta eccezione
per alcune lunghe ciocche di capelli grigi schiacciate contro la pelle, una
frangia di capelli castani e bianchi tutt'intorno alla testa. Era magro e ner-
voso, alto all'incirca un metro e settanta, nient'affatto imponente. Ma Laura
conosceva la sua forza per dolorosa esperienza personale. Earl Van Diver
era un fascio di muscoli e ossa alimentati dall'odio.
- A che serve l'antenna? - chiese Didi. Aveva gi controllato l'interno
della Buick. - Non c' il telefono in macchina.
Nessuna risposta. - Il bastardo non pu parlare senza la spina nella go-
la - cap Didi. - Dov' la spina, faccia di merda? Puoi indicare col dito,
no? - Nessuna reazione. Didi disse: - Dammi la pistola - e la tolse di
mano a Laura. Avanz e ficc la pistola fra i testicoli di Karl Van Diver,
guardandolo negli occhi gelidi. - Sei venuto ad Ann Arbor per trovare
me, non  vero? Che cosa facevi? La posta alla mia casa? - Spinse un po'
pi forte la canna della pistola. - Come mi hai trovato? - Il viso di Van
Diver era una maschera immobile, ma una vena ritorta sulla tempia sinistra
batteva forte e veloce. Didi vide una discarica di rifiuti verso il retro del
locale, dove un tratto boscoso scendeva in pendio verso un canale di scolo.
- Non gli caveremo nulla. Non  altro che un... - accost il viso al suo
- ...vecchio porco fottuto. - Il porco fece schizzare goccioline di saliva
sulle guance di Van Diver, e le sue palpebre batterono. - Camminiamo.
- Lo spinse verso il mucchio di rifiuti, spostando la pistola per pungolarlo
alla schiena.
- Che cosa hai intenzione di fare? - chiese Laura innervosita.
- Tu non vuoi che segua Mary, giusto? Lo porteremo nel bosco e gli
spareremo. Un proiettile in un ginocchio dovrebbe risolvere il problema.
Non arriver troppo lontano strisciando.
- No! Non voglio!
- Lo voglio io - ribatt Didi, spingendo avanti Van Diver. - Questo
figlio di puttana ha ucciso Edward. Ha quasi ucciso noi e anche il bambi-
no. Muoviti, bastardo!
- No, Didi! Non possiamo farlo!
- Non dovrai farlo tu. Sto ripagando il debito di Edward, ecco tutto. Ho
detto muoviti, porco fottuto! - Lo pungol con forza alle reni con la can-
na della pistola, e lui grugn e avanz barcollando di alcuni passi.
Earl Van Diver alz le mani. Poi indic la propria gola e mosse l'indice
verso il bagagliaio della Buick.
- Ora vuole parlare - disse Didi. Sotto i vestiti, era coperta di sudore
freddo. Gli avrebbe sparato, se necessario, ma l'idea della violenza le face-
va contrarre lo stomaco. - Aprilo - gli ordin. - Molto lentamente. -
Gli tenne la pistola puntata alla schiena mentre lui apriva il bagagliaio
chiuso a chiave. Laura e Didi videro il microfono direzionale, il registrato-
re e il fucile di precisione. Van Diver apr un piccolo astuccio di plastica
grigia e tir fuori un cordone elettrico con una spina a una estremit, e un
altoparlante in miniatura all'altra. Inser gli spinotti nella presa alla gola,
con l'abilit che deriva dalla pratica, poi fece scattare un interruttore sul re-
tro dell'altoparlante e regol il comando del volume. Sollev l'altoparlante
di fronte al viso di Didi.
La sua bocca si mosse, mentre le vene sulla gola si gonfiavano. - L'ul-
tima persona che mi ha chiamato porco - gracchi la voce metallica - 
precipitata da una rampa di scale e si  spezzata il collo. Tu lo conoscevi
con uno dei suoi nomi: Raymond Fletcher.
Il nome la lasci stordita per alcuni secondi. Il dottor Raymond Fletcher
le aveva fatto l'operazione di plastica al viso.
- Cammina verso la macchina. - Didi chiuse con un colpo secco il
bagagliaio della Buick e spinse Van Diver verso la BMW. Quando Van
Diver fu seduto sul sedile posteriore vicino a Didi, con la pistola puntata su
di lui, e Laura al volante, Didi riprese: - Okay, voglio sapere. Come mi
hai trovata?
Van Diver osservava la porta della tavola calda, ma la sua voce filtrava
dal microfono che teneva in mano. - Un poliziotto mio amico lavorava
sotto copertura su Fletcher a Miami, tentando di sorprenderlo mentre ope-
rava persone che volevano sparire. Fletcher si faceva chiamare Raymond
Barnes, e lavorava su molti mafiosi e imputati di reati federali. Il mio ami-
co era un patito dei computer. Riusc a penetrare nei files del computer di
Barnes e a esaminarli. Erano tutti in codice, e ci vollero quasi cinque mesi
per decifrarli. Barnes teneva una registrazione di tutti i casi trattati, fin da
quando aveva cominciato nel '70. Salt fuori il tuo nome, e il lavoro che ti
eri fatta fare a St. Louis. Fu allora che entrai in scena io. In modo non uffi-
ciale. - I suoi occhi neri si appuntarono su Didi. - Quando arrivai a
Miami, il mio amico fu ritrovato che galleggiava nella baia di Biscayne,
con la faccia bruciata dalla fiamma ossidrica. Cos andai a trovare il buon
dottore, e ci trasferimmo nel suo ufficio per fare una bella chiacchierata.
- Lui non sapeva dov'ero! - esclam Didi. - Mi ero trasferita tre vol-
te dopo aver cambiato faccia.
- Eri arrivata da Barnes con una lettera di raccomandazione di un ex
Weatherman di nome Stewart McGalvin. Stewart viveva a Philadelphia.
Teneva corsi di ceramica.  sorprendente quello che possono fare gli stru-
menti chirurgici, non  vero?
Didi deglut a fatica. - Che cosa  successo a Stewart?
- Oh - rispose la voce dall'altoparlante - si  annegato nella vasca da
bagno. Era il tipo che non apre bocca. Sua moglie... be', dev'essersi sparata
alla testa quando lo ha trovato.
- Figlio di puttana! - url Didi, e premette la canna della pistola con-
tro la presa sulla gola.
- Attenta - ammon la voce dell'altoparlante. - In quel punto sono
sensibile.
- Hai ucciso i miei amici! Dovrei farti saltare la testa!
- Non lo farai - disse con calma Van Diver. - Forse potresti azzop-
parmi, ma non hai pi la stoffa per uccidere, Bedelia. Come ti sei espressa?
Non avevo bisogno di una cella del carcere. Ne porto una sempre con
me. Mi sono introdotto in casa tua per installare un microfono miniaturiz-
zato. Tenevo sotto controllo la tua casa da quasi quattro anni, Bedelia. Mi
sono perfino trasferito dal New Jersey per starti vicino.
- Come mi hai trovato, se Stewart non ti ha detto niente?
- Sua moglie si ricordava di te. Le avevi mandato un servizio di piatti.
Bel lavoro. Ti aveva spedito un assegno per sei tazze intonate al servizio.
Aveva l'assegno annullato, intestato a Diane Daniells. Dietro c'era il tim-
bro della First Bank di Ann Arbor, con la tua firma. La prima volta che ti
ho visto, Bedelia, avevo voglia di cantare. Capisci come si pu amare una
persona e odiarla nello stesso tempo?
- No.
- Io s. Vedi, tu sei sempre stata un piolo della scala. Nient'altro. Tu eri
una speranza, per quanto esile, di trovare Mary Terror. Ti osservavo anda-
re e venire, controllavo la tua cassetta della posta, mi accampavo nei bo-
schi vicino alla tua casa. E quando sei partita, ho capito che stava per suc-
cedere qualcosa di importante. Prima di allora non avevi mai lasciato Ann
Arbor. Mary era sui giornali. Sapevo. Sapevo. - La voce che usciva dal-
l'altoparlante era terribile, e lacrime lucenti brillavano negli occhi di Earl
Van Diver. -  a questo che si riduce la mia vita, Bedelia - disse. -
Giustiziare Mary Terror.
Laura era stata ad ascoltare con orrore affascinato, e in quel momento
vide l'oggetto delle attenzioni di Van Diver uscire dalla tavola calda con la
culla portatile di David fra le braccia.
- Mary - sussurr la voce di Van Diver. Una lacrima gli scivol sulla
guancia, scorrendo oltre il tessuto cicatriziale grinzoso della bocca. - Ec-
coti.
Mary aveva appena finito una colazione a base di frittelle, uova, patate
fritte e due tazze di caff nero. Aveva dato la poppata a Drummer e lo ave-
va cambiato nella toilette. Drummer era pago, in quel momento, e succhia-
va il ciucciotto, un fagottino di calore. - Bravo bambino - disse Mary.
- Sei un bravo bambino, non  v... - E poi alz la testa e vide la BMW
ferma l nel parcheggio, non lontano dal furgone, e si sent le gambe para-
lizzate. Vide Laura Clayborne al volante, Didi seduta dietro insieme a un
uomo che non riconobbe. - Maledizione! - ringhi. Come diavolo l'ave-
vano trovata? Tenne Drummer con una mano, mentre con l'altra s'insinua-
va nella borsa e sfiorava la Colt, l'automatica Compact Magnum ancora
pi gi fra gli oggetti del bambino. "Fora le gomme!" pens, infuriata.
"Spara in faccia a quella puttana, e uccidi anche Didi!" Fece un paio di
passi verso la BMW, ma poi si ferm. Il rumore degli spari avrebbe fatto
uscire altre persone dalla tavola calda. Qualcuno avrebbe preso la sua tar-
ga. No, non poteva aprire il fuoco l. Sarebbe stato stupido, ora che final-
mente sapeva dove Lord Jack la stava aspettando. Con un sorrisetto, si av-
vicin alla BMW e Laura Clayborne scese dalla macchina.
Si fermarono a circa sei metri l'una dall'altra, come due bestie diffidenti,
mentre il vento turbinava intorno a loro e le intirizziva fino alle ossa. Lo
sguardo di Laura trov un bottone di Smiley sul maglione di Mary, appun-
tato sul cuore.
Mary estrasse la Colt e la pos contro il fianco di Drummer, poich ve-
deva che Didi impugnava una pistola. - Devi avere un buon radar - dis-
se a Laura.
- Ti seguir per tutta la strada fino in California, se dovr farlo.
- Dovrai farlo. - Guard la scritta Torna a casa graffita sul parabrez-
za. - Qualcuno ti ha dato un buon consiglio. Dovresti tornare a casa, pri-
ma di farti male.
Laura vide gli occhi iniettati di sangue della donna, il viso segnato e
stanco. - Non puoi continuare a guidare senza dormire. Prima o poi ti ad-
dormenterai al volante.
Mary aveva progettato di trovare un motel in cui gettarsi sul letto appena
raggiunto l'Illinois. Il No-Doz e il caff l'avevano caricata, ma sapeva che
fra qualche ora avrebbe avuto bisogno di riposo. - Ho gi passato due
giorni filati senza dormire, quando...
- Quando eri giovane? - la interruppe Laura. - Non puoi fare tutta
una tirata fino in California.
- Nemmeno tu puoi seguirmi per tutta la strada.
- Io ho un secondo pilota.
- Io ho un bel bambino piccolo. - Il sorriso di Mary s'indur. - Fare-
sti meglio a pregare che non finisca fuori strada.
Laura si avvicin di un altro passo. Mary socchiuse gli occhi, ma non ar-
retr. - Stammi bene a sentire - disse Laura, con la voce arrochita dall'i-
ra. - Se fai del male al mio bambino, ti uccider. Fosse l'ultima cosa che
far su questa terra, ti uccider.
Non c'era niente da guadagnare a restare ferma in quel parcheggio a per-
dere tempo, pens Mary. Doveva tornare sull'interstatale e riprendere il
viaggio verso ovest. Pi tardi avrebbe escogitato un modo per seminare gli
inseguitori. Cominci a ritirarsi verso il furgone, con la Colt sempre ap-
poggiata sul fianco di Drummer e le gote del bambino arrossate dal freddo
pungente.
- Mary?
Era la voce di un uomo. L'uomo sul sedile posteriore della macchina di
Laura. Ma aveva un suono strano e metallico: la voce di un robot dalla go-
la d'acciaio.
Lei vide l'uomo che la fissava, con il viso irrigidito in un pallido ghigno
sfregiato e gli occhi del colore della mezzanotte. - Mary? - ripet la vo-
ce da robot. - Tu mi hai fatto soffrire.
Mary interruppe la ritirata.
- Mi hai fatto soffrire. Ricordi, Mary? Quella notte a Linden?
La voce, quasi disincarnata, e resa priva di direzione dal turbinio e dal
sibilo del vento, fece rizzare i capelli sulla nuca di Mary Terror.
- Ho ucciso Edward - disse la voce. - Miravo a te. Dopo tanti anni,
mi ero eccitato. Ma ti prender, Mary. - Il volume s'innalz all'improvvi-
so in un grido senz'anima: - TI PRENDER, MARY!
Lei arretr in fretta verso il furgone, mentre Laura si metteva al volante
della BMW. Mary depose Drummer sul fondo e accese il motore. Il moto-
re della BMW si accese rombando un attimo dopo. Poi Mary usc a marcia
indietro dal parcheggio, con il caff nero che le sciacquava nello stomaco,
e punt il furgone in direzione dell'interstatale 94 ovest. Laura disse a Di-
di: - Prendigli le chiavi e buttalo fuori.
Didi strapp le chiavi della Buick dal pugno di Van Diver, tenendogli
l'automatica conficcata nel fianco. - Senza di me non la prenderete mai
- disse Van Diver. - Vi uccider tutt'e due entro oggi.
- Buttalo fuori!
- Se mi buttate fuori - disse lui - la prima cosa che far sar chiama-
re la polizia stradale del Michigan. Poi l'FBI. Disporranno un posto di
blocco per fermarla prima che superi il confine dell'Illinois. Pensate che
Mary rinuncer al bambino senza combattere?
Laura allung la mano all'indietro, afferr il cordone e strapp la spina
dell'altoparlante dalla gola di Van Diver. - Fuori! - gli grid.
- Pu sempre scrivere - not Didi. - Dovremmo spezzare le dita al
bastardo.
Non c'era tempo per discutere oltre. Laura tolse il freno a mano e part
all'inseguimento di Mary Terror. Van Diver emise un rumore ansimante,
ma il suo tentativo di parlare a Laura del rilevatore magnetico e dell'appa-
recchio ricevente sulla sua auto fu troncato sul nascere. Laura acceler con
violenza, lasciandosi alle spalle la tavola calda e rincorrendo il furgone.
Didi teneva la pistola premuta contro il fianco di Van Diver. A lui stava
bene. Prima o poi, avrebbe dovuto rilassarsi. Tutt'e due le donne avevano
gole bianche e morbide, e lui aveva le mani e i denti.
Niente e nessuno gli avrebbe impedito di uccidere Mary Terror. Se do-
veva eliminare quelle donne per impadronirsi della macchina, lo avrebbe
fatto. Ormai non aveva altro codice che la vendetta, e chiunque si trovasse
sulla sua linea di fuoco sarebbe stato incenerito.
Laura vide il furgone davanti a s, mentre rallentava per inserirsi sull'in-
terstatale 94 ovest. Lo segu, e un attimo dopo sterz sulla corsia alle spal-
le di Mary e lasci che la velocit aumentasse, fino a superare i cento chi-
lometri. La macchina e il furgone erano divisi da una cinquantina di metri
sull'autostrada affollata dal traffico mattuttino. A bordo del furgone, Mary
guardava nel retrovisore il paraurti anteriore ammaccato della BMW. Il ri-
cordo di quella voce metallica l'agghiacciava ancora. Tu mi hai fatto sof-
frire aveva detto. Quella notte a Linden.
Ricordi, Mary?
Certo che ricordava. Un proiettile che lacerava la guancia di un porco, e
un secondo proiettile che gli dilaniava la gola.
Soffri.
Questo era davvero troppo, pens. Stranezza morbosa. Ricordava di aver
letto del porco nell'album fotografico di Didi, ma non riusciva a ricordare
il suo nome. Non importava, comunque. Era pazzo come Laura, se pensa-
va di poterla fermare. Si stava trasferendo in California con Drummer, e
nessuno di quelli che si mettevano sulla sua strada sarebbe rimasto vivo.
Avrebbe controllato la velocit e avrebbe fatto la brava bambina per i por-
cellini della stradale, e avrebbe escogitato un modo per sistemare una volta
per tutte Laura Testa-di-coccio, la Beata Bedelia e il sofferente.
Prosegu, sfrecciando sull'autostrada grigia verso la terra promessa, in-
seguita ostinatamente dalla BMW.
3
Bravi ragazzi
A sud dell'abitato di Chicago, l'interstatale 94 diventava l'interstatale 80,
ma l'autostrada continuava a tagliare le pianure dell'Illinois. Mary dovette
fermarsi in un'altra stazione di servizio vicino a Joliet, e Laura, che aveva
percorso gli ultimi dieci chilometri con la spia del carburante accesa, si
ferm dietro di lei a fare il pieno mentre Didi teneva la pistola puntata su
Earl Van Diver. - Devo andare in bagno - disse Van Diver attraverso
l'altoparlante, e Didi rispose: - Sicuro, fa' pure - e gli porse uno dei bic-
chieri di carta.
Laura si spost sul sedile posteriore con Van Diver mentre Didi andava
alla toilette, e poi Didi si mise al volante. In meno di quindici minuti l'auto
e il furgone erano di nuovo sull'autostrada, entrambi a una media costante
di 105 chilometri e a distanza di una cinquantina di metri. Van Diver chiu-
se gli occhi e si addorment, con un suono sommesso e lamentoso che gli
usciva di bocca ogni tanto, e Laura ebbe modo di rilassarsi, sia pure soltan-
to con il corpo e non con la mente. I chilometri si snodavano e le uscite sfi-
lavano via, e Didi sentiva l'auto vibrare quando i venti la colpivano con
violente raffiche trasversali.
Alle due del pomeriggio, a circa trenta chilometri da Moline, Illinois, il
cielo era del colore del cotone umido, e schegge vaganti di luce giallastra
saettavano da squarci fra le nuvole. Mary Terror, col sistema nervoso sol-
lecitato dalla caffeina, sentiva ugualmente la stanchezza che cominciava a
sopraffarla. Anche Drummer era stanco e affamato, e non faceva che pian-
gere con un lamento sottile e acuto che lei non riusciva a placare. Valut la
posizione della BMW alle sue spalle, e vide avvicinarsi l'uscita di Genese-
o. Era tempo di fare la sua mossa, decise. Rimase nella corsia di sinistra,
senza dare segno di tenere d'occhio l'uscita. Quando fu quasi troppo tardi
per svoltare, schiacci il pedale del frenasterzo tagliando due corsie davan-
ti a un camion del pane di Millbrook, il cui autista suon il clacson e sfog-
gi il suo repertorio di invettive, e poi imbocc a tutta velocit la rampa di
uscita mentre la BMW, colta di sorpresa, la superava.
Didi grid: - Oh, merda! - e fren. Laura, riscossa da un sonno agita-
to in cui tiratori scelti, appostati sui tetti, prendevano la mira contro Mary
Terror e David su un balcone, vide Didi lottare col volante. Il furgone non
pi davanti a loro, e cap in un lampo che cosa fosse successo. Van Diver
apr gli occhi, i sensi vigili come quelli di un predatore, guard indietro e
vide il furgone svoltare a destra dalla rampa di uscita. - CI SFUGGE! -
rugg la voce metallica, con l'altoparlante al massimo del volume.
- No! - Didi lott per tagliare con l'auto le corsie, mentre le gomme
stridevano e le altre macchine suonavano il clacson e cercavano di schivar-
la. Didi port la BMW sulla corsia d'emergenza, ingran la retromarcia e
cominci a tornare indietro verso l'uscita di Geneseo. Un attimo ancora, e
imboccava la rampa a tutta velocit e all'incrocio svoltava a destra con una
sterzata secca che proiett Van Diver contro Laura e schiacci Laura sul
pavimento dell'auto. Poi si ritrov a correre a nord, lungo una strada di
contea che tagliava campi piatti e bruniti dall'inverno, con qualche grappo-
lo di case rustiche ai lati e una fattoria in lontananza, con i comignoli che
sputavano fumo grigio all'orizzonte. Didi sorpass una Subaru, gettandola
quasi fuori strada, e avvist il furgone circa ottocento metri pi avanti.
Continu a dare gas al motore, riducendo rapidamente la distanza.
Mary vide avvicinarsi la BMW. Il furgone non aveva abbastanza poten-
za, non c'era modo di battere l'auto in velocit, e non c'era nessun posto in
cui nascondersi, su quella strada diritta e pianeggiante. Drummer piangeva
senza posa, e l'ira divamp in Mary come scintille sprigionate da un fal.
- ZITTO! ZITTO! - grid al bambino, ma lui non voleva saperne di ta-
cere. Lei vide un cartello a sinistra: Segheria Fratelli Wentzel. Una freccia
rossa puntava verso una strada pi stretta, e la segheria era circondata da
campi marroni. - Okay, fatevi sotto! - grid Mary, e abbordando la cur-
va prese la Colt dalla borsa a tracolla e la pos sul sedile del passeggero.
Super un cancello di ferro aperto con un cartello che ammoniva: AT-
TENZIONE! CANI DA GUARDIA! La segheria occupava quattro o cin-
que acri di terreno, un labirinto di pile di legname accatastate dovunque,
alte da due a tre metri. C'era una roulotte, dietro la quale erano parcheggia-
ti un camioncino, un carrello elevatore e una Oldsmobile Cutlass marrone
con le fiancate divorate dalla ruggine. Mary si addentr con il furgone nel
labirinto, con le gomme che sollevavano un polverone dalla superficie non
asfaltata. Fren di fianco a una lunga costruzione prefabbricata dipinta di
verde, con le finestre alte e sporche, e scese dal furgone, portando con s la
culla portatile di Drummer e la Colt. Cercava un buon terreno per uccidere,
con il polverone che l'avvolgeva e il bambino che piangeva. Appena gir
intorno all'edificio, fu accolta da una salva di latrati, assordante come una
pioggia di obici. In un recinto per cani, coperto da una tenda di plastica
verde, c'erano due pit bull massicci e muscolosi, uno marrone scuro e l'al-
tro a chiazze bianche e grigie. Si slanciarono contro la rete del recinto con
le zanne scoperte e i corpi tremanti di furore. Oltre il recinto c'erano altre
cataste di legname, mucchi di tela cerata e altre cianfrusaglie.
- Ges Cristo! - rugg un uomo, sbucando da dietro una catasta di le-
gname. - Che diavolo vi succede, ragazzi? - Aveva un pancione e in-
dossava una tuta e una camicia a scacchi rossi. Si ferm vicino al recinto,
quando vide la pistola di Mary.
Lei gli spar, pi che altro per una reazione involontaria al martellare del
suo cuore. Il proiettile lo colp come un pugno al torace, e l'uomo cadde a
terra seduto, mentre il colore gli defluiva dal viso.
Il rumore dello sparo e la violenza della caduta dell'uomo scatenarono
nei pit bull un parossismo di furore. Correvano avanti e indietro nel recin-
to, urtandosi fra loro e poi carambolando, abbaiando in modo selvaggio e
tenendo gli occhi lucidi e sporgenti fissi su Mary e sul bambino.
Didi fren appena vide il furgone e la BMW si arrest slittando. Laura
scese per prima. Sent il roco e rapido abbaiare dei cani, e cominci a cor-
rere in direzione del suono con l'automatica stretta in pugno.
Didi e Van Diver scesero, e Van Diver non manc di notare le chiavi la-
sciate nell'accensione. Dietro la costruzione prefabbricata, Laura trov il
recinto dei cani e l'uomo steso supino a terra, con il petto coperto di sangue
al di sotto della clavicola. Respirava a fatica, con gli occhi vitrei per lo
choc. I pit bull infuriavano oltre la rete metallica, correndo avanti e indie-
tro nel loro territorio, e Laura vide le ossa di manzo dei pasti precedenti
sparse sul terreno. Prosegu con cautela fra le cataste alte di legname, cer-
cando Mary con lo sguardo. Si ferm di colpo, in ascolto. I cani abbaiava-
no forte, ma non aveva udito il suono del pianto di David? Prosegu, un
passo cauto dopo l'altro, con le nocche sbiancate intorno all'impugnatura
della pistola e il cappotto pesante che le svolazzava intorno.
Alle sue spalle, vicino alla macchina, Van Diver esit e lasci passare
avanti Didi. Il furgone di Mary Terror era parcheggiato vicino all'edificio,
e Bedelia Morse si trovava fra Van Diver e il furgone. Lei non portava ar-
mi, ma era stata un membro sanguinario dello Storm Front. Sarebbe basta-
to uno schiocco secco del collo, pens lui, per mandarla a ricevere la sua
ricompensa, e poi avrebbe potuto pensare a prendere la pistola a Laura. Si
decise: in tre secondi, giudice, giuria e giustiziere.
Avanz rapido verso Didi, con l'altoparlante che penzolava dalla presa
nella gola, e tese le braccia verso di lei.
Afferr una manciata dei suoi capelli. Lei disse: - Co... - e gi lui le
stava passando l'altro braccio intorno alla gola da dietro le spalle. All'istan-
te, Didi cominci a lottare per liberarsi, dimenando la testa prima che lui
potesse rinsaldare la stretta.
Mary Terror sbuc dalla parte opposta dell'edificio tenendo con un brac-
cio solo la culla portatile di Drummer. Spar due volte, un colpo per cia-
scuno.
Il primo sparo frantum la spalla destra di Earl Van Diver in un'esplo-
sione di carne, ossa e sangue. La torsione della testa di Didi le risparmi di
avere il cervello spappolato. Sent uno zip e una puntura di vespa, ma non
sapeva ancora di avere perduto una porzione dell'orecchio destro. Didi ur-
l, Van Diver cadde in ginocchio. Laura ud gli spari e l'urlo, e torn indie-
tro di corsa fra le cataste di legname per la strada da cui era venuta.
Didi corse al riparo. Mary grid: - Traditrice! - sparando per la terza
volta. Il proiettile si conficc in una catasta di legname e fece schizzare via
schegge taglienti, ma poi Didi si appiatt al suolo, e strisci in mezzo al la-
birinto di passaggi fra le cataste di legname.
Mary punt la pistola contro l'uomo in ginocchio. Lui si stringeva la
spalla devastata, col viso luccicante di sudore per il dolore. L'altoparlante
gli era stato strappato dalla gola e giaceva a terra vicino a lui. Sogghignava
rivolto a Mary, un sogghigno disumano. Mary cammin verso di lui, e vi-
de levarsi il vapore dal viso e dal cranio calvo dell'uomo nell'aria gelida.
Mary si ferm. "Soffri" pens. - Oh, s - disse. - Ricordo. - Tir in-
dietro il cane, per fare in pezzi il suo sogghigno.
- Non farlo! - disse Laura. Stava al riparo del furgone di Mary, con la
pistola puntata sulla donna massiccia. - Mettila gi!
Mary sorrise, con gli occhi incupiti dall'odio. Rivolse la canna della Colt
contro la testa del bambino. - Mettila gi tu - ribatt. - Ai tuoi piedi.
Subito.
Intanto, dietro l'edificio, quello dei fratelli Wentzel che era stato colpito
al petto si stava mettendo a sedere, ansimando. I pit bull stavano diventan-
do pazzi, fiutando il sangue. Lui teneva qualcosa nella mano insanguinata.
Era un anello di chiavi che aveva preso dalla tasca, e una piccola chiave
era pronta per essere usata. - Bravi ragazzi - riusc a dire. - Qualcuno
ha fatto tanto male al vostro paparino. - Inser la chiave nella serratura
del recinto dei cani. - Gli mangerete le chiappe, non  vero, ragazzi? -
La serratura si apr con uno scatto. Lui si appoggi alla porta del recinto.
Si spalanc. - Mangiateli vivi! - ordin, e i pit bull ringhiarono e fre-
mettero eccitati, mentre uscivano a precipizio dalla gabbia. Quello marrone
prosegu, mentre il cane a chiazze si ferm a leccare il petto del padrone
per alcuni secondi, prima di andare anche lui a caccia di carne.
- Gi - ripet Mary. - Obbedisci.
Laura non obbed. - Tu non gli farai del male. Che cosa direbbe Jack?
- Tu non sparerai a me. Potresti colpire il bambino. - Entro cinque se-
condi, decise Mary, si sarebbe gettata in ginocchio, un movimento che a-
vrebbe colto di sorpresa Laura, e avrebbe sparato i colpi che restavano.
Cont: uno... due... tre...
Ud un ringhio selvaggio, e vide la faccia di Laura stravolta dall'orrore.
Qualcosa colp Mary al fianco destro come un treno merci in miniatura,
liberando dalla sua presa Drummer con la violenza del colpo. Mentre Mary
cadeva, altrettando fece la culla portatile del bambino. Cadde a terra al suo
fianco e Drummer fu sbalzato fuori, con la faccia rossa e la bocca aperta in
un urlo silenzioso di indignazione.
Qualcosa afferr l'avambraccio destro di Mary. Si strinse come una mor-
sa di ferro, e Mary url di dolore, mentre le dita si aprivano in uno spasmo
e la Colt cadeva. Allora vide le mascelle del pit bull marrone serrate sul
suo braccio, gli occhi del cane fissi nei suoi con intento omicida, e la bestia
all'improvviso scroll la testa avanti e indietro, con una violenza che per
poco non le spezz il braccio all'altezza del gomito. Mary cerc di artiglia-
re gli occhi del cane, mentre le zanne laceravano il maglione marrone af-
fondando nella carne, e il dolore saettava in alto fino alla spalla.
Laura si sent le gambe libere dalla paralisi e corse verso il bambino.
Mary url di dolore mentre il cane le dilaniava il braccio, cercando con
l'altra mano di raggiungere la Colt. E in quel momento Laura vide il pit
bull grigio e bianco sbucare di fianco all'edificio. Fece un cambiamento di
rotta che gel il sangue di Laura.
Puntava su David.
Lei non osava sparare, terrorizzata all'idea di colpire il bambino. Il pit
bull era quasi su di lui, con le mascelle aperte per dilaniare la sua preziosa
carne, e Laura sent se stessa gridare: - No! - con una voce cos potente,
da indurre l'animale a girare di scatto la testa verso di lei, con gli occhi in-
fiammati dalla sete di sangue.
Lei fece due falcate in avanti e assest un calcio nelle costole al cane
con tutte le sue forze, allontanandolo traballante da David. Il pit bull gir
furiosamente su se stesso, azzannando l'aria, poi torn ad attaccare il bam-
bino, con uno scatto tanto fulmineo che Laura non ebbe il tempo di vibrar-
gli un altro calcio. I denti del cane si chiusero di scatto, strappando la co-
pertina bianca del piccolo, macchiata del sangue secco di Edward Fordyce.
E poi il pit bull fu scosso da un fremito di piacere e cominci a trascinare
sulla schiena David in mezzo alla segatura, con la copertina aggrovigliata
intorno al corpo.
Mary affond le dita negli occhi del pit bull marrone. La bestia emise un
verso per met gemito, per met ululato, e scosse la testa con violenza, la-
cerandole la carne con i denti. Esercitava sul braccio una pressione terribi-
le, facendo protestare i muscoli della spalla. Il braccio stava per spezzarsi.
Mary allungo la mano verso la Colt, ma le dita persero la presa quando il
pit bull la scroll di nuovo e lei fu invasa da una nuova ondata di dolore.
Poi and su tutte le furie anche lei, colpendo con il pugno la testa dell'ani-
male che tentava di trascinarla. Il pit bull la lasci andare, arretr e si av-
vent di nuovo, scoprendo le zanne bianche. Le sue mascelle si chiusero
come una morsa sulla coscia destra di Mary, penetrando, attraverso il vel-
luto a coste dei jeans, nella carne della gamba, con una pressione schiac-
ciante.
Laura si slanci sul cane che stava trascinando David. Lo afferr intorno
alla gola muscolosa e vi si aggrapp. Il pit bull lasci andare la copertina
di David e si avvent al viso di Laura, con il corpo fremente di forza e i
denti che scattavano verso la guancia con il suono di una trappola da orsi
che si chiudeva. Lei si fece scudo al viso con la mano sinistra. Le mascelle
la trovarono, e si chiusero.
Lei sent un suono di stecchi che si spezzavano. Una scossa terrificante
di dolore le risal lungo il polso e l'avambraccio. "Mi ha fratturato la ma-
no!" cap, mentre continuava a lottare per allontanare il cane dal bambino.
"Il bastardo mi ha spezzato la mano!" Il pit bull le torceva la mano con fe-
rocia, infliggendole altro dolore alle dita e al polso. Lei sentiva i denti che
stridevano sulle ossa. Le pareva di urlare, ma non ne era sicura. Al posto
del cervello le sembrava di avere una vescica di febbre sul punto di scop-
piare. Premette la canna dell'automatica contro il fianco del pit bull e pre-
mette il grilletto due volte.
Il cane fu scosso dagli spari, ma non moll la presa. E cercava di trasci-
narla, perdendo sangue dal fianco e bava dalla bocca. Affond le zampe
unghiute nella segatura. Il polso di Laura stava per spezzarsi. Spar di
nuovo, di lato alla testa massiccia del pit bull, e la mascella inferiore del
cane esplose in uno spruzzo di frammenti d'osso e sangue.
Mary stava combattendo la sua battaglia privata a tre metri di distanza.
Assest una ginocchiata alla testa del pit bull, con tutta la forza che aveva.
Poi una seconda e una terza volta, mentre i denti del cane continuavano a
squarciarle la coscia. Riusc a ficcargli un dito in uno degli occhi e lo e-
stirp come un acino di uva bianca, e finalmente il pit bull grugn e lasci
andare la coscia. Danzava per il dolore, scuotendo avanti e indietro la testa
guercia e azzannando l'aria. Mary strisci verso la Colt, tent di stringervi
intorno le dita, ma erano scosse da spasmi incontrollabili, con i nervi e i
muscoli del braccio ferito in rivolta. Lei alz la testa mentre il pit bull la
caricava di nuovo, lanci un urlo e si ripar il viso con le braccia.
Il cane la colp alla spalla con forza tale da lasciarle il livido, abbatt
Mary e ricadde con un ringhio folle di dolore sul corpo di Laura.
Il pit bull morente era ancora aggrappato alla mano sinistra di Laura. Il
cane guercio serr i denti sulla manica del cappotto del suo braccio destro
e cominci a strapparla. Lei non riusciva a spostare la pistola nell'angola-
zione giusta per sparare. Scalciava e urlava, con il cane guercio al lavoro
sul braccio destro e l'altro animale che tentava ancora di sgranocchiarle la
mano con le mascelle mutilate.
Mary si trascin verso il bambino urlante, lo raccolse con il braccio sini-
stro e si alz a fatica. Il sangue scorreva a fiotti dalla coscia dilaniata, la
gamba dei pantaloni era inzuppata. I due cani tenevano Laura in mezzo,
mentre la donna tentava di liberarsi. Mary vide la Colt a terra. Aveva anco-
ra la mano destra in preda alle convulsioni, e gocce di sangue le cadevano
dalla punta delle dita. Si sent assalire dal panico. Era gravemente ferita,
sul punto di perdere i sensi. Se cadeva e i cani attaccavano lei e Drum-
mer...
Lasci andare la pistola e si diresse saltellando verso il furgone, igno-
rando l'uomo a cui aveva sparato. Mentre trasferiva Drummer sul braccio
destro e usava la mano sinistra per aprire lo sportello del posto di guida,
Didi l'assal con un'asse che aveva sfilato da una catasta di legname. Mary
vide arrivare il colpo e lo schiv, facendo urtare il legno contro la fiancata
del furgone con un tonfo sordo. Poi Mary si fece sotto e assest una ginoc-
chiata allo stomaco di Didi, che lanci un urlo e si pieg in due. Mary cal
il braccio sinistro sulla schiena di Didi, facendole uscire di colpo l'aria dai
polmoni e mettendola in ginocchio.
Didi gemette, con i capelli rossi come una bandiera di combattimento
sciolti sul viso in segno di sconfitta. Mary vide com'erano grigi. Didi alz
la testa per guardarla, con le lacrime agli occhi per il dolore. Era il viso di
una vecchia, torturata dal passato.
- Avanti - disse Didi. - Uccidimi.
Laura respinse con un calcio il pit bull morente dalla mano fratturata, e
l'animale gir stordito su se stesso, barcollando. L'altro cane teneva ancora
stretta la manica stracciata del cappotto, con i denti che cominciavano a
raggiungere la carne. Lei non poteva sparargli, a meno che...
Lasci cadere l'arma e sfil il braccio dal cappotto, mentre i denti del
cane si chiudevano di scatto nella sua scia. Poi raccolse l'automatica, pian-
t la canna proprio sotto la gola del pit bull e premette il grilletto.
Mary Terror trasal al suono dello sparo. Il sangue le sgorgava dalla co-
scia in rivoletti ardenti. Davanti a lei, Didi era inginocchiata con la segatu-
ra nei capelli, e vide il terrore allo stato puro negli occhi di Mary. La mano
destra di Mary era ancora scossa da spasmi, con i muscoli lacerati che si
contorcevano nell'avambraccio ferito. Drummer le strillava nell'orecchio, il
mondo cominciava a diventare grigio. Mary sal sul furgone con Drummer
e sbatt lo sportello. Si allontan in retromarcia dal muro laterale dell'edi-
ficio, con l'intenzione di schiacciare Didi sotto le ruote, ma Didi si era ri-
scossa dallo stordimento, ed era strisciata al sicuro fra le pile di legname.
Mary invert la direzione di marcia e part verso il cancello, con le ruote
che sollevavano un polverone.
Cinque secondi dopo, Didi sent un altro sportello che si apriva e si
chiudeva. Emerse dal nascondiglio mentre il motore della BMW si accen-
deva. Al volante c'era Earl Van Diver, con il viso irrigidito in quel terribile
rictus ghignante. Mentre Van Diver girava il volante con la spalla fracassa-
ta, Didi vide la sua bocca aprirsi in un urlo silenzioso. La BMW part di
scatto, all'inseguimento di Mary Terror. La ruota anteriore sinistra pass
sull'altoparlante e lo schiacci.
Didi si alz in piedi. Vide il pit bull chiazzato disteso a terra. Laura era
in ginocchio, con il braccio destro fuori della manica strappata. Il pit bull
marrone le stava di fronte, a un metro di distanza. Didi raccolse l'asse, con
l'orecchio che le bruciava, e si avvicin all'animale.
Prima che lo raggiungesse, il pit bull emise un gemito dalla gola squar-
ciata e croll, con gli occhi fissi sulla donna che aveva sparato il colpo.
Lacrime di dolore luccicavano sulle guance di Laura, ma il suo viso era
privo di emozione per lo choc. Guardava la massa informe rosso-bluastra
della mano sinistra. Restavano solo tre dita e il pollice. Il mignolo era spa-
rito, reciso alla prima falange. La mano la faceva pensare a una bistecca
fresca, ben battuta dal mazzuolo del macellaio.
- Oh mio Dio - disse Didi. Il sangue le gocciava dall'orecchio destro
come una collana di rubini. - La tua... mano...
Laura era diventata di un pallore mortale. Batt le palpebre, fissando Di-
di, e poi si accasci su un fianco.
La borsa di Laura era in macchina, si rese conto Didi. I soldi, le carte di
credito... tutto sparito. Era finita, e Mary aveva vinto.
- Aiuto! Qualcuno mi aiuti! - La voce proveniva da un punto vicino
al recinto dei cani. - Sto morendo, quaggi!
Didi lasci Laura, e torn verso l'uomo panciuto che giaceva riverso
contro il recinto dei cani. Era malconcio, ma Didi vide che il sangue non
sprizzava fuori, quindi non erano state colpite delle arterie. Lui la guard
con occhi cisposi, tentando di mettere la vista a fuoco. - Chi  lei?
- Nessuno - rispose Didi.
- Vuole uccidermi?
Lei scosse la testa.
- Ascolti... ascolti... chiami un'ambulanza. D'accordo? Il telefono  nel-
l'ufficio. Chiuso a chiave. - Le porse l'anello di chiavi insanguinato. -
Chiami un'ambulanza. Quel dannato Kenny se n' andato di buon'ora. Oh,
mi fa male. Lo faccia, okay?
Didi accett l'anello di chiavi. Una delle chiavi, vide, era di una macchi-
na della General Motors. - La Olds  sua?
- S. S. La Cutlass. Chiami un'ambulanza, sto morendo dissanguato.
Lei non lo credeva. Riconosceva un moribondo, quando lo vedeva. Quel
tizio aveva una clavicola fratturata e forse un polmone perforato, ma respi-
rava bene. Comunque, doveva chiamare l'ambulanza. - Lei stia calmo e
non si muova.
- Che dovrei fare? Ballare la polka?
Didi torn a precipizio da Laura, che era di nuovo seduta. - Ce la fai a
camminare?
- Penso... che sto per svenire.
- Ho trovato una macchina per noi - disse Didi.
Laura alz la testa verso l'amica, con gli occhi gonfi e la mano rotta che
pulsava quasi oltre il limite della sopportazione. Aveva voglia di stendersi
per terra, di raggomitolarsi e piangere al freddo. Ma non poteva, perch
Mary Terror aveva ancora il suo bambino, ed era diretta in California. A
Laura restava ancora una stilla di energia; l'attinse da profondit scono-
sciute, le stesse in cui la gente trovava le forze per stringere i denti e risali-
re la china, lottando contro le ruote dentate della vita. Doveva andare avan-
ti. Non c'era abbandono, non c'era resa.
Laura alz la mano destra, e Didi l'aiut ad alzarsi. Poi Didi raccolse
l'automatica, e lei e Laura passarono accanto ai cani morti.
Nella roulotte, Didi chiam il 911 e inform la centralinista che c'era
stata una sparatoria, che c'era bisogno di un'ambulanza alla segheria dei
fratelli Wentzel, presso Geneseo. La centralinista disse che sarebbe arriva-
ta un'ambulanza in otto o dieci minuti, e le chiese di restare in linea. Didi
appese. La sua attenzione fu attirata da una piccola scatola di metallo sopra
la scrivania dell'ufficio, e impieg quaranta secondi a trovare la chiave
giusta per aprirla. Dentro c'erano degli assegni fissati con graffe metalliche
a copie di ricevute, e una busta di deposito bancario che conteneva 71 dol-
lari e 35 centesimi. Prese il denaro.
Didi si mise al volante della Cutlass, con Laura distesa semisvenuta sul
divano posteriore, fra incarti di hamburger e lattine di birra schiacciate.
Dal retrovisore pendevano due grossi dadi di plastica rossa, e c'era una de-
calcolmania del coniglietto di Playboy, attaccata bene in vista sul lunotto
posteriore. La Olds tossicchi, rifiutandosi di partire quando lei gir la
chiave. A Didi parve di sentire una sirena che si avvicinava. La Olds tos-
sicchi di nuovo mentre Didi pompava l'acceleratore. E poi la macchina
rabbrivid, e con un rombo da cannone sbuff fumo dallo scappamento.
Didi controll l'indicatore del carburante, vedendo che l'ago era fermo a un
quarto del serbatoio.
La Cutlass scricchiol e gemette, come una fregata nella tempesta,
quando Didi fece marcia indietro, sterz col volante sudicio e punt verso
il cancello. Sentiva le ruote deviare a destra, e decise che era meglio non
guardare quanto battistrada restava. Poi superarono il cancello, tornando
verso l'interstatale, con la Cutlass che acquistava velocit in modo lento
ma costante, facendo un fracasso di mattoni in un'impastatrice di cemento.
Un'ambulanza comparve davanti a loro, avvicinandosi attraverso i campi
piatti. Li super, con la sirena che ululava: stava andando a soccorrere
Wentzel.
Le due donne proseguirono, e soltanto quando furono una decina di chi-
lometri pi a ovest, sull'interstatale 80, Didi si concesse un solo, terribile
singhiozzo, e si asciug gli occhi con la manica sporca.
4
Marea bianca
Oltre il fiume Mississippi, dove l'interstatale 80 correva in linea retta
verso Iowa City, Earl Van Diver stava guadagnando terreno sulla donna
che aveva distrutto la sua vita.
Il furgone filava a quasi 130 all'ora, la BMW superava i 135. Van Diver
si teneva aggrappato al volante con l'unica mano sana, mentre l'altra pen-
deva fredda e morta dalla spalla dilaniata. Il sangue era sparso sui sedili,
imbrattava il quadro della strumentazione, inzuppava la tappezzeria sotto
di lui. Si sentiva invadere dal gelo dell'inverno, la vista si faceva grigia. Gli
riusciva sempre pi difficile tenere saldo il volante, il vento e la sua stessa
debolezza congiuravano contro di lui. Le auto si allontanavano dalla traiet-
toria dei due veicoli, lasciando una scia di clacson alle spalle di Van Diver.
Lui lanci un'occhiata al tachimetro, vide la lancetta vibrare sui 140. Mary
aveva mantenuto la velocit del furgone costantemente intorno ai 130, da
quando avevano lasciato l'uscita di Geneseo, passando da una corsia all'al-
tra per lasciare delle auto fra loro due. Ora, per, era evidente, dagli sbuffi
bluastri di olio bruciato che sfuggivano dal tubo di scappamento, che il
motore del furgone era al limite della resistenza, e non poteva mantenere
quella velocit. Bene, pens lui mentre sentiva il gelo serpeggiargli nelle
guance. Bene. Non le avrebbe permesso di farla franca. Oh, no, questa vol-
ta no.
Non provava rimorsi per avere lasciato Laura e Bedelia. Gli si era offerta
l'opportunit di prendere la macchina. Non si poteva consentire a Mary di
girare liberamente. Era una bestia, e doveva essere messa a morte come un
cane idrofobo che sbava schiuma. Messa a morte e a morte e a morte.
Riguardo al bambino non provava alcuna emozione. Il bambino era l.
Erano gi morti tanti bambini; c'erano sempre bambini. Che cos'era la
morte di un solo bambino, se si poteva schiacciare un animale come Mary
Terror? Lui sapeva che non avrebbe mai potuto far capire a Laura Cla-
yborne lo scopo della sua vita. Come poteva capire che ogni volta che si
guardava in uno specchio vedeva il viso di Mary Terror? Come poteva ca-
pire i furori da incubo che avevano allontanato da lui la moglie e la figlia?
Come poteva capire che il nome Mary lo faceva impazzire di odio, e che il
nome della figlia lo induceva a guardare con odio anche lei? Laura Cla-
yborne aveva perso un figlio; lui aveva perso se stesso, sprofondato in un
pozzo oscuro di tormento cos orribile che - mio Dio - gli faceva sognare
di stuprare Mary con la canna della pistola, ah s ah s dolce dolce Mary
cagna puttana succhiatrice di anime, e al mattino si svegliava bagnato e sa-
zio, per qualche tempo.
Ma non per molto.
"Sei mia" pens Van Diver, con gli occhi neri vitrei e lucenti.
Ancora sessanta centimetri, e il paraurti anteriore della BMW urt con-
tro il retro del furgone con uno scossone che gli fece stridere i mozziconi
di denti. Spinse il furgone sulla destra, tentando di farlo uscire dalla car-
reggiata, e gli pneumatici stridettero in un puzzo di gomma bruciata, men-
tre Mary lottava per riportarlo a sinistra. Di fronte aveva una familiare, con
un Garfield attaccato con le ventose al parabrezza posteriore. Mary graffi
la familiare superandola, facendo sprizzare una pioggia di scintille. Poi
pass oltre, aggirando un autoarticolato, e rientr nella corsia di sinistra.
Guard nello specchietto verso il muso ammaccato della BMW e vide il
ghigno terribile dell'uomo al volante. "Il porcellino vuole giocare" pens, e
si butt sul freno.
La BMW urt contro il retro del furgone, schiacciando il cofano e fa-
cendo volare pezzi di vetro e di metallo. Van Diver fu sbalzato dal sedile,
il corpo proiettato in avanti al limite della resistenza della cintura di sicu-
rezza, urtando col mento contro il volante. Tutto il suo corpo si tese prepa-
randosi al resto, ma il piede di Mary era tornato sull'acceleratore, e il fur-
gone si stava allontanando con un ritorno di fiamma di olio bruciato, men-
tre la BMW marciava ancora a 110 chilometri l'ora. Van Diver tremava,
con i muscoli scossi dall'impatto e i pantaloni bagnati fra le gambe. Rima-
se distanziato dal furgone, sband sulla corsia di destra e si trov davanti il
retro di un pulmino scolastico a una decina di metri di distanza. Uno strap-
po al volante e un urlo interiore, e schiv il pulmino scolastico di mezzo
metro appena. Poi lanci di nuovo la BMW, con le spie rosse che lampeg-
giavano sul cruscotto e un pennacchio di fumo che cominciava a uscire dal
cofano accartocciato.
Mary lo vide arrivare. Drummer era finito sul pavimento dalla parte del
passeggero, bocconi, chiudendo e aprendo le mani. Mary abbass di nuovo
il freno di scatto e si prepar all'urto. Ancora una volta la BMW urt con-
tro il retro del furgone, schiacciando ancor pi il cofano e sbalzando in a-
vanti il conducente un attimo prima che Mary premesse di scatto l'ac-
celeratore. Lo spazio fra loro si allung. La spina dorsale di Mary era indo-
lenzita dalla forza della collisione, e lei serr i denti. La coscia dilaniata
era bagnata di sangue, l'avambraccio destro era squarciato, e i tessuti mu-
scolari rossi fremevano nello squarcio. Le ferite erano intorpidite e gelate,
ma vedeva un pulviscolo nero davanti agli occhi. Le guance e la fronte si
erano coperte di un sudore untuoso, e lei sentiva le dita umidicce dello
choc che tentavano di trascinarla sotto. Se cedeva, era finita.
La BMW stava tornando alla carica. Mary cominci a frenare, ma la
macchina sterz all'improvviso nella corsia di destra, dalla parte di Drum-
mer. Il furgone rabbrivid e gemette quando la BMW lo urt con violenza,
facendo rotolare Drummer sul pavimento, come una bambola di stracci, e
strappando quasi il volante alla stretta spasmodica di Mary. Lei resistette,
lanciando il furgone contro la BMW. Come due bestie infuriate, l'auto e il
furgone continuarono a urtarsi lungo l'interstatale alla velocit di quasi 130
chilometri l'ora. Vortici di fumo uscivano turbinando dal cofano distrutto
della BMW, un urlo metallico saliva dal motore. Van Diver vide l'indicato-
re della temperatura superare di scatto la linea critica e l'auto cominciare a
zigzagare senza controllo. Una luce azzurra ammicc nello specchietto re-
trovisore, e tanto Van Diver quanto Mary videro la macchina della polizia
stradale inseguirli rombando. Mary prese dalla borsa la Compact Magnum,
sentendo ridestarsi il dolore all'avambraccio con un morso feroce.
Van Diver continuava ancora a spingere la BMW contro il fianco del
furgone, e le ruote di sinistra di Mary finirono sullo spartitraffico erboso.
Lei si sent assalire alla gola da un autentico panico: davanti a lei, sulla
corsia, c'era qualcosa che sembrava un'autocisterna piena di chiss cosa.
Van Diver la urt di nuovo, impedendole di spostarsi. L'auto della stradale
accelerava alle spalle di Van Diver, con le luci lampeggianti e la sirena in
funzione. Di fronte a Mary, l'autocisterna, verniciata a macchie marroni e
bianche come il manto di una mucca, e con mammelle dipinte di rosa sui
bocchettoni al di sotto, stava cercando di passare sulla corsia di destra. Lei
vide la scritta rossa sul fianco: Prodotti caseari Sunnydale.
Mary lasci andare il volante, mentre il furgone cominciava a slittare
sullo spartitraffico centrale, e si tese verso lo sportello del passeggero te-
nendo il piede sull'acceleratore. Appoggi la pistola al vetro, mir in basso
verso la BMW e premette il grilletto, col viso stravolto dalla fatica.
Il finestrino del conducente esplose in faccia a Van Diver, investendolo
con una pioggia di vetro. Fu accecato dal sangue, e quando apr la bocca,
per lanciare un urlo silenzioso, sent le voci spettrali e le scariche della ra-
dio dell'autopattuglia che si sprigionavano dalla placca metallica nella sua
mascella. Qualcosa, un altro proiettile, rovente come lo choc, gli penetr
nel ginocchio sinistro e gli paralizz i muscoli. Lui stratton il volante a
destra, tentando di allontanarsi dal furgone, e, mentre sentiva l'auto fare un
violento testacoda, slittando, e scorgeva la massa della cisterna davanti al
parabrezza, ud una voce terribile dalla radio fantasma dire: - Oh, Ges.
Nello stesso istante in cui Earl Van Diver urtava contro la cisterna di lat-
te alla velocit di 120 chilometri l'ora, Mary Terror si buttava sul volante
con tutto il suo peso, spingendo il veicolo sullo spartitraffico. La coda del-
la cisterna era proprio l di fronte a lei. "Andiamo a sbattere!" grid dentro
di s, preparandosi all'urto. "Andiamo a sbattere!"
Il furgone evit la collisione per una decina di centimetri, mentre erba e
zolle di terra schizzavano in aria dietro le ruote posteriori. La BMW, ur-
tando in pieno il fianco dell'autocisterna, si accartocci su se stessa come
un organetto che viene ripiegato. Nello stridio di metallo e schianto di ve-
tri, le fiamme rosse divamparono alte, seguite da un'esplosione di latte
bianco e schiumoso, quando il serbatoio della cisterna si squarci lungo le
commessure. Il latte dilag, una marea bianca che sprizz in aria e som-
merse l'autopattuglia, mentre l'agente alla guida cercava di raggiungere la
banchina di destra. Le gomme persero l'aderenza, l'autopattuglia sband di
lato e si rovesci, uscendo dalla carreggiata, schiantando il guardrail e ca-
pottando due volte prima di fermarsi, capovolta e fumante, nel terriccio
marrone di un campo di fagioli.
Mary Terror stava gi tornando sulla corsia di sinistra dalla parte oppo-
sta allo scontro. Tutto era durato quattro secondi, dall'impatto della BMW
al rovesciamento dell'autopattuglia. Lanci un'occhiata al retrovisore, con
l'aria alle sue spalle velata dal fumo e dal latte che bruciava, con l'autoci-
sterna rovesciata di fianco e l'autista che cercava di liberarsi dal volante.
Della BMW non si vedeva altro che una ruota carbonizzata, che rotol a
ovest per una decina di metri prima di finire sullo spartitraffico.
Entrambe le corsie dietro di lei erano bloccate dal fuoco e dal groviglio
di lamiere. Mary prese Drummer per il fondo della tutina. Stava piangen-
do, col viso inondato di lacrime. Aveva il naso e la guancia sinistra graffia-
ti a sangue, e goccioline di sangue gli scorrevano dalle narici. Mary lecc
via il sangue e lo tenne stretto a s mentre piangeva. - Shhh - disse. -
Shhh. Ora la mamma ha il suo bambino.  tutto a posto.
Ma non era cos. Una seconda autopattuglia, con le luci lampeggianti, le
pass accanto, diretta a est verso l'incidente. Era tempo di lasciare l'inter-
statale 80 per un po', e trovare un posto per riposare. Era al limite dello
sfinimento, con le palpebre pesanti, e l'odore del sangue le dava la nausea.
Era il momento di trovare una tana in cui rifugiarsi.
Prese la prima uscita. C'era un cartello a un crocevia sul terreno pianeg-
giante, che indicava da una parte Plain View e dall'altra Maysville. Intorno
sorgevano delle fattorie, col fumo che si levava dai comignoli, e acri di
campi si stendevano fino all'orizzonte lontano. Mary prosegu, insonnolita
per la perdita di sangue. Appena superate le due strade e lo sparuto grup-
petto di edifici di Plain View, devi su una strada non asfaltata, che s'inol-
trava tortuosa in un frutteto di meli spogli. Spense il motore e rest seduta,
cullando Drummer al petto.
La vista le si annebbiava, il mondo si chiudeva su di lei. Aveva paura di
addormentarsi, perch forse non si sarebbe svegliata. Sent una pressione
sull'indice; Drummer lo aveva afferrato, lo teneva stretto. L'oscurit l'atti-
rava, una corrente allettante. Pieg le braccia intorno al bambino in un cer-
chio protettivo. Poteva dormire solo un po', pens. Forse un'ora o due, e
poi tornare sull'interstatale in direzione ovest. Solo un'ora o due, e si sa-
rebbe sentita bene.
Gli occhi di Mary si chiusero. Le dita del bambino giocarono con il bot-
tone di Smiley. Mary sogn Lord Jack seduto in una stanza illuminata dal
sole, che parlava a Dio del motivo per cui era annegato in una vasca da ba-
gno a Parigi.
Sull'interstatale, venti chilometri a ovest, Didi si un alla fila di auto e
camion bloccati dall'incidente. Laura era incosciente sul sedile posteriore,
ma ogni tanto lanciava un gemito sommesso e ansimante che spezzava il
cuore a Didi. Gli agenti della stradale e i pompieri erano accorsi in forze,
deviando il traffico sullo spartitraffico segnato dalle ruote per aggirare il
relitto. C'era anche una troupe televisiva, con le telecamere portatili al la-
voro, e un elicottero ronzava in alto. - Che cosa  successo? - chiese
Didi a un vigile del fuoco mentre si avvicinava al luogo dell'incidente a
passo d'uomo, e l'altro rispose: - Si sono scontrati un camion del latte e
una macchina. Anche un'autopattuglia  finita fuori strada.
-  sicuro che fosse una macchina? Non era un furgone?
- Una macchina - conferm lui. - Il camionista dice che un dannato
yuppie gli  piombato dritto addosso, doveva andare almeno a 120.
- Uno yuppie?
- S. Una di quelle macchine da yuppie. Su, penso che ora possa passa-
re. - Le fece segno di proseguire.
Didi affront lo spartitraffico. In mezzo al metallo carbonizzato c'era un
addetto al ricupero, che cercava di liberare una parte della macchina. I
pompieri stavano inondando l'asfalto, e l'aria puzzava di ferro incandescen-
te e latte cagliato.
Oltrepass una ruota abbandonata nell'erba scura. Sul coprimozzo am-
maccato c'era un cerchio suddiviso in triangoli bianchi e azzurri, e le lette-
re BMW sfregiate.
Didi distolse lo sgaurdo, come se quella vista l'avesse ferita. Poi la Cut-
lass acquist velocit e si lasci il morto alle spalle.
5
Il dottor Didi
Scese il buio.
Il vento soffiava gelido sulle pianure, e le nuvole sputavano raffiche di
neve. Al Liberty Motor Lodge, dieci chilometri a est di Iowa City, Laura
era stesa sul letto della stanza numero 10, e rabbrividiva e sudava alterna-
tivamente sotto il lenzuolo e la coperta ruvida. Il televisore era acceso, sin-
tonizzato su una situation comedy ambientata in una famiglia. Laura non
riusciva a concentrarsi sul programma, ma le piaceva il suono delle voci.
Sul tavolo c'erano i resti della cena: due contenitori di plastica di hambur-
ger McDonald's, una confezione di patatine fritte vuota e una Coca Cola
rimasta a met. Vicino aveva un sacchetto di plastica pieno di ghiaccio tri-
tato, utile quando il dolore alla mano diventava tormentoso e. lei aveva bi-
sogno di alleviarlo. Laura guardava con occhi assenti la TV, aspettando
che Didi tornasse. Era uscita da mezz'ora, in cerca di una farmacia. Erano
d'accordo su quello che si doveva fare, e lei sapeva che cosa l'aspettasse.
Ogni tanto si mordeva il labbro inferiore. Era tagliato a sangue, ma lei
continuava a morderlo. Sentiva l'ululato del vento all'esterno, e ogni tanto
immaginava di udire il suono di un bambino che piangeva. Una volta si era
alzata per guardare fuori, ma lo sforzo l'aveva sfinita al punto che non riu-
sciva pi a sollevarsi. Cos ascoltava il vento e il bambino che piangeva, e
sapeva che era molto, molto vicina al crollo, e che non ci sarebbe voluto
troppo perch aprisse quella porta e vagasse senza meta nell'oscurit affa-
mata.
Avevano perduto Mary Terror e David. Quello almeno era sicuro. In che
modo esattamente Van Diver si fosse schiantato contro la cisterna del latte,
Laura non lo sapeva, ma Mary e David erano scomparsi. Anche Mary era
gravemente ferita, per, e perdeva molto sangue. Doveva essere stanca,
forse anche pi stanca di Laura, e non poteva essere andata molto lontano.
Dove poteva fermarsi? Certo non in un motel; non con il sangue che aveva
addosso e la gamba dilaniata. Avrebbe trovato semplicemente un posto in
cui fermare il furgone e trascorrere la notte? No, perch avrebbe dovuto
tenere il motore acceso per tutta la notte, altrimenti lei e David sarebbero
morti assiderati. Quindi restava una sola possibilit: che Mary si fosse in-
trodotta in casa di qualcuno. Non sarebbe stato difficile per lei, con le fat-
torie sparse qua e l, a distanza di centinaia di acri. Fin dove si era spinta a
ovest, prima di decidere di lasciare l'interstatale? Era davanti a loro, o die-
tro? Era impossibile saperlo, ma Laura conosceva una cosa essenziale: la
meta di Mary Terror. Dovunque Mary si trovasse, per quanto a lungo ripo-
sasse e lasciasse guarire le ferite, prima o poi sarebbe tornata sull'autostra-
da con David, diretta verso Freestone, California, e il ricordo di un eroe
perduto.
E quella era anche la meta di Laura, a costo di arrivarci strisciando car-
poni. Senza un dito, con il tessuto cicatriziale che le induriva il cuore. Si
sarebbe ripresa David, o sarebbe morta nel tentativo.
Quando sent la chiave inserita nella serratura della porta, le parve di do-
ver vomitare. Ma il cibo le rimase nello stomaco, e Didi entr con i fiocchi
di neve sui capelli rossi e un sacchetto fra le braccia.
- Ho trovato la roba - disse Didi, chiudendo la porta contro il freddo e
assicurandola con due paletti. Non aveva trovato una farmacia ma un K-
Mart, e aveva comprato guanti, calze di lana, biancheria di ricambio, denti-
fricio e spazzolini, oltre ad altri articoli necessari. Mentre Didi posava il
sacchetto, Laura not che era ingrassata almeno di dieci chili da quando
aveva lasciato il motel. Didi si tolse il maglione e rivel il motivo del gon-
fiore in pi: c'erano altri due maglioni pesanti infilati sotto il primo.
- Mio Dio - esclam Laura con voce roca. - Hai rubato.
- Ho dovuto farlo - rispose Didi, mentre si toglieva un altro strato di
lana. - Ci restano soltanto 35 dollari. - Sorrise, mettendo in evidenza le
rughe intorno agli occhi. - Il taccheggio non  pi quello di una volta. Ti
sorvegliano come falchi.
- E come ci sei riuscita senza farti prendere?
- Dai una spinta a un ragazzotto in giubbotto Quiet Riot in modo che
rovesci una mostra di articoli per lo sci, e poi esci dal camerino di prova,
abbassi la testa e cammini.  utile anche comprare altri articoli. In quel
modo non passi davanti alla guardia, e alle cassiere non importa un acci-
dente. - Lanci uno dei maglioni sul letto vicino a Laura, che lo prese
con la mano destra.
- Qualit scadente - decise Laura. Era grigio scuro, con strisce verdi
color vomito. Il nuovo maglione di Didi era giallo con dei cardinali sul da-
vanti. - Li hanno fatti i carcerati?
- I mendicanti non possono fare gli schizzinosi. E nemmeno le tac-
cheggiatrici. - Ma stava di fatto che aveva badato a scegliere i maglioni
pi voluminosi che fosse riuscita a trovare. Il freddo del Nebraska e del
Wyoming avrebbe fatto sembrare mite il clima dello Iowa. Didi continu a
estrarre articoli dal sacchetto. Alla fine arriv agli abbassalingua di legno,
alle bende di garza, a un paio di forbicine, un pacchetto di Band-Aid gran-
di, un flacone di tintura di iodio e uno di acqua ossigenata. Didi deglut a
fatica, preparandosi a quello che si doveva fare. Sarebbe stato come co-
struire una casa con le puntine da disegno, ma era il meglio che potessero
fare. Guard Laura tentando un altro sorriso, ma il viso della donna era
sbiancato dal dolore. - Il dottor Didi  accorso alla chiamata - disse a
Laura, e poi distolse lo sguardo prima che il sorriso s'incrinasse e la tradis-
se.
- Medica prima il tuo orecchio.
- Cosa? Quel graffio?  soltanto sbucciato, nient'altro. - L'orecchio
ferito, nascosto sotto i capelli, aveva formato una crosta. Le faceva un ma-
le d'inferno, ma Laura aveva bisogno delle sue cure. - Oh, ho preso anche
questo. - Estrasse dalla tasca un flacone di Extra-Strength Excedrin e lo
mise da parte. - Omaggio delle mie mani leste. - Sperava che fosse di
potenza industriale, perch prima che la notte fosse finita avrebbero avuto
bisogno tutt'e due di qualche droga pesante. - Mi spiace di non averti po-
tuto portare del liquore.
- Va bene cos. Sopravviver.
- S, lo credo anch'io. - Didi and in bagno, bagn una salvietta e la
port a Laura. Quando il dolore fosse diventato davvero forte, Laura a-
vrebbe avuto bisogno di qualcosa da stringere fra i denti. - Pronta?
- Pronta.
Didi tir fuori gli abbassalingua. Poco pi larghi di bastoncini dei lecca-
lecca. - Okay - disse. - Diamo un'occhiata. - Tolse delicatamente la
fasciatura dalla mano di Laura.
Laura guard in faccia Didi. Pens che fosse molto brava a non inorridi-
re a quella vista. Laura sapeva che era orribile. La mano sbranata - una
mano ad hamburger, pens - ardeva come il fuoco, e ogni tanto lanciava
fitte di dolore cos intense da toglierle il fiato. Il moncherino del mignolo
perdeva ancora del sangue acquoso, che aveva inzuppato la salvietta sotto
la mano ed era filtrato fino al lenzuolo. Le altre tre dita e il pollice erano
incurvate ad artiglio.
- Che cosa dir la mia manicure? - chiese Laura.
- Che avresti dovuto tenerle a bagno nel Palmolive.
Laura rise, ma la risata aveva un filo di amarezza. Didi sospir, rimpian-
gendo che non ci fosse qualcun altro a fare quel lavoro. Avrebbe potuto
andare peggio, per. Il cane avrebbe potuto azzannare Laura alla gola, o
dilaniarle le gambe, o mordere l'altro braccio. Oppure uccidere il bambino.
Didi guard la fede nuziale e l'anello di fidanzamento sul dito gonfio. Non
c'era altro modo di toglierli che tagliandoli.
- Il diamante - disse Laura. - Puoi sfilarlo dalla montatura?
- Non so. - Tocc il diamante sporgente e scopr che era gi allentato,
con due graffe su sei spezzate.
- Tenta. Resister.
- Perch vuoi smontare il diamante?
- Ci restano solo 35 dollari - le ramment Laura. - Abbiamo altro da
impegnare, oltre al diamante?
Non lo avevano. Didi strinse pi gentilmente che pot il polso contuso di
Laura e si mise al lavoro con le forbici, cercando di liberare il diamante.
Laura si fece forza per resistere al dolore, ma non ne sent. - Il dito 
morto - disse. In pochi minuti Didi riusc ad allentare un'altra graffa. Il
diamante tentennava, ma non c'era ancora spazio sufficiente per farlo salta-
re fuori. La quarta graffa fu pi resistente. - Sbrigati, per favore - preg
Laura con voce flebile. Dopo due o tre minuti, Didi pieg la quarta graffa
quanto bastava per insinuare la punta di una delle lame delle forbici sotto il
diamante e sollevarlo facendo leva. Si liber, e Didi lo tenne sul palmo. -
Bella pietra. Quanto lo ha pagato tuo marito?
- Tremila dollari. - Il sudore brillava sul viso di Laura.
- Questo, otto anni fa.
- Forse potremo ricavarne cinquecento dollari. Un banco di pegni one-
sto non tocca nemmeno un diamante senza montatura e senza certificato
d'acquisto. - Avvolse il diamante in un cerotto e se lo mise in tasca. -
Okay. Pronta per il lavoro grosso?
- S. Facciamola finita.
Didi cominci a lavare la mano con l'acqua ossigenata. Dalle ferite dei
morsi si lev sibilando una schiuma sanguigna, e Laura gemette e strinse
fra i denti la salvietta. Didi dovette ripetere il procedimento altre due volte,
in modo da lavar via tutto lo sporco. Laura aveva gli occhi chiusi con for-
za, e lacrime che scorrevano dagli angoli. Didi prese la tintura di iodio. -
Bene - disse - questa dovrebbe bruciare un po'. - Laura si mise di
nuovo fra i denti la salvietta, e Didi cominci il terribile lavoro.
C'era un dolore che Laura avrebbe ricordato per sempre. Aveva nove
anni. Era andata a fare una passeggiata in bicicletta, volando come il vento
su una strada di campagna, quando sulla ghiaia le ruote le erano sfuggite di
sotto il sellino. Si era fatta dei buchi sanguinanti alle ginocchia, aveva le
braccia sbucciate, i gomiti sanguinanti e un taglio sul mento. E il peggio
era che si trovava a pi di tre chilometri da casa. Non c'era nessuno che la
sentisse piangere. Nessuno che l'aiutasse. Cos si era alzata, era risalita in
sella a quella bicicletta infida e aveva ricominciato a pedalare, perch era
l'unica cosa da fare. Laura ricordava che aveva urlato sua madre. Ti sei
azzoppata!
No, la ferita non l'aveva azzoppata. Le erano rimaste croste e cicatrici,
ma quel giorno aveva cominciato a diventare adulta.
Anche questo dolore le stava insegnando una dura lezione. Era come
mettere la mano sui carboni ardenti, immergerla nell'acqua salata e poi ri-
metterla sul fuoco. Rabbrividiva, col sudore che trasudava dai pori. Fu ri-
sparmiata: dieci secondi dopo che Didi aveva cominciato il lavoro, Laura
perse conoscenza. Quando si svegli, Didi aveva finito di applicare il di-
sinfettante e stava completando la steccatura dell'anulare di Laura, raddriz-
zandolo e fissando con le bende uno dei bastoncini lungo il dito e il palmo
della mano. Poi tocc al medio.
Quando Didi lo sfior, Laura fece una smorfia. - Mi dispiace - disse
Didi. - Non c' altro sistema.
Cominci a raddrizzare il dito, e Laura url nella salvietta.
Svenne di nuovo, il che fu una benedizione, perch Didi pot lavorare in
fretta, mettendo a posto la stecca e assicurandola con i cerotti. Aveva ap-
pena finito con l'indice quando le palpebre di Laura fremettero. Sput il
cencio, con il viso bianco-giallastro. - Vomito - ansim, e Didi si preci-
pit ad accostare un secchio dei rifiuti alla bocca di Laura.
La dura prova non era ancora finita. Didi stecc il pollice, un altro eser-
cizio di tortura, e avvolse la mano in bende di garza, mentre la pressione
faceva gemere e sudare di nuovo Laura. - Non vorrai restare per tutta la
vita con un artiglio, no? - chiese Didi mentre tagliava la garza e comin-
ciava con un nuovo strato. Laura respirava come un mantice lento, con gli
occhi assenti e annebbiati dal dolore. - Ho quasi finito la fasciatura -
disse Didi. - Dovrebbe essere piacevole. - In realt non lo era. La mat-
tina dopo avrebbero dovuto cambiare le bende, e pulire di nuovo le ferite, e
lo sapevano tutt'e due.
- Lucy - mormor Laura, mentre Didi completava la fasciatura.
- Cosa? Lucy chi?
- Lucy ed Ethel. - Deglut, con la gola arida. - Quando stavano... in-
cartando i dolci... e i dolci hanno cominciato a uscire sempre pi in fretta
dal nastro trasportatore. L'hai visto?
- Oh, s!  uno schianto!
- Bel programma - disse Laura. La mano era una massa ribollente di
fuoco e di angoscia, ma il processo di guarigione era cominciato. - Non
... ne fanno pi cos.
- A me piaceva quello in cui Lucy era a Las Vegas e doveva scendere
una scalinata con quel grosso cappello in testa. Ricordi? E quello in cui
mette troppo lievito nel pane e sbuca fuori dal forno come un treno merci.
Quelli erano grandiosi. - Tagli una garza e la fiss con un paio di cerot-
ti. - Mi faceva sempre morire dal ridere quando Lucy tentava di ottenere
una parte in uno degli spettacoli di Ricky, e lui la sommergeva di parole in
spagnolo. - Didi appoggi la mano bendata di Laura sulla borsa di ghiac-
cio. - Li guardavo con mamma e pap. Avevamo un televisore con lo
schermo rotondo, e quel dannato apparecchio si spegneva sempre. Mi ri-
cordo pap in ginocchio che cercava di aggiustarlo, e diceva: Didi, il tizio
che riuscir a inventare un modo per far funzionare questi aggeggi far una
barca di soldi.
- Perch? - domand Laura con voce fioca.
- Perch cosa?
- Perch ti sei unita allo Storm Front?
Didi arrotol la garza rimanente e chiuse la scatola di Band-Aid. Mise le
forbici e gli altri articoli sul ripiano del cassettone malandato. Fuori della
finestra, Didi sentiva il sibilo acuto da vespa del vento gelido. - Che cosa
ti aspetti che dica? - chiese alla fine Didi, quando vide che Laura la guar-
dava ancora. - Che ero una ragazzina cattiva? Che strappavo le zampe al-
le cavallette e picchiavo i gattini con la mazza da baseball? No, non sono
cresciuta cos. Alle superiori ero presidentessa del circolo di economia
domestica, e ogni semestre entravo nell'albo d'onore. Suonavo il piano per
il coro giovanile della mia chiesa. - Scroll le spalle. - Non ero un mo-
stro. L'unica cosa era che non sapevo che cosa stesse crescendo dentro di
me.
- Che cos'era?
- Un desiderio ardente - rispose Didi. - Di essere diversa. Di sapere.
Di andare in posti di cui i miei potevano soltanto leggere. Vedi, prendi
Lucy: se cominciavi a guardare spettacoli del genere, alla TV, una sera do-
po l'altra, presto cominciavi a pensare che quello fosse tutto ci che il
mondo avesse da offrire. I miei avevano paura della vita vera. Non voleva-
no che vi entrassi. Secondo loro sarei stata un'ottima moglie per qualche
ragazzo del posto, avrei abitato a cinque o sei chilometri da casa e allevato
una nidiata di figli, e la domenica ci saremmo riuniti tutti per mangiare
l'arrosto. - Didi apr le tende e guard dalla finestra. I fiocchi di neve tur-
binavano davanti alla luce; le macchine nel parcheggio erano gelate. -
Rimasero sbalorditi quando dissi che volevo andare all'universit. Quando
dissi che volevo andare all'universit fuori dello Iowa, fu l'inizio di una
lunga guerra fredda. Non potevano capire per quale motivo non volessi
starmene tranquilla. Ero una sciocca, dicevano. Gli stavo spezzando il cuo-
re. Bene, allora non lo capivo, ma avevano bisogno di me, fra loro due, al-
trimenti non avrebbero avuto niente in comune. Non volevano che diven-
tassi adulta, e quando l'ho fatto, non mi hanno riconosciuta pi. Non vole-
vano farlo. - Lasci ricadere le tende. - Cos, penso che il motivo per
cui me ne sono andata di casa, in parte, era scoprire di che cosa i miei a-
vessero paura.
- E lo hai scoperto?
- S. Come ogni generazione, erano terrorizzati dal futuro. Terrorizzati
di sentirsi insignificanti e dimenticati. - Annu. -  un terrore profondo,
Laura. A volte lo provo anch'io. Non mi sono mai sposata, che male bor-
ghese, e non ho mai avuto figli. Il tempo di farlo  passato. Quando mori-
r, nessuno pianger al mio funerale. Nessuno conoscer la mia storia. Me
ne star sotto le erbacce lungo una strada dove passeranno degli scono-
sciuti, e nessuno ricorder il suono della mia voce, il colore dei miei capel-
li, o quello che risvegliava il mio interesse. Ecco perch sono rimasta con
te, Laura. Capisci?
- No.
- Voglio che tu ritrovi il tuo bambino - disse Didi - perch non avr
mai un figlio mio. E se riesco ad aiutarti a trovare David... in un certo sen-
so sar anche mio, no?
- S - rispose Laura. Si sentiva fluttuare lontano dal mondo, su ondate
di dolore puro. Sarebbe stata una notte lunga, terribile. - In parte.
- Mi basta. - Didi porse a Laura un bicchiere d'acqua e le dette due
aspirine. Il sudore febbrile luccicava di nuovo sul viso di Laura, e lei ge-
mette, mentre la mano pulsava di una sofferenza al calor bianco. Didi ac-
cost una sedia al letto, e si sedette l mentre Laura combatteva il dolore
come meglio poteva. Didi non sapeva che cosa sarebbe accaduto l'indoma-
ni. Dipendeva da Laura; se stava abbastanza bene per viaggiare, dovevano
puntare di nuovo a ovest il pi presto possibile. Dopo qualche minuto Didi
si alz e port fuori il sacchetto di plastica alla macchina del ghiaccio, per
riempirlo di nuovo. Mentre era l, trov un distributore automatico di gior-
nali e us i suoi ultimi spiccioli per comprare una copia del Journal di Io-
wa City. Tornata nella stanza calda, con l'aria greve dell'odore della tintura
di iodio e della malattia, Didi sistem la mano di Laura sulla borsa di
ghiaccio e poi si sedette a leggere.
Trov a pagina tre il resoconto dell'incidente sull'interstatale 80. Non 
rimasto molto su cui lavorare aveva osservato il coroner. Tranne che l'au-
to, una BMW ultimo modello, aveva una targa della Georgia. Didi si rese
conto che a quell'ora dovevano aver identificato la targa, e l'FBI doveva
sapere a chi apparteneva la macchina. I cronisti di nera avrebbero fiutato
una pista nuova per una storia vecchia, e ben presto la foto di Laura avreb-
be ricominciato ad apparire sui giornali. E anche la foto di Mary Terror. La
morte di Earl Van Diver poteva benissimo riportare in prima pagina Mary
e il bambino.
Didi guard Laura, che era caduta in un sonno esausto. Qualsiasi foto
della vecchia Laura comparisse su un giornale non avrebbe rassomigliato
alla donna che era l distesa, con il viso smagrito dall'angoscia e indurito
dalla determinazione. Ma se Mary e il bambino tornavano in primo piano
sulla stampa, ci comportava maggiori probabilit che qualcuno la rico-
noscesse. E maggiori probabilit che qualche agente della stradale con il
complesso del macho potesse individuarla, fare qualche sciocchezza e pro-
vocare la morte di David.
Accese la TV, tenendo basso il volume, e guard il telegiornale delle
dieci di Iowa City. C'era anche il servizio sull'incidente, e un'intervista con
il conducente della cisterna del latte, un tipo dalla guance paffute con una
benda insanguinata sulla fronte, e lo sguardo vitreo che rivelava che aveva
appena dato una sbirciatina nella propria tomba. Vedo questo furgone e
l'altra macchina che arrivavano e l'autopattuglia della stradale proprio die-
tro di loro spieg l'autista con voce malferma. Andavano sui 130, tutti e
tre. Il furgone stava per salirmi addosso e io ho tentato di passare nella
corsia di destra e allora, wham, la macchina ha urtato la cisterna e si 
schiantata l. Il conduttore del notiziario annunci che la polizia stradale e
la polizia di stato cercavano un furgone verde scuro con la targa della Ge-
orgia.
Mentre ascoltava il resto del notiziario, Didi prese un blocchetto per ap-
punti che recava stampato in alto Liberty Motor Lodge e una campana in-
crinata. Con una matita del motel scrisse Mary Terror. Poi Freestone, e tre
nomi che aveva imparato a memoria tanto tempo prima: Nick Hudley,
Keith Cavanaugh, Dean Walker. Sotto il terzo nome disegn un cerchio, ci
aggiunse due puntini come occhi e l'arco di una bocca: una faccia di Smi-
ley, come il bottone che aveva visto sul maglione di Mary al deposito di
legname.
Gli agenti della stradale dovevano essere sulle tracce del furgone di
Mary. L'indomani sarebbero usciti a sciami. Ma forse cercavano anche una
Oldsmobile Cutlass rubata, con una decalcomania del coniglietto di Pla-
yboy sul lunotto posteriore. Non sarebbe stato male raschiare quella dan-
nata decalcomania, liberarsi dei dadi appesi e, gi che era fuori al buio e al
freddo, scambiare la targa con una delle altre macchine parcheggiate all'e-
sterno. Quante persone guardavano la propria targa, specie in una rigida
mattina grigia? Le forbici potevano servire ad allentare viti oltre che graffe
di un anello di fidanzamento. Se no, no.
Didi strapp la pagina del blocco, la pieg e se la mise in tasca insieme
col diamante. Distrusse le due pagine seguenti, eliminando le tracce rima-
ste per la pressione. Indoss il secondo maglione e i guanti, controll di
nuovo la mano di Laura - il sangue filtrava dalla garza, ma non c'era altro
da fare che tenerla fredda col ghiaccio - e poi usc a fare cose che le rivela-
rono di avere ancora gli istinti di un membro dello Storm Front.
6
Santuario di desideri
I porci stavano cercando un furgone verde scuro con una targa della Ge-
orgia?
Bene, pens Mary. Stava quasi sonnecchiando nel salottino confortevo-
le, con i piedi in alto sulla poltrona da riposo con poggiapiedi incorporato e
il televisore davanti. Quando i porci avessero trovato il furgone nel fienile
di Rocky Road, lei sarebbe scomparsa da tempo insieme a Drummer.
Aveva lo stomaco pieno. Due panini al prosciutto, una grossa ciotola di
insalata di patate, una scodella di minestra calda di verdure, una lattina di
succo di mela e quasi un intero pacchetto di biscotti Oreo. Aveva dato la
poppata a Drummer - scaldata sul fornello, cosa che lui aveva apprezzato
- gli aveva fatto fare il ruttino, lo aveva cambiato e lo aveva messo a dor-
mire. Si era addormentato come un angioletto, sul letto matrimoniale di
Rocky Road e Cherry Vanilla.
Mary guardava la televisione con le palpebre a mezz'asta. I porci stavano
cercando, aveva detto il conduttore del notiziario delle dieci da Iowa City,
circa venticinque chilometri a ovest della fattoria dove si era autoinvitata.
Il nome sulla cassetta delle lettere era Baskin. Mary comprava sempre il
gelato da Baskin-Robbins, ad Atlanta. Il suo gusto preferito era al croccan-
te, e si chiamava Rocky Road. L'uomo somigliava a Rocky Road, bruno e
tozzo, con un rotolo di ciccia intorno alla cintura, sufficiente a renderlo
molle e lento e oh-tanto-facile. Sua moglie era bionda e minuta, con le
guance rosa. Cherry Vanilla, vaniglia e ciliegia. Il figlio quattordicenne era
bruno come il padre, ma pi snello; secondo lei, se fosse stato un gelato,
sarebbe stato Fudge Ripple, caramello al cioccolato.
Sulle pareti a pannelli di legno c'erano le foto di famiglia. Facce sorri-
denti, tutte quante. Ora non sorridevano pi. Nel garage c'erano due veico-
li: un camioncino marrone con un adesivo dell'universit dello Iowa sul
paraurti posteriore, e una Jeep Cherokee blu scuro. La Cherokee era spa-
ziosa e aveva il serbatoio quasi pieno di benzina. Lei non doveva fare altro
che trasferire dal furgone le valigie, le provviste del bambino e i dischi dei
Doors, e sarebbe stata pronta a partire. Un premio supplementare lo aveva
vinto trovando l'armadietto delle armi di Rocky Road. Aveva tre fucili e
una rivoltella Smith & Wesson calibro 38, con una quantit di munizioni
per tutti. La rivoltella sarebbe andata a unirsi alla sua Magnum quando a-
vrebbe caricato la Cherokee.
Mary aveva fatto la doccia. Si era lavata i capelli e strofinata il viso, e
aveva pulito con cura le ferite con una soluzione di alcool saponato e ac-
qua saponosa tiepida, che l'aveva lasciata boccheggiante di dolore sul pa-
vimento del bagno. La ferita al braccio sembrava la peggiore, con i margi-
ni rossi infiammati e il balenio dell'osso in fondo alla cavit piena di tessu-
to cicatriziale, e di tanto in tanto le dita avevano degli spasmi, come se ar-
tigliassero l'aria. Ma era la coscia squarciata che continuava a sanguinare e
dolere, come se lei camminasse a piedi nudi su lame di rasoio. Per giunta,
il ginocchio era diventato violaceo e si era gonfiato, e i lividi le arrivavano
fino al fianco. Mary aveva applicato un cuscinetto di ovatta sulle ferite, le
aveva fasciate con le bende prese dall'armadietto dei medicinali, e si era
bendata l'avambraccio e la coscia con strisce strappate da un lenzuolo. Poi
aveva indossato una delle vestaglie di lana di Rocky Road, aveva preso
una Budweiser dal frigo e si era sistemata sulla poltrona col poggiapiedi
per trascorrervi la notte.
And in onda il bollettino meteorologico. Una donna con i capelli bion-
di, irrigiditi dalla lacca in un elmetto, si piazz davanti a una carta geogra-
fica e indic un sistema temporalesco che si stava sviluppando nel Canada
nord-occidentale. Avrebbe dovuto investire la zona di Iowa City-Cedar
Rapids da 36 a 48 ore dopo, annunci. Buona nuova per le localit sciisti-
che, disse, e pessima notizia per i viaggiatori.
Mary allung la mano vicino alla poltrona per prendere l'atlante stradale
che aveva trovato nella stanza di Fudge Ripple, l sulla scrivania, vicino ai
fogli del compito a casa di geografia. Era aperto alla carta degli Stati Uniti,
che mostrava le principali autostrade interstatali. L'interstatale 80 sarebbe
stata la via pi diretta per San Francisco e Freestone, portandola attraverso
lo Iowa e il Nebraska, risalendo con una curva nel Wyoming e scendendo
di nuovo verso lo Utah, attraverso il Nevada e infine nella California set-
tentrionale. Se manteneva la velocit intorno ai cento chilometri l'ora e se
il tempo non era troppo cattivo, poteva raggiungere Freestone in un paio di
giorni. Quando fosse partita di l, dipendeva da come si sarebbe sentita al
mattino, ma non aveva intenzione di trascorrere un'altra notte in casa di un
morto. Il telefono aveva squillato cinque volte, da quando li aveva spinti
nel fienile alle sei, e quello la rendeva nervosa. Rocky Road poteva essere
il sindaco o il pastore del posto, oppure Cherry Vanilla poteva essere la
bella della societ contadina del paese. Non si poteva mai sapere. Quindi
era meglio levare le tende appena le ossa le avessero consentito di ripren-
dere la strada.
Era stanca, e si sentiva indolenzita. Invecchiava, pens. Cedeva al dolore
e si rammolliva.
Dieci anni prima avrebbe strangolato Bedelia Morse con una mano sola.
Avrebbe dovuto pestarla a morte con un'asse di legno, pens. Oppure spa-
rarle con la Magnum e poi passare col furgone sul corpo di quell'altra put-
tana. Ma le cose si erano mosse cos in fretta, e aveva capito di essere dila-
niata e aveva avuto una paura tremenda di svenire, prima che lei e Drum-
mer potessero fuggire. Si era immaginata che i pit bull avrebbero finito
Laura Clayborne, ma ora rimpiangeva di non essersene assicurata.
"Mi sono lasciata prendere dal panico" .pens. "Mi sono lasciata prende-
re dal panico e le ho lasciate in vita tutt'e due."
Ma la loro auto era distrutta. I cani avevano fatto un bel servizio a Laura,
grave almeno quanto il danno inflitto a lei. "Avrei dovuto ucciderla" s'in-
quiet Mary. "Avrei dovuto schiacciarla col furgone prima di andarmene."
Se era ancora viva, stava ansimando in qualche letto di ospedale. "Soffri"
pens. "Spero che tu soffra molto e a lungo, per aver tentato di rubarmi il
bambino."
Comunque stava invecchiando. Lo sapeva. Invecchiando, lasciandosi
prendere dal panico e lasciando dei fili sciolti.
Con gesti lenti e penosi, Mary si alz dalla poltrona da riposo e and
zoppicando a controllare Drummer. Dormiva pacificamente sul letto, av-
volto in una coperta azzurra pulita, col succhietto stretto in bocca e la fac-
cia da cherubino arrossata dall'attrito con il fondo dell'auto. Lei rimase l a
guardarlo dormire, e sent il sangue fresco scorrerle lungo la coscia, ma
non ci bad. Era un bel bambino. Un angelo, mandato dal cielo in dono per
Jack. Era cos bello, ed era suo.
- Ti voglio bene - sussurr Mary nel silenzio.
Anche Jack gli avrebbe voluto bene. Ne era sicura.
Mary raccolse da terra i jeans sporchi di sangue e infil la mano in una
tasca. Tir fuori il ritaglio del bollettino del Sierra Club, ormai macchiato
da chiazze scure di sangue. Poi torn zoppicando nel soggiorno, dov'era il
telefono. Trov un elenco telefonico, individu il prefisso di zona che le
serviva, e form il numero dell'ufficio informazioni della California set-
tentrionale. - Freestone - disse alla centralinista. - Vorrei il numero di
Keith Cavanaugh. - Dovette ripetere il cognome lettera per lettera.
Il numero fu snocciolato a raffica da una di quelle voci computerizzate
che sembravano umane. Mary lo annot su un foglio di carta gialla strap-
pato da un blocco per appunti. Poi Mary chiam l'ufficio informazioni per
la seconda volta. - Freestone. Vorrei il numero di Nick Hudley.
Raggiunse il primo numero telefonico sul foglio. Una terza chiamata: -
Freestone. Dean Walker.
- Il numero che ha richiesto non  disponibile in questo momento -
rispose la voce del computer.
Mary attacc e mise un punto interrogativo vicino al nome di Dean
Walker. Un numero fuori elenco? L'uomo non aveva il telefono? Rest se-
duta su una sedia accanto all'apparecchio, con la gamba che le faceva di
nuovo davvero male. Fiss il numero di Keith Cavanaugh. Avrebbe avuto
il coraggio di comporlo? Che cosa sarebbe successo se avesse riconosciuto
la voce di Jack? Oppure se chiamava tutti e due i numeri e nessuna delle
due voci era di Jack? Allora sarebbe rimasto soltanto Dean Walker, no?
Riprese in mano il ricevitore; le dita fecero il loro numero di danza, e lei
dovette posarlo per un minuto, finch lo spasmo non fu passato.
Poi compose il prefisso e il numero di Keith Cavanaugh.
Uno squillo. Due. Tre. La gola di Mary si era inaridita. Il cuore le batte-
va forte. Che cosa avrebbe detto? Che cosa poteva dire? Quattro squilli.
Cinque. E ancora e ancora, senza risposta.
Attacc. A Freestone dovevano essere le nove di sera appena passate.
Non era troppo tardi per chiamare, dopo tutti quegli anni. Form il numero
di Nick Hudley.
Dopo quattro squilli, Mary sent lo scatto del ricevitore che veniva solle-
vato. Aveva lo stomaco annodato dalla tensione.
- Pronto? - Una voce di donna. Difficile stabilire l'et.
- Salve. C' Nick Hudley, per favore?
- No, mi dispiace. Nick  al consiglio comunale. Pu lasciare un mes-
saggio.
- Uhm... - Lei stava riflettendo furiosamente. - Sono un'amica di
Nick - disse. - Non lo vedo da molto tempo.
- Davvero? Come si chiama?
- Robin Baskin - rispose.
- Vuole che Nick la richiami?
- Oh, no... va bene cos. Senta, sto cercando di trovare il numero di un
altro amico a Freestone. Conosce un uomo che si chiama Dean Walker?
- Dean? Certo, lo conoscono tutti. Non ho il suo numero di casa, ma
pu raggiungerlo al suo autosalone, il Dean Walker Foreign Cars. Vuole il
numero?
- S - rispose Mary. - Grazie.
La donna si allontan dal telefono. Quando torn, disse: - Okay, Ro-
bin, eccolo. - Mary scrisse il numero di telefono e l'indirizzo dell'autosa-
lone di Dean Walker. - Non credo che sia aperto a quest'ora, per. Lei
chiama dalla zona di Freestone?
- No,  un'interurbana. - Si schiar la gola. - Lei  la moglie di
Nick?
- S. Posso dare a Nick il suo numero? Le sedute del consiglio comuna-
le di solito si prolungano oltre le dieci.
- Oh, non fa niente - rispose Mary. - Sono in viaggio per venire l.
Aspetter per fargli una sorpresa. Una cosa ancora... vede, vivevo a Free-
stone, tanto tempo fa, e ho perso i contatti. Lei conosce Keith Cavanaugh?
- Keith e Sandy. S, li conosco.
- Ho tentato di chiamare Keith, ma non c' nessuno in casa. Volevo so-
lo assicurarmi che vivesse ancora l.
- Oh, s. La loro casa  proprio in fondo alla strada.
- Bene. Mi piacerebbe passare a trovare anche lui.
- Ehm... posso dire a mio marito che ha chiamato, Robin?
- Certo - rispose Mary. - Gli dica che fra un paio di giorni sar l.
- Va bene. - La voce della donna cominciava a suonare un po' per-
plessa. - Ci siamo mai incontrate?
- No, non credo. Grazie per l'aiuto. - Attacc, e poi riprov col nume-
ro di Cavanaugh. Anche stavolta non ottenne risposta. Mary si alz in pie-
di, con la coscia gonfia e bollente, e torn zoppicando verso la poltrona e
la lattina di birra. Due giorni, e sarebbe stata a Freestone. Due giorni, e a-
vrebbe ritrovato Lord Jack. Era un pensiero sul quale sognare.
Mary si addorment, con le luci e il televisore accesi e il vento che ulu-
lava fuori della casa. Nel suo santuario di desideri, passeggiava con Lord
Jack su un vasto pendio erboso. L'oceano si stendeva ai loro piedi in una
tappezzeria blu e verde, e il rombo delle onde echeggiava dalle rocce. Lei
era giovane e fresca, con tutta la vita davanti a s, e quando sorrideva non
c'era durezza nei suoi occhi. Jack, che portava una tunica di tessuto batik,
teneva fra le braccia Drummer, e i capelli biondi gli scendevano sulle spal-
le e sulla schiena come oro filato. Mary vedeva una casa in lontananza, una
bella casa a due piani con i comignoli di pietra e il muschio che cresceva
nei punti investiti dalla spuma del Pacifico. Conosceva quella casa, e sape-
va dove si trovava. La Casa del Tuono era quella in cui lo Storm Front era
nato, col rito delle candele e del patto di sangue. Era l che Lord Jack l'a-
veva amata per la prima volta, e lei gli aveva donato il suo cuore per sem-
pre.
Era l'unica casa che avesse mai considerato sua.
Lord Jack stringeva il bambino a s, e passava un braccio sulle spalle
della ragazza alta e snella al suo fianco. Camminavano insieme fra i fiori,
nell'aria umida e satura di salsedine, con la nebbia color lavanda che si le-
vava da Drakes Bay. Mary, ti amo sentiva Lord Jack dirle all'orecchio.
Ti ho sempre amato. Lo capisci?
Mary sorrideva e rispondeva di s. Una lacrima iridescente le scorreva
sulla guancia.
Proseguivano verso la Casa del Tuono con Drummer fra loro e la pro-
messa di un nuovo inizio che li attendeva.
E sulla poltrona da riposo Mary dormiva di un sonno pesante, sfinita
dall'emorragia e dalla stanchezza della carne, con la bocca semiaperta e un
lungo filo argenteo di saliva che colava sul mento. Le bende sulla coscia e
sull'avambraccio erano macchiate di sangue. Fuori, folate di neve scende-
vano turbinando dal cielo e gelavano i campi spogli, e la temperatura scese
sotto lo zero.
Era molto lontana dal mondo dei sogni.
Quindici chilometri a ovest dal luogo in cui Mary riposava, Laura geme-
va sudata in preda alla febbre. Didi si riscosse da un sonno scomodo sulla
poltrona per controllare le sue condizioni, e poi richiuse gli occhi perch
non poteva fare niente per alleviare il dolore fisico e mentale dell'altra
donna. Le forbici si erano rivelate inefficaci per togliere le viti della targa,
ma Didi aveva frugato tra l'assortimento di cianfrusaglie nel bagagliaio
della Cutlass e aveva trovato un cacciavite che funzionava. La Cutlass ora
portava una targa del Nebraska, la decalcomania di Playboy era stata ra-
schiata e i dadi di plastica rossa erano finiti fra i rifiuti.
Il sonno avvolse le sofferenti, e per qualche tempo le protesse dal dolore.
Ma la mezzanotte era passata e stava per sorgere un'alba gelida, con nubi
temporalesche che scivolavano dal Canada nel buio plumbeo. Il bambino
si svegli con un sussulto, con gli occhi azzurri che cercavano e la bocca
che succhiava il ciucciotto. Vedeva strane forme e colori sconosciuti, e u-
diva l'ululato e il tonfo di suoni smorzati: la soglia di un mondo misterioso
e spaventoso. Pochi minuti dopo, le sue palpebre si richiusero. Scivol di
nuovo nel sonno, senza peccato, e le manine si chiusero cercando una ma-
dre che non c'era.

PARTE SETTIMA
Pira funebre
1
La potenza dell'amore
Un clacson che suonava.
Mary apr gli occhi, con le palpebre gonfie e appiccicose.
Un clacson che suonava all'esterno. Fuori della casa.
Il suo cuore diede in un balzo. Si mise a sedere sulla poltrona col pog-
giapiedi, e tutte le giunture del suo corpo parvero gridare all'unisono. Un
gemito di dolore le sfugg dalle labbra. Un clacson che suonava fuori, nel
chiarore grigio di una mattina invernale. Si era addormentata con la TV e
la luce accesa; sul teleschermo un uomo con i capelli a spazzola stava par-
lando della produzione della soia. Quando lei tent di alzarsi, la scossa di
dolore che le percorse la coscia la lasci senza fiato.
Le bende erano incrostate di sangue scuro; nella stanza aleggiava un o-
dore di rame. La ferita all'avambraccio pulsava di dolore, ma era intorpidi-
ta, e cos pure la mano destra. Si alz dalla poltrona con uno sforzo che le
fece sibilare l'aria fra i denti, e poi si avvicin zoppicando a una finestra da
cui poteva vedere la facciata della casa.
Durante la notte era caduto uno strato sottile di neve, che aveva coperto i
campi. Fuori, sulla strada spolverata di neve, a una sessantina di metri dal-
la fattoria, era fermo uno scuolabus con la scritta CEDAR COUNTY
SCHOOLS sulla fiancata. " venuto a prendere Fudge Ripple" cap Mary.
Solo che il ragazzo non era pronto per la scuola. Era profondamente ad-
dormentato, sotto il fieno. Il pulmino scolastico aspett ancora quindici se-
condi, poi l'autista lanci un ultimo frustrato colpo di clacson e l'autobus
ripart, dirigendosi verso la successiva casa del suo itinerario.
Mary trov un orologio. Erano le sette e 34 minuti. Si sentiva debole,
con la testa leggera e lo stomaco pulsante di nausea. And barcollando in
bagno e si chin sulla tazza, ma nonostante i conati non riusc a vomitare
niente. Si guard allo specchio: gli occhi affondati nelle palpebre gonfie, la
pelle grigia come l'alba. "La morte" pens. "Ecco che cosa sembro." La
gamba le doleva con violenza, e Mary cerc in un armadietto del bagno
finch trov un flacone di Excedrin. Ne prese tre, schiacciandole fra i denti
e mandandole gi con un sorso d'acqua preso dal rubinetto con le mani.
Desiderava riposare con tutte le sue forze, quel giorno. Desiderava ar-
dentemente restare a dormire in quella casa calda, ma era tempo di andar-
sene. L'autista dell'autobus scolastico si sarebbe chiesto come mai Fudge
Ripple non fosse uscito, quella mattina, mentre tutte le luci in casa erano
accese. Lo avrebbe riferito a qualcuno, e anche gli altri si sarebbero me-
ravigliati. La routine era il tessuto essenziale dello stato stupratore di cer-
velli; quando una routine veniva violata, come un punto saltato in una ma-
glia, tutte le formichine entravano in agitazione. Era tempo di andarsene.
Drummer cominci a piangere; Mary lo riconobbe come un pianto di
collera, pi basso e meno intenso di una o due note rispetto al pianto di
paura. Era piuttosto un ronzio nasale, con alcune pause per riprendere fia-
to. Doveva dargli la poppata e cambiarlo prima di partire. Era animata da
una sensazione di urgenza. Prima si cambi la fasciatura, facendo una
smorfia quando stacc il cotone incrostato sulla ferita. Medic di nuovo le
ferite, e le bend con strisce pulite strappate da un lenzuolo. Poi apr la va-
ligia, si cambi la biancheria e prese un paio di calze di flanella dal casset-
tone di Rocky Road. I jeans le stavano troppo stretti alle cosce per la gam-
ba gonfia, cos indoss un paio di pantaloni di tela pi larghi, omaggio an-
che quelli del defunto padrone di casa, e li strinse alla vita con una delle
sue cinture. Indoss una camicia pesante grigia e un maglione marrone che
aveva dal 1981, e appunt sul davanti la spilla di Smiley. Per ultimi venne-
ro gli stivaletti sciupati. Nell'armadio di Rocky Road c'era un allettante as-
sortimento di soprabiti pesanti e parka. Stacc dall'appendiabiti un giacco-
ne di velluto a coste marrone con il collo foderato di lana, lo mise da parte
per dopo, e scelse un parka di piumino verde in cui avvolgere Drummer
chiudendo la lampo, come in una culla portatile improvvisata. Anche un
paio di guanti da uomo in pelle furono messi da parte.
Mentre dava il biberon a Drummer, Mary stringeva continuamente una
palla da tennis nella mano destra per scaldare i tendini. La forza, in quella
mano, era ridotta a un terzo circa di quella normale, le dita erano fredde e
intorpidite. Lesioni ai nervi, pens. Poteva sentire la torsione dei muscoli
danneggiati nella ferita all'avambraccio. Quel dannato cane era stato sul
punto di squarciare un'arteria, e, se ci fosse riuscito, a quell'ora lei sarebbe
stata morta. Il vero guaio, per, era la ferita alla coscia. Ci sarebbero voluti
una cinquantina di punti e un antisettico molto pi potente di quello che
aveva trovato nel bagno di Rocky Road. Ma fin tanto che restava coperta
da una crosta, lei poteva tirare avanti.
Il telefono squill mentre cambiava Drummer. Smise dopo 12 squilli,
rimase muto per cinque minuti e poi squill altre otto volte.
- Qualcuno  curioso - disse a Drummer mentre lo puliva con una
salviettina Handi Wipe. - Qualcuno vuole sapere come mai il ragazzo
non  uscito a prendere l'autobus scolastico, o per quale motivo Rocky
Road non ha ancora timbrato il cartellino. S, qualcuno  curioso,  proprio
curioso!
Cominci a muoversi un po' pi in fretta.
Il telefono squill di nuovo alle otto e quaranta, mentre Mary stava cari-
cando la Cherokee nel garage. Tacque, e Mary continu il lavoro. Trasfer
a bordo la sua valigia e un sacchetto di plastica per i rifiuti, pieno di cibo
preso dalla cucina: il resto del prosciutto affettato, una confezione di mor-
tadella, una pagnotta, una brocca di succo d'arancia e alcune mele, una sca-
tola di fiocchi d'avena e un grosso sacchetto di sfogliatine di granturco Fri-
tos. Trov un flacone di integratori minerali e uno di vitamine che avreb-
bero steso un cavallo. Ne mand gi due per tipo. Quando ebbe preparato i
bagagli e fu pronta a portare fuori Drummer, si trattenne un minuto per
mangiare una scodella di cereali e bere una Coca.
Era in piedi nella cucina, intenta a finire i cereali, quando guard da una
finestra e vide un'autopattuglia risalire lentamente il vialetto.
Si ferm di fronte alla casa, e ne scese un agente che portava un parka
blu scuro. La macchina portava scritto sulla fiancata CEDAR COUNTY
SHERIFF'S DEPARTMENT. Quando il poliziotto, che doveva aver supe-
rato da poco la ventina, poco pi che un ragazzo, raggiunse la porta d'in-
gresso e suon il campanello, Mary aveva gi caricato uno dei fucili rima-
sti nell'armadietto delle armi.
"Vattene" pens Mary. La gamba aveva ricominciato a farle male, un
dolore profondo e lancinante.
- Mitch? Sei in casa?
Il poliziotto arretr dalla porta. Rimase fermo un minuto a guardarsi at-
torno, le mani sui fianchi, poi Mary lo vide avviarsi sulla destra. And a
un'altra finestra, da cui poteva seguirlo con lo sguardo. Lui raggiunse la
porta sul retro e sbirci all'interno, appannando il vetro col fiato. Buss di
nuovo, pi forte. - Emma? C' qualcuno?
"Nessuno che tu voglia incontrare" pens Mary.
L'agente tent il pomo della porta di servizio. Lo gir a sinistra e a de-
stra. Poi lei lo vide voltare la testa e guardare verso il fienile.
Chiam: - Mitch? - e poi cominci ad allontanarsi dalla casa, con gli
stivali che scricchiolavano sulla neve gelata, dirigendosi verso i corpi e il
furgone.
Mary rest alla porta di servizio, con il fucile fra le mani. Decise di la-
sciargli trovare Mitch ed Emma.
Il poliziotto apr la porta del fienile e guard all'interno.
Lei attese, con gli occhi lucenti di una sorta di lussuria.
Non ci volle molto. Il porco usc correndo. Barcoll, si ferm, si chin e
vomit sulla neve. Poi ricominci a correre, muovendo le lunghe gambe
come stantuffi, col viso stravolto.
Mary tolse il paletto alla porta e usc al freddo. Il porco la vide, si ferm
slittando e fece per prendere la pistola. La linguetta della fondina era chiu-
sa e, mentre le dita guantate del porco armeggiavano per sganciarla, Mary
Terror flette la mano intorpidita, prese la mira e lo colp allo stomaco da
una distanza di dieci metri. Lui fu sbalzato a terra all'indietro, con il respi-
ro che gli sfuggiva bianco dalla bocca e dalle narici. Mentre il porco si ro-
tolava e tentava di mettersi in ginocchio, Mary spar un secondo colpo che
gli strapp un pezzo della spalla sinistra, in uno spruzzo di sangue fuman-
te. Il terzo proiettile lo colse alle reni, mentre strisciava sulla neve scarlat-
ta.
Sussult alcune volte, come un pesce preso all'amo. Poi rimase immobi-
le, a faccia in gi, con le braccia allargate nella posizione del crocifisso.
Mary inspir a fondo l'aria fredda, assaporandone il mordente nei pol-
moni. Poi rientr in cucina, pos il fucile e fin le ultime due cucchiaiate di
cereali soffiati. Bevve il latte e lo fece seguire da una sorsata finale di Coca
Cola. And zoppicando in camera da letto, dove s'infil il giaccone di vel-
luto e i guanti, poi prese Drummer avvolto nel piumino. - Che bel bambi-
no! - esclam portandolo in cucina. - Il bel bambino della mamma! -
Gli baci la guancia, in un impeto d'amore che sorgeva dentro di lei come
una luminosit crescente. Guard di nuovo dalla porta di servizio, per con-
trollare che il porco non si fosse mosso. Poi mise Drummer nella Cheroke-
e, apr la porta del garage e si mise al volante.
Usc dal garage, superando la macchina della polizia e scendendo il via-
letto. Poi svolt a destra per immettersi sulla strada che portava di nuovo
all'interstatale 80 e alla strada per l'ovest. La borsa a tracolla era sul fondo
della macchina, piena di Pampers e latte artificiale, e con la Magnum e la
nuova rivoltella Smith & Wesson per sostituire la Colt perduta. Quella
mattina si sentiva molto meglio. Ancora debole, s, ma molto meglio. Do-
vevano essere le vitamine, decise. Aveva messo un po' di ferro nel sangue,
e quello aveva fatto la differenza.
O forse era la potenza dell'amore, pens, lanciando un'occhiata al bellis-
simo bambino sul sedile accanto.
In tasca aveva la lista di nomi e numeri telefonici, insieme all'articolo
del bollettino del Sierra Club macchiato di sangue. A ovest il cielo era una
chiazza viola, la terra sembrava bianca come una colomba di pace.
Era una mattinata ricca di amore.
La Cherokee prosegu il viaggio, puntando verso la California, carica di
potenza di fuoco e di follia.
2
Nudi come vermi
Dovevano lasciare libera la stanza entro mezzogiorno. Alle dieci e 36 la
Cutlass arrugginita con la targa del Nebraska usciva dal parcheggio del Li-
berty Motor Lodge. La donna dai capelli rossi al volante svolt a destra,
salendo sulla rampa che si fondeva con le corsie dirette a ovest dell'inter-
statale 80. La passeggera della Cutlass, una donna pallida con una mano
bendata e il fuoco dell'inferno negli occhi, indossava un maglione grigio
scuro a strisce verdi. Teneva una borsa di ghiaccio premuta contro la mano
sinistra, e si mordeva il labbro inferiore arrossato e gonfio.
I chilometri scorrevano. Folate di neve sbucavano turbinando dalla luce
fioca, tra i fari delle auto e i tergicristalli in funzione. I tergicristalli della
Cutlass stridevano con un rumore simile a quello di un sabba stregonesco,
e il motore della macchina tossicchiava come una caldaia con le candele. A
Des Moines, 130 chilometri a ovest, Didi e Laura si fermarono in un Wen-
dy's e ordinarono il piatto forte: hamburger, patate fritte, insalata dello chef
e caff. Mentre Laura mangiava senza badare al galateo e con un occhio
all'orologio, Didi and al telefono a gettone e cerc la voce banchi di pegni
sulle pagine gialle. Strapp la pagina, raggiunse Laura e insieme finirono
di mangiare.
Il funzionario di Honest Joe's, in McKinley Avenue, esamin il diamante
con la lente da gioielliere e chiese di vedere un documento d'identit. Loro
si ripresero la pietra e uscirono. La donna del Rossi's Pawn, sulla Nona
Strada, non volle nemmeno parlare con loro senza aver visto un certificato
d'acquisto. Nello squallido banco di pegni battezzato opportunamente Junk
'n Stuff, in Army Post Road, un uomo, che a Laura ricordava la testa di
John Carradine piazzata sul busto di Dom DeLuise, guard il diamante e
rise facendo il rumore di una sega elettrica. - Siamo seri!  falso, signo-
ra!
- Grazie. - Laura prese il diamante e Didi la segu verso la porta.
- Ehi, ehi, ehi! Non vada in collera! Aspetti un secondo.
Laura si ferm. Il grassone dalla faccia sottile e rugosa come una prugna
secca le fece segno di tornare indietro con una zampa costellata di anelli.
- Suvvia, trattiamo un po'.
- Non ho tempo per questo.
- Cos', ha fretta? - Corrug la fronte, guardando la sua mano benda-
ta. - Mi pare che stia perdendo sangue, signora.
Macchie rosse erano filtrate dalle bende. Laura disse: - Mi sono taglia-
ta. - Raddrizz la schiena in tutta la sua altezza e torn verso il banco. -
Otto anni fa mio marito ha pagato pi di tremila dollari per questo diaman-
te. Ho il certificato. So che non  falso, quindi non mi rifili queste stronza-
te.
- Ah, s? - Lui sorrise. Nessun cavallo aveva denti pi grossi e pi
gialli. - Vediamo il certificato, allora.
Laura non si mosse. Non parl neppure.
- Uh-huh. Allora vediamo una patente.
- Mi hanno rubato la borsa - disse Laura.
- Ah, s! - Annu, facendo tamburellare le dita sul banco. - Dove
avete rubato la pietra, signore?
- Andiamo - sugger Didi.
- Siete agenti in borghese, vero? - chiese l'uomo. - E cercate di fre-
garmi? - Sbuff. - S, io sento l'odore dei poliziotti a un chilometro di
distanza! Voi altri non volete piantarla di perseguitarmi, eh?
- Andiamo. - Didi afferr Laura per il braccio.
Lei stava quasi per voltare le spalle. Quasi. Ma la mano la stava ucci-
dendo ed erano arrivate alla fine dei contanti, non aveva mai visto una
giornata pi tetra e Mary Terror era l fuori da qualche parte con David.
Sent la sua fragile calma cedere e, senza neanche rendersene conto, si ri-
trov con la mano sotto il maglione. Afferr il calcio dell'automatica infi-
lata nella cintura dei jeans, estrasse la pistola e la punt sui denti da caval-
lo dell'uomo.
- Accetter mille dollari per il diamante - gli disse. - Prendere o la-
sciare.
Il sorrso dell'uomo divenne sbilenco.
- Oh Dio! - gemette Didi. - Non ucciderlo come quell'altro, Bonnie!
Non fargli schizzar via il cervello dalla testa!
L'uomo trem e alz le mani. Portava dei gemelli che sembravano picco-
le pepite d'oro.
- Apra il registratore di cassa - gli ordin Laura. - Ha appena com-
prato un diamante.
Lui si affrett a obbedire, e quando il registratore fu aperto cominci a
contare le banconote. - Bonnie a volte s'infuria - disse Didi mentre an-
dava alla porta e voltava il cartello APERTO dalla parte SPIACENTE,
CHIUSO. In ogni caso per la strada non c'era nessuno, il vento e la neve
trattenevano in casa le persone pi sane di mente. - Ieri nel Nebraska ha
sparato in testa a un tizio. Ha il grilletto facile, ecco che cos'ha.
- Volete biglietti di grosso taglio? - ansim l'uomo. - Li volete da
cento?
- Comunque siano - rispose Didi. - Su, si sbrighi!
- Ho solo... ho solo... seicento dollari in cassa. Ne ho altri nella cassa-
forte. L dietro. - Indic una porta con la scritta UFFICIO.
- Seicento bastano - disse Didi. - Prendi i soldi, Bonnie. Ci dovreb-
bero portare fino al Michigan, no? - Prese l'automatica dalle mani di Lau-
ra mentre intascava i soldi. - C' qualcun altro, l dentro?
- Wanda Jane  nel retro.  la contabile.
- D'accordo, supera quella porta camminando molto lentamente.
L'uomo si avvi, ma Laura disse: - Aspetti. Prenda il diamante. Lo ha
comprato. - Didi le scocc un'occhiata di disapprovazione, e l'uomo spa-
ventato rimase l impietrito, non sapendo che fare. - Lo prenda - insi-
stette Laura, e alla fine lui obbed.
Nell'ufficio, una donna avvizzita con i capelli grigi tagliati a zazzera fu-
mava una sigaretta, stando seduta in una nuvola di fumo e parlando al tele-
fono mentre guardava una soap opera su un televisore portatile. Didi non
ebbe bisogno di parlare; la faccia dell'uomo e la pistola spiegarono tutto.
Wanda Jane gracchi: - Ges santo! Hal, penso che ci sia... - Didi pos
la mano sulla forcella del telefono, interrompendo la comunicazione.
- Wanda Jane, tieni la bocca chiusa - ordin Didi. - Voi due, spo-
gliatevi nudi come vermi.
- Col cavolo che lo far! - tuon Wanda Jane, imporporandosi in viso
fino alla radice dei capelli.
- Hanno gi ammazzato qualcuno! - disse l'uomo. - Sono pazze tut-
t'e due! - Si stava gi sbottonando la camicia. Quando slacci la cintura,
la pancia enorme trabocc come il copertone dell'omino della Goodyear.
Didi li incit a sbrigarsi. Un paio di minuti dopo, erano entrambi nudi e
stesi bocconi sul pavimento di cemento. Laura non aveva mai visto due
palle di grasso pi ributtanti. Didi strapp il telefono dalla parete e raccol-
se una bracciata di vestiti. - Restate distesi per dieci minuti. Bobby con-
troller la porta principale. Se uscite prima che siano passati i dieci minuti,
siete morti, perch Bobby  anche pi pazzo di Bonnie. Mi sentite?
Wanda Jane grugn come un rospo gigante. L'uomo con i denti da caval-
lo strinse il diamante nel pugno e bel: - S, vi sentiamo! Solo, non ci
ammazzate, d'accordo?
- Ci vedremo la prossima volta che passeremo di qui - promise Didi,
e sospinse Laura fuori dell'ufficio.
Una volta fuori, Didi gett i vestiti in un bidone dei rifiuti. Poi lei e Lau-
ra corsero alla Cutlass, che era parcheggiata lungo la strada, a qualche por-
ta di distanza dal banco dei pegni, e Didi si rimise al volante. Cinque mi-
nuti dopo erano dirette a ovest verso l'interstatale 80, e dopo dieci minuti
erano di nuovo in viaggio per l'ovest, pi ricche di seicento dollari e al-
leggerite di un diamante che per Laura era diventato solo un peso morto.
Didi non faceva che controllare lo specchietto retrovisore. Niente luci
lampeggianti, niente sirene. Per il momento. La lancetta del tachimetro se-
gnava poco pi di 95 chilometri l'ora, e Didi la lasci l. - Dal taccheggio
alla rapina a mano armata in meno di un giorno - osserv Didi, senza riu-
scire a trattenere un sorriso malizioso. - Hai un talento naturale.
- Per cosa?
- Per fare la fuorilegge.
- Non ho rubato niente. Gli ho lasciato il diamante.
-  vero, glielo hai lasciato. Ma non  stata una bella sensazione, met-
tergli sotto il naso quella pistola e farlo morire di paura?
Laura guard i tergicristalli lottare contro gli sputi di neve. Era stato ec-
citante, in un certo senso. Era stato cos estraneo al suo normale senso del-
la propriet che le era sembrato che qualcun altro impugnasse la pistola,
vestisse la sua pelle e parlasse con la sua voce. Si domand che cosa ne a-
vrebbe pensato Doug, oppure sua madre e suo padre. Si rese conto di una
cosa che era vera, e la riemp di un orgoglio amaro: poteva non essere una
fuorilegge, ma senz'altro non era tipo da arrendersi. - Spogliatevi nudi
come vermi - disse, e si lasci sfuggire una risata dura. - Che te ne pa-
re di questa?
- Era solo un modo per guadagnare tempo. Non mi  venuto in mente
nessun altro sistema per farli restare in quell'ufficio per un po'.
- Perch seguitavi a chiamarmi Bonnie? E perch hai detto che erava-
mo dirette verso il Michigan?
Didi alz le spalle. - La polizia cercher due donne in viaggio per il
Michigan. Una di loro ha un accento del sud e si chiama Bonnie. Forse
viaggiano insieme a un complice di nome Bobby. In ogni caso, i porci cer-
cheranno nella direzione opposta a quella in cui andiamo. Non sapranno
che pensare di qualcuno che scambia un diamante da tremila dollari con
seicento dollari, usando la minaccia della pistola. - Sorrise appena. -
Hai sentito che cosa ho detto? "Porci". Era molto tempo che non lo dicevo
con convinzione. - Le sfugg anche una risata gorgogliante. - Hai visto
la faccia di Wanda Jane quando ho ordinato a quei due di spogliarsi? Cre-
devo che le venisse un accidente!
- E quando  saltata fuori la pancia di quel tizio, io pensavo che sareb-
be arrivata al pavimento! Ho creduto che Des Moines sarebbe stata colpita
da un terremoto.
- Aveva bisogno di un busto! Ma che dico, non sarebbe riuscito a tro-
vare un busto abbastanza grosso!
Ridevano tutt'e due, e il riso allentava parte della tensione per quello che
avevano appena fatto. Mentre rideva, Laura dimentic per un istante pre-
zioso il dolore al cuore e alla mano, e fu davvero una misericordia.
- Gli serviva un busto con le stecche di balena! - continu Didi. - E
hai visto che mappamondi, quei due?
- Butt e Jeff! - esclam Laura, con le lacrime agli occhi.
- Le lune di miele!
- Due lune sopra Des Moines!
- Giuro su Dio che ho visto dei barattoli di gelatina con pi... - Tono
muscolare, stava per dire, ma non lo disse per via della luce azzurra lam-
peggiante che era apparsa all'improvviso nello specchietto retrovisore.
Nella macchina entr l'urlo di una sirena, e i capelli si rizzarono sulla nuca
di Laura.
- Cristo! - grid Didi, spostando di scatto la Cutlass nella corsia di
destra. L'autopattuglia pass rombando in quella di sinistra, e il cuore di
Didi martell mentre aspettava che sterzasse per accodarsi a loro. Invece
prosegu, sorpassandole in un fragore di sirene e in uno sfolgorio di luci
azzurre, e sfrecci via nelle tenebre di nevischio e neve turbinante.
Nessuna delle due riusc a parlare. Le mani di Didi si erano serrate ad ar-
tiglio sul volante, mentre gli occhi si dilatavano dallo choc, e Laura stava
seduta con i crampi allo stomaco e la mano fasciata premuta contro il pet-
to.
Sette chilometri pi avanti, superarono una macchina che era uscita di
strada urtando contro il guardrail. Vicino era parcheggiata l'autopattuglia,
con l'agente che parlava a una giovane donna in tuta di felpa con la scritta
SKI WYOMING. Il traffico era rallentato, il pomeriggio si era incupito in
un viola prugna e l'asfalto luccicava. Didi tocc il finestrino. - Fa pi
freddo - osserv. La Cutlass era un catorcio che anfanava succhiando
benzina, ma il riscaldamento era di prim'ordine. Ridusse la velocit a 90,
con una neve granulosa che svolazzava davanti ai fari.
- Posso guidare io, se vuoi fare un pisolino - si offr Laura.
- No, sto bene. Lascia riposare la mano. Come va?
- Bene. Fa piuttosto male.
- Se vuoi fermarti da qualche parte, fammelo sapere. Laura scosse la
testa. - No. Voglio proseguire.
- Con seicento dollari potremmo comprare due biglietti aerei - disse
Didi. - Potremmo prendere un volo per San Francisco da Omaha e affit-
tare una macchina a Freestone.
- Senza la patente non potremmo affittare una macchina. E comunque
dovremmo rinunciare alla pistola per salire a bordo di un aereo.
Didi prosegu per alcuni chilometri prima di parlare di nuovo, sollevan-
do un argomento che la tormentava dall'incidente al deposito di legname.
- A che servir un pistola, in ogni caso? Voglio dire... come pensi di ri-
prenderti David, Laura? Mary non rinuncer a lui. Piuttosto morir. Anche
con una pistola, come farai a riprenderti David vivo? - Sottoline l'ultima
parola.
- Non lo so - rispose Laura.
- Se Mary riesce a trovare Jack Gardiner... be', chi pu sapere che cosa
far? Chi pu sapere che cosa far lui? Se si presenta alla sua porta dopo
tutti questi anni, lui potrebbe dare i numeri. - Lanci un'occhiata all'altra
donna e distolse subito lo sguardo, perch il dolore era tornato sul viso di
Laura e vi aveva inciso delle rughe. - Jack era un uomo pericoloso. Sa-
peva indurre gli altri a uccidere per lui, ma ha fatto anche lui la sua parte di
omicidi. Era Jack il cervello dello Storm Front. Tutta l'idea era sua.
- E tu pensi davvero che sia lui? A Freestone?
- Penso che sia lui nella foto, s. Se ora si trovi a Freestone o meno,
non so. Ma quando Mary gli porter David come una specie di... offerta
d'amore, Dio solo sa come reagir lui.
- Allora dobbiamo trovare Jack Gardiner prima di lei - disse Laura.
- Non possiamo sapere di quanto ci preceda Mary. Arriver a Freesto-
ne prima di noi, se non prendiamo l'aereo.
- Non pu avere tanto vantaggio su di noi.  ferita anche lei, forse
peggio di me. Il tempo la far rallentare. Se uscir dall'interstatale, la ral-
lenter ancora di pi.
- E va bene - disse Didi. - Ammettiamo di trovare Jack per prime; e
allora?
- Aspettiamo Mary. Lei dar il bambino a Jack.  per quello che sta
andando a Freestone. - Laura si tocc gentilmente la mano bendata. Era
tanto calda da sfrigolare, e pulsava di un battito profondo, tormentoso. A-
vrebbe dovuto sopportare il dolore, perch non aveva scelta. - Quando il
mio bambino non sar pi fra le mani di Mary... ecco perch potrei avere
bisogno della pistola.
- Tu non sei un'assassina. Puoi essere dura come il cuoio vecchio, que-
sto s. Ma non un'assassina.
- Avr bisogno della pistola per tenere a bada Mary mentre aspetto la
polizia - le spieg Laura.
Ci fu un lungo silenzio. Le gomme della Cutlass frusciavano. - Non
credo che a Jack piacerebbe - disse Didi. - Qualunque identit si sia co-
struito, non ti lascer chiamare la polizia per Mary. E una volta che avrai
riavuto David... non sono sicura che potr lasciartelo fare nemmeno io.
- Capisco - disse Laura. Ci aveva gi riflettuto, e i suoi pensieri l'ave-
vano portata alla stessa conclusione. - Speravo che avremmo potuto e-
scogitare qualcosa.
- Giusto. Per esempio una grazia presidenziale?
- Piuttosto un biglietto aereo per il Canada o per il Messico.
- Senti senti! - Didi sorrise con amarezza. - Non c' niente come i-
niziare una nuova vita con pochi spiccioli e un maglione del K-Mart.
- Potrei mandarti dei soldi per aiutarti a sistemarti.
- Io sono americana! Capito? Vivo in America!
Laura non sapeva che altro dire. Non c'era nient'altro da dire, in effetti.
Didi aveva cominciato il viaggio che l'aveva condotta a quel punto molto
tempo prima, quando si era messa con Jack Gardiner e lo Storm Front. -
Dannazione - disse Didi a bassa voce. Stava pensando a un futuro in cui
la paura che qualcuno la sorprendesse alle spalle avrebbe soffocato i suoi
giorni e tormentato le sue notti, e dovunque andasse lei avrebbe portato un
bersaglio sulla schiena. Ma c'erano tante isole nelle acque fluviali del Ca-
nada, pens. Tanti luoghi dove la posta arrivava in aeroplano e il vicino
pi prossimo viveva a venti chilometri di distanza. - Mi compreresti una
fornace? - domand. - Per cuocere i vasi?
- S.
-  importante, per me, poter modellare l'argilla. Il Canada  un paese
piacevole. Sarebbe ricco di ispirazione, no? - Didi annu, rispondendo da
sola alla domanda. - Potrei essere un'espatriata. Suona meglio che esule,
non trovi?
Laura convenne che era vero.
La Cutlass pass dallo Iowa nel Nebraska, seguendo l'interstatale nel suo
percorso sinuoso intorno a Omaha e poi oltre, attraverso le pianure bianche
di gelo. Laura chiuse gli occhi e cerc di riposare come meglio poteva, fra
i tergicristalli che raschiavano il parabrezza e il rombo sordo delle ruote.
"Il bambino del gioved" pens.
"Chi nasce di gioved far molta strada."
Ricordava che lo aveva detto una delle infermiere, alla nascita di David.
E non ci aveva mai pensato, ma le venne in mente fra il raschio e il rom-
bo: anche lei era nata di gioved.
Molta strada, pens. Veniva da lontano, ma la parte pi pericolosa del
viaggio doveva ancora arrivare. Chiss dove, su quell'orizzonte cupo,
Mary Terror stava viaggiando con David, avvicinandosi alla California a
ogni chilometro che passava. Dietro le palpebre chiuse, Laura vide David
disteso in una pozza di sangue, con il cranio fratturato da un proiettile, e
respinse l'immagine prima che piantasse radici. Molta strada. Molta strada.
Fino al dorato West, buio come una tomba.
3
Lui sa
Con tre ore di vantaggio sulla Cutlass, la neve turbinava davanti ai fari
di Mary. Ora scendeva fitta e pesante dalla notte compatta, una neve so-
spinta dal vento che i tergicristalli faticavano a smuovere. Ogni tanto una
raffica di vento investiva di traverso la Cherokee, e il volante vibrava fra le
mani di Mary. Sentiva le ruote che tendevano a slittare sull'asfalto sdruc-
ciolevole dell'interstatale, e intorno a lei il resto del traffico, che era dimi-
nuito in modo netto dopo il calar della sera, aveva rallentato la velocit,
dimezzandola.
- Staremo benissimo - disse a Drummer. - Non preoccuparti, la
mamma si prender cura del suo bambino dolce. - Ma la verit era che
sotto la sua pelle si stavano insinuando le formiche della paura, e aveva
superato gi due incidenti da quando era partita da un McDonald's a North
Piatte, Nebraska, venti minuti prima. Quel genere di guida le logorava i
nervi e affaticava la vista, ma l'interstatale era ancora libera e Mary non
voleva fermarsi finch non fosse costretta. Drummer aveva avuto la poppa-
ta ed era stato cambiato da McDonald's, ed era insonnolito. La gamba feri-
ta di Mary era intorpidita dalla guida, ma il dolore all'avambraccio si ri-
svegliava a tratti e la mordeva forte, tanto per farle capire chi era a coman-
dare veramente. Si sentiva anche la febbre addosso, il viso madido e gon-
fio di caldo. Doveva tenere duro finch poteva, quella sera, prima che il
corpo sofferente la tradisse.
- Cantiamo - disse Mary. - Age of Aquarius - decise. - La Quinta
Dimensione, ricordi? - Ma naturalmente Drummer non ricordava. Lei
cominci a cantare la canzone, con una voce che forse era stata gradevole
da giovane, ma ormai era aspra e incapace di mantenere la melodia. - If
You're Going to San Francisco - recitando; era il titolo di un altro brano,
ma non riusciva a ricordare il nome del cantante. Cominci a canticchiare
anche quella, ma conosceva solo la parte sull'andare a San Francisco con i
fiori fra i capelli, cos la ripet alcune volte e poi lasci perdere.
La neve soffiava contro il parabrezza e la Cherokee rabbrividiva. I fioc-
chi urtavano il vetro e restavano attaccati per alcuni secondi, grandi e intri-
cati come pizzo svizzero, prima che i tergicristalli potessero ararli da parte
e arrivasse l'ondata successiva.
- Hot Fun in the Summertime - disse Mary. - Sly and the Family
Stone. - Solo che non conosceva le parole, e non pot fare altro che ac-
cennare la melodia. - Marrakesh Express. Crosby, Stills e Nash. - Quel-
la la conosceva quasi tutta; era stata una delle preferite di Lord Jack.
Light My Fire disse l'uomo sul sedile posteriore con una voce che
sembrava di velluto e cuoio.
Mary guard nel retrovisore e vide il suo viso e parte del proprio. Lei
aveva la pelle lucida di sudore febbrile. Lui l'aveva bianca, come una sta-
tua di ghiaccio.
Light My Fire ripet Dio. I capelli scuri erano una criniera folta, il vi-
so era scolpito dalle ombre. Cantala con me.
Mary rabbrividiva. Il riscaldamento era al massimo, lei era piena di calo-
re, ma rabbrividiva. Dio sembrava lo stesso di quella volta in cui lo aveva
visto da vicino a Hollywood. Lei sent gli odori spettrali dell'erba e dell'in-
censo alla fragola, in una combinazione simile a un profumo esotico e per-
duto.
Lui cominci a cantare, l sul divanetto posteriore della Cherokee, men-
tre la neve cadeva violenta e Mary Terror era aggrappata al volante.
Lei ascolt il suo canto, met gemito met ringhio, e dopo un po' si un a
lui. Cantarono Light My Fire insieme, lui con voce dura e vibrante, lei cer-
cando l'accordo perduto. Ed erano arrivati al verso in cui si parla di incen-
diare la notte, quando Mary vide fiamme rosse divampare dal parabrezza.
Non fiamme, no; fanalini degli stop. Un camion, con l'autista che frenava
di scatto proprio di fronte a lei.
Dette uno strattone verso destra al volante e sent le ruote tradirla. La
Cherokee stava slittando verso la parte posteriore di un autotreno con ri-
morchio. Mary emise un suono strozzato mentre Dio continuava a cantare.
E poi la Cherokee sobbalz, quando le ruote ritrovarono l'aderenza; la vet-
tura si spost sulla banchina di destra ed evit l'urto con il TIR per poco
pi di mezzo metro. Forse aveva urlato; non lo sapeva, ma Drummer era
sveglio e lanciava strilli acuti.
Mary tir il freno a mano, prese fra le braccia Drummer e lo strinse a s.
La canzone si era interrotta. Dio non era pi sul sedile posteriore, l'aveva
abbandonata. L'autotreno si stava rimettendo in moto e un centinaio di me-
tri pi avanti si vedevano luci azzurre girevoli e figure ferme nel turbine di
neve. Era un altro incidente, due auto incastrate l'una nell'altra come scara-
faggi accoppiati. - Va tutto bene - disse Mary cullando il bambino. -
Va tutto bene, shhh. - Lui non voleva saperne, e ormai piangeva e sin-
ghiozzava nello stesso tempo. - Shhh, shhh - sussurrava Mary. Si senti-
va in fiamme, la gamba le doleva di nuovo e aveva i nervi a fior di pelle.
Drummer seguit a piangere, col viso contratto dall'ira. - Zitto! - url
Mary. - Zitto, ti ho detto! - Lo scroll, tentando di far tacere il pianto. Il
respiro del bambino si frantum in una serie di singulti a bocca aperta, ma
senza che ne uscisse niente. Mary sent una scossa di panico, e si premette
Drummer contro la spalla battendogli sulla schiena. - Respira! - disse.
- Respira, respira, dannazione!
Lui rabbrivid, immettendo aria nei polmoni, e poi lasci andare un peto
che indicava che stava facendo la cacca.
- Oh, ti voglio bene, ti voglio tanto bene! - gli disse Mary mentre lo
cullava e tentava di calmarlo. E se fosse morto soffocato proprio allora? E
se non fosse riuscito a respirare e fosse morto l? A che cosa sarebbe servi-
to a Jack un bambino morto? - Oh, la mamma vuole bene al suo bambi-
no, il suo dolce dolce Drummer, s, gli vuole bene - cantilen Mary con
voce carezzevole, e dopo qualche minuto le smanie di Drummer si calma-
rono e il pianto cess. - Bravo bambino. Bravo Drummer. - Trov il
succhiotto che lui aveva sputato e glielo rimise in bocca. Poi lo depose di
nuovo sul fondo della macchina, ben avvolto nel parka di un morto, e sce-
se dalla Cherokee sotto la neve, nel tentativo di placare la febbre.
Si allontan di qualche passo zoppicando, raccolse una manciata di neve
e se la strofin sul viso. L'aria era umida e pesante, i fiocchi di neve cade-
vano turbinando da un cielo scuro come la pietra. Rimase ferma a guardare
altre auto, furgoni e autocarri passare oltre, diretti a ovest. Il freddo le
schiar la testa e le affin i sensi. Poteva proseguire. Doveva proseguire.
Jack la stava aspettando, e quando si fossero riuniti la vita sarebbe stata
tutta rose e fiori.
Risalita al volante, Mary ripet all'infinito i tre nomi mentre la notte
scorreva e i chilometri passavano. - Hudley... Cavanaugh... Walker...
Hudley...
Cavanaugh... Walker... disse Dio, tornato sul sedile posteriore della
Cherokee.
Andava e veniva, a suo capriccio. Non si mettevano le catene a Dio. A
volte Mary lo guardava e pensava che fosse migliore di Jack, altre volte
pensava che non era mai esistita un'altra faccia come la sua e non sarebbe
mai esistita di nuovo. - Ti ricordi di me? - gli domand. - Una volta ti
ho visto. - Ma lui non rispose e, quando Mary guard di nuovo nello
specchietto, il sedile posteriore era vuoto.
La nevicata stava peggiorando, il vento faceva dondolare la Cherokee
come una culla. Il terreno cambi, da pianeggiante a ondulato, preparando
il passaggio al Wyoming. Mary si ferm a una stazione di servizio presso
Kimball, quaranta chilometri a est del confine del Wyoming, riemp il ser-
batoio della Cherokee e compr un sacchetto di ciambelle glassate e del
caff nero in un bicchiere di plastica. La donna dai capelli color ottone die-
tro il banco le disse che doveva lasciare l'interstatale, che il tempo sarebbe
peggiorato, prima di migliorare, e che c'era un Holiday Inn tre chilometri
pi avanti. Mary la ringrazi del consiglio, pag quello che doveva e ripar-
t.
Super il confine del Wyoming, e il terreno cominci a salire verso le
Montagne Rocciose. Le luci di Cheyenne emersero dal buio lacerato dalla
neve, poi scomparvero nel retrovisore di Mary mentre lei proseguiva. La
forza del vento era aumentata, urlando intorno alla Cherokee e scuotendola
come fa un neonato con un sonaglino. I tergicristalli stavano perdendo la
battaglia contro la neve, i fari mostravano coni di neve volteggiente. Il su-
dore della febbre luccicava sul viso di Mary, e dal sedile posteriore la voce
di Dio la incalzava a proseguire. Sessanta chilometri dopo Cheyenne, La-
ramie pass come un sogno bianco, e le gomme della Cherokee comincia-
rono a slittare non appena l'interstatale 80 cominci la sua ascesa irregola-
re fra le catene montuose.
Ancora trenta chilometri oltre Laramie, fra le grinfie del vento, e Mary si
accorse all'improvviso che non c'erano pi altre vetture provenienti dall'o-
vest. Era sola sull'autostrada. Un TIR abbandonato, con le luci di emergen-
za che lampeggiavano, sbuc dalla neve sulla destra, con la parte posterio-
re appesantita dal gelo. La pendenza dell'autostrada ormai era aumentata, il
motore della Cherokee tirava. Lei sentiva le ruote scivolare sui tratti ghiac-
ciati, mentre il vento ululava selvaggio fra i picchi montuosi. I tergicristalli
erano appesantiti, il parabrezza era bianco come una cataratta. Lei doveva
spostare il volante da una parte all'altra quando il vento investiva la Chero-
kee, e super altre due macchine abbandonate che si erano scontrate e ave-
vano sbandato sullo spartitraffico. Delle luci di emergenza gialle lampeg-
giavano di nuovo davanti a lei, e un attimo dopo scorse il grande cartello
ammiccante posto sull'interstatale: STOP STRADA CHIUSA. Vicino era
parcheggiata un'auto della polizia stradale, con le luci girevoli che splende-
vano nell'opacit dei fiocchi di neve. Mentre Mary rallentava, due agenti
infagottati in giacconi pesanti cominciarono a farle segnalazioni con torce
rosse, indicandole di fermarsi. Lei si ferm, abbass il finestrino e il fred-
do che entr le gel i polmoni e sopraffece il riscaldamento in quattro se-
condi. Tutti e due gli agenti portavano passamontagna e berretti con i pa-
raorecchi, e quello che si avvicin al finestrino per parlarle grid: - Non
si pu proseguire, signora! L'interstatale 80  chiusa da qui a Creston!
- Io devo passare! - Le labbra si stavano gi congelando, la tempera-
tura dell'aria era scesa sotto lo zero e fiocchi di neve si incrostavano sulle
sopracciglia.
- No, signora! Non stasera! L'autostrada  ghiacciata sulle montagne!
- Punt la torcia a destra di Mary. - Dovr uscire di l!
Lei guard nella direzione della luce e vide un cartello che indicava
USCITA 272. Sotto il numero dell'uscita c'era scritto MCFADDEN e
ROCK RIVER. Uno spazzaneve stava spingendo un cumulo di neve lon-
tano dall'uscita.
- Il Silver Cloud Inn, a circa tre chilometri in direzione di McFadden!
- aggiunse l'agente della stradale. -  l che stiamo mandando tutti!
- Non posso fermarmi! Devo proseguire!
- Abbiamo avuto tre incidenti mortali su quel tratto di autostrada da
quando  cominciata questa tormenta, signora, e non migliorer prima del-
l'alba! Non avr tanta fretta da volersi ammazzare!
Mary guard Drummer, avvolto nel parka. Le si riaffacci alla mente la
domanda: a che sarebbe servito un bambino morto a Jack? La gamba le fa-
ceva male, era stanca e la giornata era stata lunga. Era tempo di riposare
finch la tormenta non fosse passata. - Va bene! - disse all'agente. -
Uscir dall'autostrada!
- Basta seguire i cartelli! - le disse lui, e la diresse verso l'uscita con
la torcia.
Mary segu lo spazzaneve per qualche centinaio di metri e poi lo super
con la Cherokee. I fari illuminarono un cartello che annunciava SILVER
CLOUD INN PROSSIMA USCITA A SINISTRA. AMMIRATE IL
PARCO DEI DINOSAURI FAMOSO NEL MONDO!
Imbocc l'uscita a sinistra quando arriv, e dovette faticare per spingere
la Cherokee in salita su una strada tutta curve, fiancheggiata da fitti boschi
appesantiti dalla neve. Le gomme stridettero perdendo l'aderenza, e la Che-
rokee sband violentemente a destra e rimbalz contro il guardrail prima
che tornasse sull'asfalto. Mary continu a spingere la Cherokee, e oltre la
curva seguente vide auto abbandonate ai margini della strada. Ancora un
centinaio di metri e le ruote della Cherokee persero di nuovo aderenza,
stavolta facendo sbandare il veicolo a destra e mandandolo a urtare contro
un banco di neve alto un metro e venti. Il motore produsse un rumore me-
tallico e si spense con un gemito esausto, e l'ululato stridulo del vento re-
gn sovrano. Mary avvi di nuovo il motore, si liber indietreggiando dal
banco di neve, e tent di costringere la Cherokee a proseguire, ma le
gomme slittavano e sbandavano e lei si rese conto che avrebbe dovuto fare
a piedi il resto del tragitto. Si ferm sulla banchina di sinistra, spense il
motore e tir il freno a mano. Poi si abbotton fino al collo il giaccone di
velluto, chiuse la lampo del parka per tenere al riparo Drummer e si mise
in spalla la borsa, con il suo tesoro di provviste per il bambino e di armi.
Prese in braccio Drummer, apr lo sportello e usc nella tormenta.
Il freddo sopraffece la sua febbre come aveva gi fatto con il riscalda-
mento della Cherokee. Era solido, duro come il ferro, e si chiuse attorno a
lei, trasformando ogni movimento in un'agonia al rallentatore. Ma il vento
era veloce e assordante, e gli alberi coperti di neve si dibattevano sotto una
bianca tortura. Si avvi zoppicando lungo la corsia di sinistra, con le brac-
cia strette intorno al bambino e la neve che le sferzava il viso a rasoiate.
Sentiva un calore umido sulla ferita alla coscia: nuovo sangue che filtrava
dalla crosta rotta, come lava che colasse da un nucleo vulcanico.
La strada divenne piana. I boschi cedettero il passo a cumuli di neve so-
spinti dal vento e Mary scorse davanti a s le luci gialle di una costruzione
lunga e bassa come un ranch. Una creatura gigantesca si lev all'improvvi-
so su Mary e il bambino, con la testa da rettile che soghignava scoprendo
denti acuminati. Un'altra sagoma massiccia con placche cornee sul dorso
era ritta l vicino, immersa nella neve fino al muso. Il Parco dei Dinosauri
famoso nel mondo, intu Mary, mentre avanzava zoppicando fra i mostri di
cemento. Un terzo bestione enorme s'impennava sulle zampe posteriori
dalla neve alla sua sinistra, con una testa di alligatore su un corpo da ippo-
potamo. A destra c'era una specie di carro armato con occhi di vetro e cor-
na di cemento che sembrava sul punto di caricare la statua ritta sulle zampe
posteriori. Fra lei e il Silver Cloud Inn si stendeva un paesaggio preistori-
co, dozzine di dinosauri congelati nella neve. Lei prosegu zoppicando, ca-
rica della propria storia. Intorno a lei si ergevano dei brontosauri carnivori
alti quattro metri e mezzo, con la testa scolpita bianca di neve e fornita di
una barba di ghiaccioli, con la neve incuneata nelle screpolature della pel-
le. Il vento rugg come una possente voce mostruosa, ricordo del canto dei
dinosauri, e per poco non fece cadere Mary in ginocchio fra i bestioni.
Fu investita in pieno dalla luce dei fari. Un veicolo cingolato chiuso sta-
va venendo verso di lei, lasciandosi dietro una scia di neve turbinante.
Quando la raggiunse, un uomo in cappello da cowboy e pastrano marrone
scese e la prese per la spalla, guidandola verso il posto del passeggero. -
C' qualcun altro dietro di lei? - le grid all'orecchio, e lei scosse la testa.
Quando furono dentro il gatto delle nevi, con il riscaldamento al massi-
mo, l'uomo prese il microfono di una radio CB e disse: - Trovato il nuo-
vo arrivo, Jody. Li porto dentro.
- Un grosso dieci-quattro - rispose una voce maschile in mezzo alle
scariche di energia statica. Mary immagin che fosse uno dei porci gi al-
l'interstatale 80. Poi l'uomo manovr il gatto delle nevi e cominci a pro-
cedere verso il motel, dicendo: - Ancora qualche minuto e star al cal-
duccio, signora.
Il Silver Cloud Inn era fatto di pietra chiara, e aveva un enorme paio di
corna sopra la porta principale. Il cowboy ferm il veicolo proprio davanti
ai gradini, e Mary scese con Drummer stretto a s. Poi il cowboy fece il gi-
ro e stava per prenderle la borsa a tracolla, ma Mary si ritrasse e disse: -
La tengo io - e lui le apr la porta per farla entrare. Dentro c'era un grande
atrio con travi di quercia e un camino di pietra in cui si sarebbe potuta par-
cheggiare una macchina. Il fuoco faceva sprizzare scintille, e l'atrio era
pervaso dall'aroma del fuoco di legna e da un calore delizioso. Venti o pi
persone di tutte le et e le condizioni erano sparse su brandine o dentro
sacchi a pelo intorno al camino, e un'altra decina circa stava chiacchieran-
do o giocando a carte. La loro attenzione fu attirata per qualche secondo da
Mary e dal bambino, poi tornarono alle loro occupazioni.
- Signore, che notte! Una tormenta spaventosa, di sicuro! - Il cowboy
si tolse il cappello, scoprendo radi capelli bianchi e una coda di cavallo in-
trecciata, stretta da una fascia fatta di perline indiane multicolori. Aveva un
viso rude, segnato da rughe profonde, e occhi azzurro vivo sotto le soprac-
ciglia bianche. - Rachel, porta un po' di caff bollente a questa signora!
Una donna indiana grassoccia, con i capelli grigi, in maglione rosso e
blue-jeans, cominci a versare il caff da una caraffa di metallo in un bic-
chiere di plastica. Sul tavolo vicino alla caffettiera c'erano dei panini, un
po' di formaggio, frutta e fette di torta. - Mi chiamo Sam Jiles - disse il
cowboy. - Benvenuta al Silver Cloud Inn. Mi spiace che non abbia potuto
vederlo in una giornata migliore.
- Va bene lo stesso. Sono contenta di essere qui.
- Le stanze erano tutte esaurite gi alle sette. Le brandine sono finite
verso le nove, ma abbiamo ancora un sacco a pelo. Lei viaggia sola col
bambino?
- S. Vado in California. - Sent che lui si aspettava dell'altro. - A
raggiungere mio marito.
- Brutta notte per trovarsi in strada, direi. - Jim si diresse verso il
banco della portineria, dov'era sistemato un altro apparecchio CB. - Mi
scusi un minuto solo. - Prese il microfono. - Silver Cloud a Big Smo-
key, rispondi, Smokey. - L'elettricit statica crepitava e sibilava, e la vo-
ce del poliziotto rispose: - Big Smokey. Ti ascolto, Silver Cloud.
Rachel port il caff a Mary e guard Drummer fra le pieghe del parka.
- Oh,  nato da poco! - esclam, con gli occhi grandi e scuri. - Ma-
schio o femmina?
- Maschio.
- Come si chiama?
- Li ho portati dentro sani e salvi, Jody - stava dicendo Sam Jiles alla
radio. - Voi altri volete che vi porti gi qualcosa da mangiare?
- Ti sento parlare, Sam. Noi siamo bloccati qui finch l'interstatale 80
non riaprir.
- D'accordo, vi porto subito un po' di cibarie e il caff.
- Ha gi un nome?
Mary batt le palpebre, guardando negli occhi l'indiana. Quello che le
passava per la testa era che si trovava in trappola, con degli estranei alle
spalle e due porci che sorvegliavano l'unica via d'uscita. - David - ri-
spose, e quel nome aveva un cattivo sapore in bocca, ma Drummer era il
suo nome vero e segreto, che non si doveva condividere con nessuno.
-  un bel nome, forte. Io sono Rachel Jiles.
- Io mi chiamo... Mary Brown. - Glielo aveva suggerito il colore de-
gli occhi della donna.
- Ci  rimasto un po' di cibo. - Rachel le indic la tavola. - Panini al
prosciutto e formaggio. C' anche dello stufato di manzo. - Accenn a
terrine e a una pentola di coccio. - Si serva pure.
- Grazie, volentieri. - Mary si avvicin al tavolo zoppicando, e Ra-
chel rimase al suo fianco.
- Si  fatta male alla gamba? - domand.
- No,  una vecchia frattura. Una caviglia spezzata che non  guarita
bene. - In quel momento Drummer cominci a piangere, come per grida-
re al mondo che Mary Terror stava mentendo. Lei lo cull e lo vezzeggi,
ma il pianto aument di volume con crescente intensit. Rachel all'im-
provviso tese le braccia massicce e disse: - Io ho avuto tre figli. Posso
provare?
Che danno poteva fare? Inoltre la gamba di Mary doleva tanto da pro-
sciugarla di ogni energia. Porse Drummer alla donna e mangi, mentre
Rachel lo cullava e cantava sottovoce in una lingua che Mary non capiva.
Il pianto di Drummer cominci a placarsi, mentre lui teneva la testa piega-
ta di lato, come per ascoltare il canto della donna. Due minuti dopo aveva
smesso del tutto, e Rachel cantava sorridendo, il viso tondo quasi radioso
di affetto per il figlio di una sconosciuta.
Sam Jiles prepar dei pacchetti di cibo per i due agenti della stradale, in-
filando in due sacchetti panini, frutta e torta e aggiungendo bicchieri di
plastica e un thermos di caff. Chiese a uno degli uomini di andare con lui
sul gatto delle nevi, e baci sulla guancia Rachel, dicendo che sarebbe tor-
nato pi in fretta di quanto una padella schizzi il grasso. Poi lui e il com-
pagno uscirono dalla porta principale.
Rachel sembrava contenta di cullare Drummer, cos Mary le lasci il
bambino mentre mangiava e beveva a saziet. Si avvicin a fatica al cami-
no per scaldarsi, zigzagando fra le altre persone, e si tolse i guanti per offi-
re il palmo alle fiamme. Le era tornata la febbre, che le faceva pulsare le
tempie con un battito ardente, e non pot restare vicino al fuoco a lungo.
Lanci un'occhiata alle facce intorno a lei, valutandole; nella miscela pre-
dominavano le persone di mezza et, ma c'era una coppia che poteva esse-
re sulla sessantina e due coppie giovani che avevano l'aspetto abbronzato e
in forma degli sciatori accaniti. Lei si allontan dal focolare, tornando ver-
so il punto in cui si trovava Rachel con Drummer, e fu allora che si sent
osservata da qualcuno.
Mary guard a destra e scopr un giovanotto seduto contro la parete, con
le gambe incrociate sotto di s. Aveva un viso affilato, con il naso a becco
e capelli castano chiaro che gli spiovevano sulle spalle, e portava degli oc-
chiali con la montatura di tartaruga scura, jeans sbiaditi con le toppe alle
ginocchia e un maglione blu a collo alto. Accanto a s aveva una giacca
malconcia dell'esercito e un sacco a pelo arrotolato. La stava osservando
intensamente con occhi infossati color cenere. Il suo sguardo non vacill
quando lei lo ricambi, poi si accigli leggermente e cominci a studiarsi
le unghie.
A lei non piacque. La rese nervosa. Torn da Rachel e prese il bambino.
Rachel osserv: -  davvero un bravo bambino! I miei strillavano tutti e
tre come aquile spennate, quando erano piccoli come lui. Quanto tempo
ha?
-  nato il... - Non conosceva la data esatta. - Il 3 febbraio - disse,
che era il giorno in cui lo aveva portato via dall'ospedale.
- Ha altri figli?
- No, solo Drum... - Mary sorrise. - Solo David. - Il suo sguardo
torn sul giovanotto. La stava fissando di nuovo. Lei si sent sulle guance
un sudore febbrile. Che cosa stava guardando quel fottuto hippie?
- Vedr se riesco a trovarle un sacco a pelo - disse Rachel. - Ne te-
niamo sempre una riserva a portata di mano per i campeggiatori. - Si al-
lontan, attraversando l'atrio e uscendo da un'altra porta, e Mary trov un
posto per sedersi sul pavimento, lontano da tutti gli altri.
Baci la fronte di Drummer e gli cant la ninnananna sottovoce. La sua
pelle era fresca sotto le labbra. - Andiamo in California, s che ci andia-
mo. Andiamo in California, mamma e il suo bambino dolce. - Si accorse
con un sussulto di avere due macchie di sangue sui jeans, ciascuna delle
dimensioni di una monetina, in corrispondenza della coscia. Il sangue fil-
trava dalla fasciatura improvvisata. Lei mise da parte Drummer, si tolse il
giaccone e se lo stese sulle gambe.
Alz gli occhi, e vide l'hippie che la guardava.
Mary si strinse al fianco la borsa a tracolla, con la piccola automatica
Magnum e la calibro 38 presa dall'armadio delle armi di Rocky Road.
Lui sa.
La voce le fece venire la pelle d'oca sulla schiena. Proveniva da sinistra,
vicino al suo orecchio. Lei volse la testa. Dio era l, accosciato vicino a lei,
con il viso glaciale scarno e gli occhi incupiti dalla verit. Portava un tuni-
ca di velluto nero aderente alla pelle e una catena d'oro con un crocifisso.
Sulla testa aveva un cappello nero a tesa floscia, con una fascia di pelle di
serpente. Era lo stesso abbigliamento che indossava quando lei lo aveva
visto da vicino a Hollywood. Tranne per un particolare: Dio portava un
bottone giallo di Smiley sul risvolto. Lui sa ripet in un bisbiglio la boc-
ca crudele.
Mary Terror fiss il giovane hippie. Si stava guardando di nuovo le un-
ghie; le lanci una rapida occhiata, poi cambi posizione e si mise a stu-
diare il fuoco.
O finse di farlo.
La strada  chiusa disse Dio. I porci hanno messo un posto di blocco.
Hai di nuovo la ferita aperta. E quel fottuto sa. Che cosa farai, Mary?
Lei non rispose. Non poteva.
Appoggi la schiena alla parete e chiuse gli occhi. Poteva sentire lo
sguardo dell'hippie, ma ogni volta che apriva gli occhi non riusciva a sor-
prenderlo. Rachel torn con un sacco a pelo logoro ma utilizzabile, e Mary
lo stese come una stuoia e vi si mise sopra, invece di infilarvisi dentro.
Tenne sulla spalla la tracolla della borsa, con la lampo superiore chiusa.
Drummer sonnecchiava a intervalli e si agitava accanto a lei.
Lui sa si sent bisbigliare all'orecchio da Dio mentre scivolava nel
sonno. La voce la riscosse dal riposo. Si sentiva gonfia di calore umido,
pulsante, con le ferite alla coscia e all'avambraccio pesanti di sangue incro-
stato sotto le bende. Un tocco fermo sulla coscia le fece scorrere il dolore
dal fianco al ginocchio, e le macchie di sangue si stavano allargando.
Che cosa farai, Mary? chiese Dio, e a lei parve che forse ridesse un
poco.
- Va' al diavolo - rispose roca, e strinse a s Drummer. Erano loro
due contro un mondo pieno di odio.
Lo sfinimento ebbe la meglio su dolore e paura, almeno per qualche
tempo. Mary dormiva, Drummer ciucciava alacremente il succhiotto e il
giovane hippie si grattava il mento e osservava la donna e il lattante.
4
Brontosauri
Passarono le due, e la Cutlass continuava a procedere fra i vortici bian-
chi.
Al volante c'era Didi, col viso ridotto a una maschera sbiancata di ten-
sione. La Cutlass, che viaggiava a meno di 50 chilometri l'ora, era sola sul-
l'interstatale 80. Laura aveva guidato per alcune ore nel Nebraska, fra Lin-
coln e North Piatte, ed era diventata abile a condurre la macchina con una
mano e un gomito. Dopo North Piatte l'intensit della tormenta era aumen-
tata, col vento che investiva l'auto di lato come un toro alla carica, e Laura
aveva dovuto cedere la guida a una persona con due mani. L'ultimo TIR
che avevano visto era uscito a Laramie, quindici chilometri pi indietro, e
l'autostrada spazzata dalla neve saliva verso le Montagne Rocciose con una
pendenza regolare.
- Avremmo dovuto fermarci a Laramie - disse Didi. Era il suo ritor-
nello, da quando le luci della citt erano scomparse. - Non possiamo con-
tinuare cos. - La spazzola del tergicristallo di fronte a lei ululava per lo
sforzo respingendo la neve, mentre il tergicristallo dalla parte di Laura si
era fermato con uno stridio poco a est di Cheyenne. - Avremmo dovuto
fermarci a Laramie, come volevo io.
- Lei non lo ha fatto - ribatt Laura.
- Come lo sai? Potrebbe essere laggi nel Nebraska, a dormire al caldo
in un Holiday Inn!
- Proseguir finch potr farcela. Proseguir finch non riuscir pi a
guidare. Io farei cos.
- Mary pu essere pazza, ma non  un'idiota! Non ammazzer se stessa
e David l fuori! Guarda! Nemmeno i camion ce la fanno con questa neve!
- Didi os staccare le dita della mano destra dal volante per indicare l'au-
toarticolato abbandonato sulla banchina, con le luci di emergenza che lam-
peggiavano. Poi afferr di nuovo saldamente il volante, perch una raffica
di vento schiaffeggi la Cutlass e la spinse zigzagando sulla corsia di sini-
stra. Didi lasci l'acceleratore e lott per raddrizzare la vettura, con il cuore
che le martellava e un nodo di paura in fondo allo stomaco. - Ges, che
disastro!
La nevicata, fatta di fiocchi dalle dimensioni di mezzo dollaro, volteg-
giava nella luce dei fari quasi in orizzontale. Anche Laura era terrorizzata,
e ogni volta che le ruote slittavano e sbandavano si sentiva il cuore salire
in gola e restare l come un nocciolo di pesca, ma la violenza del vento im-
pediva alla neve di accumularsi sull'asfalto. Chiazze di ghiaccio luccica-
vano sull'autostrada come laghi argentei, ma la carreggiata in s era sgom-
bra. Lei scrutava il buio nevoso, con la mano fratturata intorpidita, grazie
al cielo. "Dove sei?" pensava. "Davanti a noi, o dietro?" Mary non poteva
aver deviato dall'interstatale 80 su una strada secondaria, perch l'atlante
stradale che avevano comprato nell'ultima sosta per fare benzina e mangia-
re non indicava nessun'altra strada diretta a ovest, oltre alla larga linea az-
zurra dell'interstatale 80. In qualche punto dell'autostrada, probabilmente
nello Utah, ormai, Mary Terror solcava la notte con David al fianco. Una
sosta notturna a Laramie non avrebbe fatto che aumentare la distanza fra
Laura e Mary di almeno quattro ore. No, Mary era in viaggio per trovare
Jack. La tormenta poteva rallentare la sua andatura, ma non si sarebbe
fermata finch non ci fosse stata costretta, dalla fame o dalla stanchezza.
Per la seconda, Laura aveva il suo rimedio personale. Mand gi un'altra
compressa di Black Cat - l'amico del camionista aveva detto l'uomo al
banco della stazione Shell quando avevano chiesto qualcosa di forte - e la
fece seguire da un sorso di caff freddo. E poi Didi url: - Cristo! - e la
Cutlass sband a destra quando le ruote incontrarono un tratto ghiacciato, e
il resto del caff fin tutto in grembo a Laura.
L'auto sband perdendo il controllo, mentre Didi cercava di raddrizzare
il volante. Urt contro il guardrail, facendo esplodere il faro di destra. La
Cutlass raschi il guardrail, sollevando scintille insieme a fiocchi di neve,
e poi vibr quando le ruote incontrarono la ghiaia e risposero alle mani di
Didi. La Cutlass si allontan dal guardrail e torn sulla carreggiata, proiet-
tandovi un solo fascio di luce.
- Avremmo dovuto fermarci a Laramie. - La voce di Didi era tesa
come il suo viso, con una vena che le pulsava sulla tempia. Aveva ridotto
la velocit a meno di cinquanta chilometri. - Non potremo mai farcela
con questa tempesta!
L'autostrada stava diventando pi ripida, il motore della Cutlass emette-
va un rumore metallico per lo sforzo. Superarono altre due auto abbando-
nate, quasi completamente coperte di bianco, e dopo un altro minuto Didi
disse: - C' qualcosa di fronte a noi.
Laura scorse delle luci gialle che lampeggiavano. Didi cominci a ral-
lentare. Un cartello luminoso emerse dalla neve sospinta dal vento: STOP
STRADA CHIUSA. C'era anche un'autopattuglia della stradale, con le luci
azzurre girevoli. Didi ferm la Cutlass e un agente della stradale tutto infa-
gottato, che teneva in mano una torcia a lampi con un cappuccio rosso sul-
l'estremit luminosa, gir dalla parte del passeggero e fece segno a Didi di
abbassare il vetro del finestrino.
Mary apr gli occhi. Ud l'urlo acuto del vento all'esterno e il crepitio
della legna che bruciava nel camino. Goccioline di sudore le tremavano
sulla pelle.
Il giovane hippie era seduto a gambe incrociate a un metro e mezzo da
lei, il mento appoggiato sul palmo delle mani e i gomiti puntati sulle gi-
nocchia.
Mary inspir e si mise a sedere. Guard Drummer, che era nel paese dei
sogni dei bambini, con gli occhi che si muovevano dietro le palpebre rosee
e il succhiotto stretto in bocca. Si asciug le guance con il dorso della ma-
no, tenendo il giaccone sulle cosce e sui fianchi per nascondere le macchie
di sangue.
- Che cosa c'? - domand, con il cervello ancora annebbiato dalla
febbre e la voce ispessita dal sonno.
- Mi spiace - disse l'hippie. - Non intendevo svegliarla. - Aveva
un accento yankee, la voce simile al suono di un flauto di canna.
- Che cosa c'? - ripet lei, sfregandosi gli occhi per scacciare il son-
no. Le ossa le dolevano come denti guasti, e si sentiva la coscia appiccico-
sa e umida. Si guard attorno. La maggior parte della gente nell'atrio dor-
miva, ma alcuni giocavano ancora a carte. Rachel Jiles era addormentata
su una poltrona e suo marito, il cowboy, stava parlando alla radio CB.
Mary riport la sua attenzione sul giovane hippie, che poteva avere 23 o 24
anni. - Mi ha svegliato.
- Sono andato al bagno - disse lui come se fosse una notizia impor-
tante. - Quando sono tornato, non riuscivo a prendere sonno. - La fiss
con i suoi occhi spettrali, di cenere.
- Giuro che l'ho conosciuta da qualche parte.
Mary sent squillare campanelli d'allarme. Si fece scivolare sul braccio
la tracolla della borsa. - Io non credo.
- Quando  entrata col bambino... mi  sembrato di riconoscerla, ma
non sono riuscito a capire perch.  davvero strano vedere qualcuno che
pensi di avere incontrato ma non riesci a immaginare dove. Sa che cosa
voglio dire?
- Io non l'ho mai vista prima d'ora. - Lei lanci un'occhiata a Sam Ji-
les. Si stava infilando il pastrano, poi i guanti e il cappello.
-  mai stata a Sioux Falls, nel South Dakota?
- No. - Lei guard Sam Jiles svegliare la moglie con una lieve spinta
gentile, e dirle qualcosa che la fece alzare in piedi. - Mai.
- Sono un giornalista del quotidiano locale. Ho una rubrica musicale.
- Si protese in avanti e le porse la mano. - Mi chiamo Austin Peevey.
Mary ignor la mano tesa. - Non dovrebbe svegliare la gente di sopras-
salto. Non  educato. - La porta d'ingresso si apr e si richiuse: il cowboy
era uscito nella tormenta. Rachel Jiles sollev il coperchio della caraffa di
caff e sbirci dentro, poi lasci la zona dell'atrio.
Austin Peevey ritir la mano. Sorrideva con la bocca dalle labbra sottili,
un ciuffetto di peli color sabbia sulla punta del mento. - Lei  un perso-
naggio famoso? - domand.
- No.
- Giuro che il suo viso mi  familiare. Vede, ho tonnellate di vecchi di-
schi e nastri. M'interesso, diciamo, di roba degli anni Sessanta. Stavo cer-
cando di capire se ho visto la sua faccia sulla copertina di un disco... sa, ti-
po Smith o Blue Cheer o qualche vecchio complesso del genere.  proprio
qui - si batt sul cranio - ma non riesco a vederlo.
- Non sono nessuno. - Mary riusc a mettere insieme uno sbadiglio e
glielo soffi in faccia. - Che ne dice di lasciarmi in pace, adesso?
Lui rimase dov'era, ignorando quello che Mary aveva detto, come lei a-
veva ignorato la sua mano. - Sto andando a Salt Lake City per un con-
gresso di collezionisti di dischi.  la mia vacanza. Avevo pensato di fare il
viaggio in macchina per ammirare il panorama, ma non contavo di restare
bloccato da una tormenta di neve.
- Senta, sono proprio stanca. Okay?
- Oh, certo. - Il cuoio degli stivali marroni scricchiol mentre lui si
alzava. - Io l'ho gi vista, per. Da qualche parte. Lei va mai ai congressi
di collezionisti di dischi?
- No.
Rachel Jiles era tornata con una brocca d'acqua, che vers nella caffettie-
ra. Poi apr una confezione di Maxwell House e riemp di caff il filtro.
Nella mente di Mary scatt l'idea che c'erano in vista nuovi arrivi dall'in-
terstatale.
Austin Peevey non voleva ancora lasciarla in pace. - Come si chiama?
- Ascolti, io non la conosco e lei non conosce me. Lasciamo le cose
come stanno.
- Mary? - Ora Rachel si stava avvicinando, e Mary si sent dilaniare
le viscere dalla rabbia. - Vuole una tazza di caff fresco?
- No. Sto cercando di riposare.
- Oh, mi dispiace. - Abbass la voce a un sussurro. - Vedo che Da-
vid dorme come un angioletto.
- Bel bambino - osserv Peevey. - Mio padre si chiama David.
La pazienza di Mary si esaur. - Lasciatemi riposare, dannazione! -
grid, e tanto Rachel quanto il giovane hippie si ritrassero. La forza della
voce di Mary svegli di colpo Drummer, che si lasci sfuggire di bocca il
succhiotto, e si sent un pianto acuto. - Oh, merda! - esclam Mary col
viso stravolto dall'ira. - Guardate che cosa avete fatto!
- Ehi, ehi! - Peevey alz le mani per mostrare le palme. - Io cercavo
solo di essere cordiale.
- Fottiti! Avanti, uomo! - Mary prese in braccio Drummer e cominci
disperatamente a tentare di cullarlo per farlo riaddormentare.
- Oh! - Rachel fece una smorfia mentre Peevey si voltava e comin-
ciava ad allontanarsi. - Mary, che linguaggio terribile!
Peevey fece un altro passo e si ferm.
Mary si sent balzare il cuore in petto. Cap. Se il ragazzo avesse messo
insieme all'improvviso i nomi Mary e David, se la sua descrizione in un ar-
ticolo di giornale fosse diventata chiara nella sua mente, o se la parola ter-
ribile si fosse associata a Terrell o Terror, era impossibile dirlo. Ma Austin
Peevey rimase paralizzato, voltandole la schiena.
Dio parl vicino a lei, proprio al suo orecchio: Ti ha riconosciuto.
Peevey cominci a voltarsi di nuovo verso di lei. Mary apr la lampo
della borsa a tracolla e infil la mano in mezzo ai Pampers, chiudendo le
dita sull'impugnatura della Magnum. Il viso di Peevey era diventato di ges-
so, gli occhi erano dilatati dietro gli occhiali di tartaruga. - Lei ... - dis-
se, ma non riusc a completare la frase. - Lei ... lei  la donna che ha ru-
bato...
Mary estrasse dalla borsa l'automatica, e Rachel Jiles emise un ansito di
choc.
- ...il bambino - fin Peevey, barcollando all'indietro mentre la pistola
puntava su di lui.
Mary si mise sulla spalla la cinghia della borsa a tracolla e si alz, col
bambino che piangeva sull'altro braccio. In quel momento, le saett per la
coscia un dolore cos intenso da toglierle il fiato per alcuni secondi e la-
sciarla stordita. Un sudore untuoso le aderiva al viso, una macchia di san-
gue simile a una grande falce di luna si allargava umida sui jeans. - State
indietro - disse loro, e obbedirono.
La porta d'ingresso si apr.
Il cowboy entr per primo, con la tesa del cappello e le spalle coperte di
neve. Dietro di lui entrarono due donne che tremavano di freddo nei ma-
glioni pesanti, con i volti arrossati dal gelo.
- ...prendere questi grandi in febbraio - stava dicendo Jiles. - Agli
sciatori piacciono, quando sono sfiniti.
Laura sent un bambino piangere. Conosceva quel suono, e il suo sguar-
do lo segu come un falco segue la corrente ascensionale. La donna dalle
spalle larghe che teneva in braccio il bambino era a sette metri e mezzo di
distanza.
I suoi occhi incontrarono quelli di Mary. Il tempo rallent fino a striscia-
re con la lentezza di un incubo, e lei ud Didi mormorare: - Oh... mio...
Dio...
Mary Terror era paralizzata. Era il culmine del karma negativo, un viag-
gio con l'acido incredibile, dirompente. Eccole l, le due donne che Mary
detestava di pi sulla terra, e, se non avesse provato un odio cos devastan-
te, incandescente, avrebbe potuto ridere di quello scherzo maligno. Ma non
era il momento di ridere, e nemmeno di lasciarsi andare. Punt la pistola
su Laura.
La donna indiana lanci un urlo e aggred Mary, afferrandole la mano
che impugnava la pistola. La Magnum spar, un istante dopo che Laura e
Didi si erano gettate sul pavimento di quercia, e un buco della grandezza
del pugno di Sam Jiles si apr nella porta con uno spruzzo di schegge. Il
cowboy si rannicchi, strisciando dietro il banco della portineria, mentre
Mary e Rachel si contendevano la pistola. Laura infil la mano sotto i due
maglioni per prendere l'automatica nella cintura dei jeans ma, quando tent
di tirarla fuori, qualcosa s'impigli nelle pieghe della lana.
Quelli che dormivano si erano svegliati. - Ha una pistola! - grid
qualcuno, come se il suono di una Magnum che sparava si potesse confon-
dere con lo scoppio di un chicco di popcorn.
Mary teneva stretto Drummer con un braccio e serrava la pistola nell'al-
tra mano, mentre Rachel Jiles tentava di costringerla ad aprire le dita. Il
marito si alz dietro il banco, senza cappello, con gli occhi azzurri alluci-
nati, brandendo a due mani un manico d'ascia. Mary assest con tutte le
sue forze un calcio nello stinco all'indiana col piede sinistro, e Rachel la-
sci la presa e barcoll all'indietro, con gli occhi chiusi. Mary vide Laura
sforzarsi di estrarre una pistola dalla cintura, Didi strisciare al riparo dietro
una grossa urna piena di fiori selvatici secchi. Si accorse di Sam Jiles che
scagliava il manico dell'ascia contro di lei come un lanciatore di baseball, e
spar un colpo a Laura senza prendere la mira, mentre il cowboy lanciava
e il manico d'ascia volava turbinando verso di lei.
Il proiettile trapass il maglione del K-Mart di Laura, sfiorandole il fian-
co destro come un bacio ardente e conficcandosi poi nella parete. Un istan-
te dopo, il manico d'ascia urt con un tonfo sordo contro la spalla sinistra
di Mary Terror, a meno di dieci centimetri dal cranio di Drummer, e la fe-
ce cadere a terra. Lei tenne stretto Drummer, ma la pistola le era sfuggita
di mano. Scivol sul pavimento vicino a Rachel Jiles, che era caduta e si
stringeva fra le mani lo stinco fratturato.
Il cowboy scavalc il banco della portineria, e Mary afferr il manico
d'ascia. Lui le dette un calcio, colpendola alla spalla vicino al punto in cui
era andato a segno il primo colpo, e si sent l'aria sibilare fra i suoi denti
stretti. Il dolore la fece rabbrividire, poi fu il suo turno: vibr un colpo a un
ginocchio dell'uomo con il manico d'ascia, colpendolo con un rumore simi-
le a un pompelmo che esplode. Mentre Jiles lanciava un grido e arretrava
zoppicando, Mary si alz dal pavimento in un impeto di forza disperata.
Lo colp di nuovo, stavolta raggiungendolo alla clavicola e facendolo acca-
sciare contro il banco della registrazione.
Laura riusc a liberare l'automatica. Vide il furore negli occhi di Mary,
come quello di un animale che ha sentito il suono di una gabbia che si
chiude di scatto. Didi stava strisciando sul pavimento per raggiungere la
Magnum caduta. Laura vide Mary spostare lo sguardo dall'una all'altra,
tentando di decidere quale attaccare. E poi il donnone gir su se stessa al-
l'improvviso, fece due lunghe falcate e abbatt il manico d'ascia sull'appa-
recchio CB, facendo poltiglia della radio in un batter d'occhio. Sistemate le
comunicazioni con i porci, Mary si volt di nuovo, con i denti stretti nel
viso sudato, e fece roteare il manico d'ascia verso Laura.
Mentre arrivava volando, Laura si ripar la testa e raggomitol il corpo.
Il manico d'ascia colp il pavimento vicino a lei e slitt oltre.
- Ferma! - grid Didi, puntando la pistola contro le gambe di Mary.
Mary fugg. Non verso la porta principale, ma nella direzione presa da
Rachel quando aveva lasciato l'atrio per andare a prendere l'acqua per il
caff. Grugn di dolore, trascinando la gamba, e spalanc una porta a due
battenti imboccando un lungo corridoio con altre porte ai lati. La gente
stava uscendo, messa in allarme dal rumore. Mentre Mary per met corre-
va, per met zoppicava, e Drummer piangeva nella sua stretta, lei frug
nella borsa a tracolla finch ebbe trovato la rivoltella calibro 38. La vista
della pistola sgombr il corridoio da ostacoli umani, e Mary prosegu con
gli occhi velati da lacrime di sofferenza.
Nell'atrio, Didi stava aiutando Laura ad alzarsi in piedi e alcuni degli al-
tri stavano soccorrendo Sam e Rachel Jiles. - Chiamate la polizia strada-
le, chiamate la polizia stradale - diceva Jiles stringendosi la clavicola
fratturata, ma la radio CB era irrecuperabile. - Da questa parte! - Didi
dette uno strattone a Laura, e lei la segu nel corridoio imboccato da Mary.
- Sta perdendo sangue! - esclam Didi, indicando gocce scarlatte sul
pavimento. Lei e Laura erano circa a met del corridoio, mentre alcune
persone sbirciavano nervosamente dalle porte, quando tutt'e due sentirono
piangere David. Il suono le blocc, e di colpo Mary Terror si affacci a
una curva del corridoio e la luce di un lampadario scintill sulla rivoltella
che impugnava. Partirono due proiettili: uno colp il muro a sinistra di
Laura e l'altro apr un foro in una porta vicina a Didi, innaffiandole un lato
del viso di schegge. Didi spar di rimando, infrangendo con il proiettile il
vetro di un allarme antincendio sulla curva del corridoio e facendo scattare
la sirena. Poi Mary spar, e Didi vide in alto un cartello: USCITA.
- Non spararle! - grid Laura. - Potresti colpire David!
- Io colpisco quello a cui miro! Se non rispondiamo al fuoco, le baster
fermarsi per farci a pezzi!
Didi si accovacci contro la parete, in guardia nel caso che Mary ricom-
parisse oltre la curva. Ma dalla parte opposta il corridoio era vuoto e c'era
una uscita di sicurezza con un pannello di vetro e la neve che turbinava al-
l'esterno nel raggio dei riflettori. Il pavimento era macchiato di sangue.
Mary era uscita sotto la tormenta.
Didi usc per prima, aspettandosi un proiettile e gettandosi pancia a terra
sulla neve. Non arriv nessun proiettile. Laura emerse con cautela dalla
porta nel vento gelido, con l'automatica stretta in pugno. La neve le invec-
chi in pochi secondi, imbiancando i loro capelli come quelli di due non-
nine.
Didi socchiuse gli occhi. - L - disse, puntando il dito dritto davanti a
s.
Laura vide la figura, ai margini del suo campo visivo, che avanzava
zoppicando freneticamente vrso i mostri del Parco dei Dinosauri.
In mezzo alle bestie preistoriche, nello spiazzo coperto di neve, Mary
avanzava faticosamente. Aveva lasciato dietro di s i guanti e il caldo
giaccone imbottito di lana. Drummer era ben chiuso nel parka, ma il vento
le strappava di dosso il maglione. Aveva i capelli imbiancati, il viso irrigi-
dito dal freddo. La ferita alla coscia si era aperta, e lei sentiva i rivoletti
caldi di sangue scorrere lungo la gamba, fino allo stivale. Anche la crosta
della ferita all'avambraccio si era riaperta, la benda era umida e gocce ros-
se cadevano dai polpastrelli. Ma il freddo le aveva gelato la febbre e
ghiacciato le gocce di sudore sul viso, e lei sentiva che Dio era da qualche
parte, molto vicino, e la guardava con i suoi occhi da lucertola. Non aveva
paura. Era sopravvissuta a ferite pi gravi, del corpo e dello spirito, e sa-
rebbe sopravissuta anche a quella. Il pianto di Drummer le giunse alle o-
recchie, una nota acuta sfilacciata dal vento. Tir su la lampo per riparargli
il viso pi che poteva senza soffocarlo, e si concentr sulla necessit di
mantenere l'equilibrio, perch le sembrava che tutto il mondo fosse in mo-
vimento tumultuoso. Pareva che i dinosauri ruggissero - le urla dei condan-
nati - e Mary alz la testa verso il cielo di ferro e rugg con loro.
Ma doveva proseguire. Doveva. Jack la stava aspettando. Pi avanti, in
fondo alla strada. Nella solatia, calda California. Jack, con il viso sfolgo-
rante di bellezza e i capelli pi dorati del sole.
Non poteva piangere. Oh, no. Il freddo le avrebbe sigillato le palpebre
col ghiaccio, se lo avesse fatto. Cos scacci dalla mente il dolore e pens
alla distanza che la separava dalla Cherokee sulla strada di montagna.
Duecento metri? Trecento? I mostri svettavano su di lei, sogghignando.
Conoscevano i segreti della vita e della morte, pens. Erano folli, proprio
come lei.
Guard indietro, riusc a distinguere le due figure che avanzavano verso
di lei contro le luci del Silver Cloud Inn. Laura Testa di coccio e Beata
Bedelia. Volevano giocare ancora un po'. Volevano imparare un'altra le-
zione sulla sopravvivenza dei pi adatti.
Mary si accovacci contro la coda ricurva di un dinosauro, una bestia al-
ta tre metri e mezzo, e prese posizione in modo da trovarsi al riparo dalla
violenza del vento e da poter seguire i loro progressi. Sarebbero arrivate l
in un paio di minuti. Camminavano in fretta, quelle due, con le gambe sa-
ne. "Venite avanti" pens. "Venite dalla mamma." Arm la rivoltella, ap-
poggiando il braccio sulla coda del mostro, e prese la mira con cura. Quel-
la dannata mano sussultava di nuovo, con i nervi tutti contratti. Ma le figu-
re erano un buon bersaglio, in controluce. "Lasciamole avvicinare" decise.
Voleva poter distinguere Testa di coccio da Beata. "Lasciamole avvicinare
sul serio."
- Dove sar andata? - grid Laura a Didi, ma lei scosse la testa. A-
vanzarono di altri venti metri, mentre il freddo le tormentava e il vento
ululava fra i dinosauri. Mary era scomparsa, ma la sua pista irregolare nel-
la neve era abbastanza chiara. Didi accost la testa a quella di Laura e gri-
d: - La sua auto dev'essere parcheggiata sulla strada laggi! Ecco dove
sta andando! - Pens al sangue nel corridoio. - Potrebbe essere ferita
molto seriamente, per! Potrebbe essere caduta e svenuta!
- Okay! Andiamo!
Didi la prese per il braccio. - Un'altra cosa! Potrebbe aspettarci laggi!
- Accenn con la testa ai mostri del Parco dei Dinosauri. - Guardati il
culo!
Proseguirono, seguendo le tracce di Mary Terror in mezzo a cumuli di
neve che arrivavano alle ginocchia. Il vento brutale ululava sul viso e lo
pungeva con aghi di ghiaccio. Passarono in mezzo a due dinosauri, con la
neve impigliata sulle curve delle creste dorsali e ghiaccioli lunghi trenta
centimetri che pendevano dalle mascelle come zanne di vampiro. A Didi
era venuto in mente che non sapeva quanti proiettili ci fossero ancora nel-
l'automatica Magnum. Due erano stati sparati nel motel; la pistola proba-
bilmente ne conteneva quattro o cinque, se il caricatore era stato riempito.
Ma sparare a Mary significava giocare alla roulette russa con David, un
fatto che Laura gi temeva. Perfino un colpo alle gambe di Mary poteva
fallire il bersaglio e colpirlo. "Se fossi Mary" pens Didi "mi troverei un
posto per tendere un'imboscata. Abbiamo le luci del motel alle spalle e il
vento in faccia." Ma non c'era altra scelta che seguire la pista, e sia Didi sia
Laura videro macchie nere di sangue sulla neve.
Il solco che Mary si era lasciata dietro descriveva una curva verso una
scena di dinosauri bloccati in atteggiamento di lotta, con le zanne scoperte
e gli artigli che abbrancavano l'aria. La strada non era troppo lontana, da l.
Non c'era altro segno della presenza di Mary che la pista, e la neve la stava
gi ricoprendo. A Didi non piaceva l'aspetto del quadro vivente di di-
nosauri; Mary poteva nascondersi dietro una qualsiasi di quelle statue. Si
ferm e afferr la spalla di Laura per fermare anche lei. - Non voglio
passare di l! - le disse. - Aggiralo!
Laura annu e cominci a dirigersi a destra dei mostri, puntando verso la
strada. Didi era indietro di due passi, con le spalle ingobbite per difendersi
dal vento e il corpo che cominciava a tremare in modo incontrollabile. A-
ghi di ghiaccio le colpivano le guance, e lei gir leggermente la testa a si-
nistra per ripararsi gli occhi.
Fu allora che vide la figura rizzarsi in piedi dietro la coda di uno dei
brontosauri, a tre metri e mezzo da lei.
Il viso della donna imponente era di un biancore spettrale, con i fiocchi
di neve impigliati nei capelli. Didi poteva scorgere il riverbero delle luci
del Silver Cloud Inn nei suoi occhi, un bagliore che sprizzava una sorta di
scintilla di elettricit dal bottone giallo di Smiley sul maglione. Mary tene-
va un involto nella piega del braccio sinistro, con il braccio destro teso e la
rivoltella in mano. L'arma era puntata su Laura, che non aveva ancora visto
il pericolo.
Didi prov per un attimo un terrore sconvolgente, e si rese conto esatta-
mente del motivo per cui Mary si era guadagnata quel soprannome. L'e-
spressione di Mary era impassibile, senza trionfo n collera; soltanto la si-
cura consapevolezza di chi era in vantaggio.
L'urlo di Didi si sarebbe perso nel vento. Non c'era tempo di fare altro.
Si gett su Laura, placcandola con una robusta spinta di spalla, e nello
stesso istante sent l'arma di Mary sparare: crackcrack.
Laura si gett bocconi sulla neve. Didi sent il morso di un proiettile alla
gola, e qualcosa la colp al petto come il calcio di un mulo. Il dolore le tol-
se il respiro, mentre il dito si contraeva in uno spasmo sul grilletto della
Magnum e il proiettile saliva al cielo. Poi Laura riusc a liberarsi e, quando
Mary spar ancora, uno spruzzo di neve si lev nel punto in cui si trovava
lei un secondo prima. Laura vide la donna in piedi, dietro la coda del dino-
sauro, ed ebbe un istante per decidere. Prese la mira e premette il grilletto.
La pallottola colp il bersaglio: non Mary Terror, ma il bersaglio pi
grande del fianco a scaglie grigie del dinosauro. Schizzarono schegge di
cemento, e Mary si nascose dietro il corpo del mostro. Laura si alz e si
lanci al riparo del dorso corazzato di cemento di uno stegosauro. Guard
Didi, che giaceva su un fianco. Un'ombra scura si stava allargando intorno
a lei. Laura cominci a tornare indietro strisciando, ma fu bloccata quando
un proiettile colp una delle scaglie del dinosauro vicino alla sua testa e
rimbalz sibilando.
In ginocchio, Mary frugava nella borsa a tracolla in cerca della scatola di
cartucce calibro 38 che aveva preso dall'armadietto delle armi del morto.
Le dita si stavano irrigidendo ed erano viscide di sangue ghiacciato. Mise
altre due pallottole nella rivoltella e ne perse due nella neve. Ma si stava
assiderando, le forze l'abbandonavano in fretta e sapeva di non poter resi-
stere ancora a lungo in quel gelo. Beata Bedelia era a terra, l'altra puttana
al riparo. Raggiungere la Cherokee sarebbe stato duro, ma occorreva farlo.
Non c'era altra via di scampo.
Era tempo di muoversi, prima che le gambe diventassero inutilizzabili.
Spar un altro colpo a Laura, staccando con un proiettile un altro fram-
mento dal fianco dello stegosauro, poi si alz insieme a Drummer e co-
minci a ridiscendere verso la strada.
Laura si affacci dal riparo e vide Mary allontanarsi zoppicando nella
neve. - Ferma! - grid. - Ferma! - Il vento port via la sua voce, e lei
usc dal riparo e punt la pistola sul dorso dell'altra donna.
Ebbe la visione del proiettile che trapassava il corpo di Mary e squarcia-
va David. Sollev la pistola e spar in aria. - FERMA! - grid con la
gola infiammata. Mary non guard indietro; prosegu con passo claudican-
te ma determinato fra i cumuli bianchi.
Laura si lanci all'inseguimento. Tre passi e si ferm, la pistola penzolo-
ni lungo il fianco. Guard Didi, distesa in una pozza scura. Poi di nuovo
Mary, la figura che si allontanava ad andatura costante. Ancora Didi, col
vapore che si levava turbinando dal sangue.
Si diresse verso Didi, arriv al suo fianco e s'inginocchi.
Didi aveva gli occhi aperti. Un rivolo di sangue le usciva dalla bocca,
nel viso coperto di neve. Respirava ancora, ma era un suono terribile. Lau-
ra guard Mary, che si allontanava zoppicando con Drummer fra le brac-
cia, sul punto di lasciare il Parco dei Dinosauri e raggiungere la strada.
Una delle mani di Didi si lev come un uccello morente, e afferr il da-
vanti del maglione rubato di Laura.
La bocca di Didi si mosse. Ne usc un gemito sommesso, subito cancel-
lato dal vento. Laura vide l'altra mano di Didi fremere, con le dita che ta-
stavano la tasca dei jeans. C'era un messaggio negli occhi sconvolti dal do-
lore di Didi, qualcosa che voleva far capire a Laura. Le dita di Didi segui-
tavano ad artigliare la tasca con forza sempre minore.
La tasca. Qualcosa nella tasca di Didi.
Laura vi infil cautamente le mano. Trov le chiavi della macchina e un
foglio di carta piegato, e li estrasse insieme. Spiegando il foglio, scorse la
campana incrinata del Liberty Motor Lodge. Le luci lontane del Silver
Cloud Inn l'aiutarono a vedere i nomi dei tre uomini scritti sul foglio, al di
sopra di una faccia di Smiley.
Didi l'attir a s, e Laura chin la testa.
- Ricordati - sussurr Didi. - ... anche mio.
La mano di Didi lasci andare il maglione.
Laura s'inginocchi nella neve, vicino alla sorella. Alle fine alz la testa,
e guard verso la strada.
Mary Terror era scomparsa.
Passarono forse due minuti. Laura si accorse che Didi non respirava pi.
I suoi occhi si stavano riempiendo di neve, e Laura li chiuse. Non fu un
gesto difficile.
Chiss dove, le campane della libert stavano suonando.
Laura si mise in tasca il pezzo di carta e si alz, con la pistola e le chiavi
in mano. Aveva il viso striato di ghiaccio, ma il suo cuore era un inferno.
Cominci ad allontanarsi faticosamente dalla donna morta, inseguendo la
morta vivente che aveva il suo bambino. Il vento la colp, tent di farle lo
sgambetto, le sput neve in faccia e l'afferr per i capelli.
Lei cammin pi in fretta, spingendo fra la neve come un motore imbal-
lato. Un attimo dopo, chiam a raccolta tutte le risorse del suo corpo che
potevano ancora pompare calore e cominci a correre. La neve l'afferr al-
le caviglie, le fece lo sgambetto e la mand lunga distesa. Il dolore saett
nella mano fratturata, con la fasciatura disfatta. Laura si rialz, con nuove
lacrime sul viso. Non restava pi nessuno a sentire il suo pianto. La sua
compagna ormai era la sofferenza.
Continu ad avanzare, spartendo la neve, con il corpo in preda ai brividi
e i jeans, il maglione e la faccia umidi, i capelli bianchi pi di quanto com-
portasse la sua et e l'accenno di nuove rughe all'angolo degli occhi.
Continu ad avanzare, perch non c'era modo di tornare indietro.
Laura lasci il campo di neve e il Parco dei Dinosauri, dove le creature
preistoriche erano congelate per sempre, e scese lungo la strada verso la
macchina che ora avrebbe portato una viaggiatrice solitaria.
5
Combattere contro le furie
Nel calore della Cherokee, la vescica di Mary cedette.
Il calore umido inzupp il sedile sotto i fianchi e le cosce. Tutto quello a
cui riusc a pensare fu un'altra canzone tratta dalla camera blindata della
memoria: MacArthur Park, e tutta quella dolce glassa verde che si scio-
glieva. Stava riportando la Cherokee sulla strada di montagna, con le
gomme che slittavano a destra e a sinistra. Ormai stava riacquistando la
sensibilit alle mani, con la puntura di mille aghi roventi. Il viso le dava la
sensazione che fossero stati scorticati parecchi strati di pelle, e il sangue
sui jeans si era ghiacciato fino a diventare lucente. La mano destra era
striata di scarlatto, con le dita che si contorcevano nella danza dei nervi of-
fesi. Drummer piangeva ancora, ma lei lo lasciava fare; era vivo, ed era
suo.
La parte posteriore della Cherokee urt contro una delle auto abbando-
nate sul ciglio della strada. Lei raddrizz di nuovo il veicolo e un attimo
dopo si sent uno stridore di metallo, quando la Cherokee sband a destra e
graffi una familiare. Poi raggiunse la fine della strada e guid la Cherokee
verso l'interstatale 80, con il riscaldamento che ronzava ma il freddo anco-
ra annidato in fondo ai polmoni. Trov un cartello che indicava l'interstata-
le 80 ovest, e svolt sulla rampa di accesso, con la neve che vorticava da-
vanti ai fari come plancton sott'acqua. A bloccarle la strada c'era un altro
grosso cartello luminoso: STOP STRADA CHIUSA. Ma stavolta non c'e-
rano autopattuglie, e Mary fece passare la Cherokee nella neve sulla ban-
china di destra e torn sulla rampa.
Descriveva una lunga curva verso l'interstatale 80 resa sdrucciolevole
dalla neve, che Mary affront a passo d'uomo. E poi si ritrov sull'intersta-
tale, con la macchina della polizia stradale all'uscita di McFadden, circa
quattrocento metri alle sue spalle. Lei aument gradualmente la velocit
fino a 60 chilometri l'ora, con l'autostrada che saliva sotto le ruote. La neve
ora cadeva con violenza, il vento era una bestia feroce. Mary stava attra-
versando le Montagne Rocciose.
Meno di dieci minuti dopo che aveva imboccato l'interstatale 80, una
Cutlass con un faro solo, divorata dalla ruggine, percorreva la curva della
rampa e si lanciava al suo inseguimento.
Le lacrime di ghiaccio si stavano sciogliendo sul viso di Laura. Era tesa,
col battito cardiaco impazzito. Una mano era stretta saldamente sul volan-
te, mentre il gomito dell'altro braccio l'aiutava a sterzare. L'unica spazzola
dei tergicristalli che ancora funzionava produceva un suono acuto e lamen-
toso, respingendo la neve, e Laura temeva che il motorino dei tergicristallli
stesse per bruciare. La Cutlass saliva, con la carreggiata davanti a s ince-
rata di ghiaccio. Laura manteneva costante la velocit tra i 45 e i 50 chilo-
metri l'ora e pregava Dio che Mary fosse ancora abbastanza sveglia da non
finire fuori strada. Mary era gravemente ferita e semiassiderata, proprio
come lei. Sotto le bende, la mano mutilata e gonfia di Laura era tutta un
bruciore. Il suo corpo aveva raggiunto e oltrepassato la soglia del dolore, e
ormai andava avanti a forza di volont e pastiglie di Black Cat. Andava
ancora avanti perch le lacrime non le avrebbero restituito David, e non
avrebbe riavuto suo figlio nemmeno strisciando in un angolo e arrenden-
dosi. Si era spinta troppo oltre per rinunciare. Si era lasciata l'amica alle
spalle, nella neve. Mary Terror aveva un altro peccato da scontare.
Il vento sferzava la Cutlass, e la carrozzeria dell'auto gemeva come una
voce umana. Laura guardava diritto davanti a s, senza batter ciglio, nella
tormenta. Cercava dei fanalini di coda rossi, ma oltre il parabrezza non c'e-
ra altro che neve e buio. L'autostrada curvava leggermente verso destra,
sempre in salita. Le ruote slittarono su uno strato di ghiaccio e il cuore di
Laura perse un colpo, ma poi le gomme fecero di nuovo presa sull'asfalto.
Il lamento del motorino dei tergicristalli era diventato pi forte, e quello
spaventava Laura pi del ghiaccio. Se il tergicristallo cedeva, lei era spac-
ciata, almeno finch la tempesta non fosse finita. Ora la strada cominciava
a scendere e curvava a sinistra, e Laura dovette usare il freno. Le gomme
slittarono ancora una volta, facendo sbandare la Cutlass fin quasi al guar-
drail centrale incrostato di ghiaccio prima che lei riprendesse il controllo.
Strati di neve che sembravano compatti frustavano il parabrezza, e l'auto-
strada era di nuovo in salita. Una raffica di vento colp la Cutlass da sini-
stra come un pugno, facendo vibrare il volante nella sua stretta.
Doveva proseguire, anche se faceva appena 15 chilometri l'ora. Doveva
proseguire finch il motorino dei tergicristalli non fosse bruciato e la neve
si fosse chiusa su di lei. L'unica cosa che contava ancora qualcosa nella sua
vita era tenere fra le braccia suo figlio, e avrebbe lottato contro le furie chi-
lometro per chilometro, se necessario.
Pi avanti, Mary aveva rallentato l'andatura della Cherokee. La strada
era diventata pianeggiante, e cumuli fluttuanti di neve alti da un metro e
venti a un metro e mezzo s'innalzavano sulla carreggiata in quel tratto del-
l'interstatale 80. I venti squassavano la Cherokee da entrambi i lati, con un
fragore simile a urla di spiriti dannati. Mary procedeva zigzagando fra i
cumuli, con le gomme che slittavano sul ghiaccio e poi ricuperavano l'ade-
renza. La Cherokee d'improvviso le sfugg andando in testacoda, e lei lott
con il volante, ma non ci fu niente da fare. L'intero veicolo descrisse un
lento giro su se stesso e urt contro un banco di neve. Imball il motore
della Cherokee per passarvi in mezzo, sforzandolo. Ancora trenta metri, e i
cumuli furono tutt'intorno a lei, alcuni innalzati dal vento a oltre due metri
e mezzo. Lei prosegu, tentando di trovare un varco per passare, ma dovet-
te fermarsi di nuovo perch la neve arrivava al cofano e non voleva saper-
ne di cederle il passo.
Guard nello specchietto retrovisore. Buio su buio. Dov'era quella put-
tana? Ancora laggi al Silver Cloud Inn? Oppure sull'autostrada? La putta-
na era un tipo che non si arrendeva facilmente, ma non era abbastanza folle
da tentare di attraversare le Montagne Rocciose sotto una tormenta. No,
quel genere di follia era dominio di Mary.
Per un po' non sarebbe andata da nessuna parte. Nel serbatoio c'era ben-
zina in quantit. Il riscaldamento funzionava bene. Fra un paio d'ore sareb-
be sorta l'alba. Forse alla luce avrebbe trovato una via d'uscita.
Mary tir il freno a mano, poi spense i fari e i tergicristalli. In pochi se-
condi il parabrezza fu coperto. Lasci il motore acceso al minimo e prese
in braccio Drummer. Aveva smesso di piangere, ma emetteva dei miagolii
affamati. Lei allung la mano verso la borsa e il latte artificiale. Le arriv
alle narici l'odore acre dell'orina. Drummer l'aveva imitata bagnandosi.
Che razza di posto per cambiare un pannolino, pens, ma ormai era madre,
e certe cose andavano fatte.
Guard di nuovo nel retrovisore. Ancora niente. La puttana era rimasta
al Silver Cloud con Beata Bedelia. I colpi avrebbero raggiunto Laura Testa
di coccio, se Didi non si fosse messa in mezzo. Erano stati buoni colpi, tut-
ti e due. Non sapeva esattamente dove fosse stata colpita Didi, ma era con-
vinta che per qualche tempo non avrebbe dato la caccia a nessuno.
Tre chilometri indietro rispetto alla Cherokee, Laura sent uno schianto.
Si prolung per dieci secondi, e poi il tergicristallo si ferm. La neve oscu-
r il parabrezza. - Accidenti! - grid Laura aumentando la pressione sul
freno. La macchina cominci a sbandare, prima a sinistra e poi di nuovo a
destra, ma lei non poteva fare altro che prepararsi a una collisione. Alla fi-
ne la Cutlass si raddrizz, cominci a rispondere al freno e si ferm slit-
tando e rollando.
Il suo viaggio era concluso, almeno fino alla fine della nevicata. Non c'e-
ra altro da fare che tirare il freno a mano e spegnere il faro. Il riscaldamen-
to emetteva un rumore metallico, ma pompava aria calda. La benzina nel
serbatoio arrivava a poco pi della met. Poteva sopravvivere per alcune
ore.
Nell'oscurit, Laura si costrinse a respirare lentamente e a fondo, tentan-
do di calmarsi. Mary poteva sfuggirle, ma lei conosceva la sua destinazio-
ne. Sotto quella tormenta, Mary non poteva andare molto veloce o molto
lontano. Forse sarebbe addirittura uscita dall'interstatale 80 per tentare di
dormire. L'importante era raggiungere Freestone prima di lei e trovare Jack
Gardiner, se era davvero uno dei tre uomini sulla lista di Didi.
Il vento strideva intorno alla Cutlass come un violino male accordato.
Laura si appoggi allo schienale e chiuse gli occhi. Le torn alla mente
l'immagine del volto di Didi: non il volto della donna distesa morente sulla
neve, ma il suo volto mentre lavorava con attenzione sulle stecche per la
mano di Laura. Vedeva Didi nel suo laboratorio di ceramista, mentre mo-
strava le opere create da una mente tormentata. E poi vide il viso di Didi
come doveva essere quando lei era molto pi giovane, un'adolescente nella
foto in bianco e nero dell'annuario scolastico, qualcosa che risaliva alla fi-
ne degli anni Sessante. Didi sorrideva, con i capelli laccati e voltati in su
alle punte, il viso lentigginoso e sano con le guance paffute da ragazza di
campagna. I suoi occhi erano limpidi, e guardavano al futuro da un luogo
in cui omicidio e terrore non esistevano.
L'immagine cominci a sbiadire.
Laura la lasci svanire, e si addorment fra le braccia della tormenta.
Assolti i suoi compiti di madre, Mary depose Drummer sul sedile del
passeggero e gli tir di nuovo su la lampo del parka. Per alcuni minuti me-
dit sulla distanza che doveva ancora percorrere: trecentoventi chilometri
attraverso lo Utah, poi altri quattrocento nel Nevada, passando da Reno in
California, gi fino a Sacramento, e poi attraverso la Napa Valley verso
Oakland e San Francisco.
Devo comprare altri pannolini e latte artificiale per Drummer. Devo tro-
vare degli analgesici e qualcosa che mi tenga sveglia." Aveva ancora pa-
recchio denaro ricavato dall'anello della madre, pi 47 dollari e qualche
spicciolo che aveva preso in casa di Rocky Road. Avrebbe dovuto cam-
biarsi i jeans prima di entrare in un negozio, e infilare la coscia gonfia in
un paio di pantaloni sarebbe stata un'impresa. Aveva un altro paio di guan-
ti, da qualche parte in mezzo al bagaglio, quindi poteva nascondere la ma-
no insanguinata. Quanto tempo sarebbe passato prima che i porci si met-
tessero al lavoro sul suo caso? Non molto, immaginava. Una volta superate
le montagne avrebbe dovuto darsi da fare, forse trovare un posto per star-
sene tranquilla finch il calore non fosse sbollito.
In quel momento non poteva farci niente. La febbre era tornata, il suo
corpo era tutto un pulsare di carne viva, e si rese conto di sprofondare in
fretta. Al buio trov il viso del bambino, lo baci sulla fronte e poi reclin
all'indietro il sedile di guida. Chiuse gli occhi e ascolt il vento. C'era den-
tro la voce di Dio, che le cantava Love Her Madly.
Mary sent soltanto il primo verso, poi si addorment.
6
Un patito delle moto
Tap tap.
- Signora?
Tap tap. - Signora, si sente bene?
Laura si svegli con un sforzo immane, come se nuotasse nella colla.
Riusc ad aprire gli occhi, e vide l'uomo in parka marrone col cappuccio
vicino al finestrino.
- Si sente bene? - le chiese di nuovo, col viso lungo e arrossato dal
freddo.
Laura annu. Quel movimento risvegli i muscoli del collo e delle spalle,
che protestarono rabbiosi.
- Ho un po' di caff. - L'uomo teneva in mano un thermos. Lo sollev
in un gesto d'invito.
Laura abbass il finestrino. Si accorse all'improvviso che il vento era
cessato. Cadeva ancora qualche fiocco di neve. Il cielo grigio era striato di
luce perlacea, e a quel chiarore fioco Laura pot vedere le enormi catene
montuose imbiancate che sorgevano lungo l'interstatale 80. L'uomo vers
del caff nella tazza del thermos, gliela porse, e lei lo mand gi con grati-
tudine. In un'altra vita, avrebbe potuto desiderare del caff giamaicano; in
quel momento qualsiasi brodaglia era deliziosa, se metteva in moto il suo
motore.
- Che cosa fa quaggi? - le chiese lui. - La strada  ancora chiusa.
- Ho sbagliato a svoltare, credo. - La voce di Laura era un gracidio da
ranocchio.
- Fortuna che non  finita a chiedere indicazioni a san Pietro. Era un
vero inferno, fra qui e Rock Springs. Cumuli di neve alti pi della mia te-
sta e grossi come una casa.
Era un inferno, aveva detto. Le arriv un frastuono di ingranaggi. - I
tergicristalli si sono guastati - disse. - Potrebbe pulirmi il parabrezza?
- Penso di s. - L'uomo cominci a raschiare la neve con una mano
guantata di cuoio. Lo strato di neve era alto quindi ci centimetri, e gli ulti-
mi due erano di ghiaccio saldato al vetro. L'uomo scav a fondo, l'aggan-
ci con le dita e dette uno strattone verso l'alto, e la lastra di ghiaccio si
spacc con uno schiocco simile a un colpo di pistola e scivol via. Il para-
brezza dalla sua parte era sgombro, e attraverso il vetro Laura scorse uno
spazzaneve giallo al lavoro una quarantina di metri pi avanti, con il fumo
che usciva sbuffando dal tubo di scappamento. Un altro spazzaneve stava
spalando la neve dalle corsie dell'interstatale dirette a est, e un terzo era
fermo senza autista a venti metri dalla Cutlass. Laura si rese conto che do-
veva essere rimasta come morta, per non aver sentito avvicinarsi quel mo-
stro. Dietro gli spazzaneve c'erano due grandi camion del servizio auto-
strade, con gli uomini che spargevano palate di cenere sulle lastre di ghiac-
cio. Gli ingranaggi del suo cervello scattarono e si misero in funzione. -
Lei viene da Rock Springs?
- I miei uomini si sono messi al lavoro a Table Rock, ma i cumuli di
neve sono sparsi da qui in poi. Un vero inferno, glielo dico io.
Gli spazzaneve erano arrivati dall'ovest. La via per la California era a-
perta.
- Grazie. - Gli restitu la tazza. Il motore era ancora acceso al mini-
mo, il serbatoio del carburante quasi in riserva. A giudicare dalla luce, cal-
col che aveva dormito quasi quattro ore. Tolse il freno a mano.
- Ehi, far meglio a trovare un posto per uscire dall'autostrada! -
l'ammon il conducente dello spazzaneve. -  ancora molto pericolosa.
Nessuno le ha mai parlato di catene da neve?
- Ce la far. Qual  la stazione di rifornimento pi vicina?
- Rawlins. Sono una quindicina di chilometri. Giuro che lei  la secon-
da donna pi fortunata di questo mondo!
- La seconda?
- S. Almeno lei non ha un bambino piccolo che avrebbe potuto morire
assiderato.
Laura lo fiss.
- Una donna con un bambino intrappolati fra i cumuli di neve circa tre
chilometri pi avanti - spieg l'uomo, scambiando il silenzio per curiosi-
t. - Si  andata a cacciare in un bel pasticcio. Nemmeno lei aveva le ca-
tene.
- Era su un furgone?
- Prego?
- Un furgone verde? Era quello che guidava?
- No. Una di quelle grosse jeep. Comanche o Geronimo o roba del ge-
nere.
- Di che colore?
- Blu scuro, credo. - L'uomo corrug la fronte. - Come mai lo chie-
de?
- La conosco - rispose Laura. Le venne un'idea. - Ha offerto il caff
anche a lei?
- S. L'ha bevuto come un cavallo.
Laura ebbe un sorriso tetro. Avevano bevuto dallo stesso calice amaro.
- Quanto tempo fa?
- Trenta, quaranta minuti, penso.  una sua amica?
- No.
- Be', anche lei mi ha chiesto dov'era il distributore di benzina pi vici-
no. Rawlins, le ho detto. Dico io, viaggiare con un bambino cos piccolo
durante una tormenta di neve senza le catene... quella donna dev'essere
pazza!
Laura mise in moto la macchina. - Grazie di nuovo. Sia prudente.
-  il mio secondo nome! - ribatt lui, e si scost dal finestrino.
Lei part, controllando la velocit. Le ruote facevano scricchiolare la ce-
nere. Catene o meno, avrebbe raggiunto Rawlins. Slitt in un paio di punti,
con l'autostrada che saliva e poi scendeva attraverso le montagne, ma se la
prese comoda e controll l'ago tremolante dell'indicatore del carburante. A
un certo punto della strada Mary Terror aveva abbandonato il furgone;
quello almeno era chiaro. Dove Mary si fosse procurata il nuovo veicolo,
Laura non lo sapeva, ma intu che aveva dell'altro sangue sulle mani.
Le stesse mani che tenevano in pugno il destino di David.
S'immise nella stazione di servizio di Rawlins, fece il pieno e gratt via
il resto della neve dal parabrezza. And in bagno, inghiott un'altra com-
pressa di Black Cat, l'equivalente in caffeina di quattro tazze di caff nero
e forte, e compr del cibo garantito per far salire il livello degli zuccheri
nel sangue. La piccola drogheria del distributore vendeva anche bende di
garza, e ne compr un po' per cambiare la fasciatura alla mano. Un altro
flacone di Extra-Strength Excedrin e mezza dozzina di lattine di Coca, e fu
pronta a partire. Chiese alla ragazzina dietro il banco se aveva visto una
donna grossa con un bambino, che viaggiavano su una jeep blu scuro.
- S, signora, l'ho vista - rispose la ragazza. Sarebbe stata graziosa se
fosse riuscita a vincere l'acne, pens Laura. - E stata qui una mezz'ora fa.
Un bel bambino. Faceva un gran chiasso, e lei gli ha comprato dei panno-
lini e un succhiotto nuovo.
- Era ferita? - chiese Laura. La ragazza la fiss senza capire. - Per-
deva sangue - le spieg. - Le hai visto del sangue addosso?
- No, signora - rispose la ragazza con voce diffidente. Laura non po-
teva sapere che Mary si era svegliata, aveva visto arrivare gli spazzaneve
alla luce dell'alba e si era sfilata i pantaloni macchiati di sangue, asciugan-
do la ferita con gli ultimi Pampers e indossando a fatica un paio di jeans
puliti presi dalla valigia.
Laura pag il conto e riprese il viaggio. Calcol di avere una trentina di
minuti di ritardo rispetto a Mary Terror. Gli spazzaneve e gli spargisale e-
rano usciti sull'interstatale 80 come un piccolo esercito. A parte qualche
raffica, la nevicata era cessata e l'opera di sgombero era quasi finita. Co-
minci a vedere altre macchine sull'interstatale mentre superava la linea di
spartiacque continentale a ovest di Weston, fra le montagne che si staglia-
vano intorno a lei in un austero panorama bianco e il cielo di un grigio
gessoso. L'autostrada cominci la lunga e lenta discesa verso lo Utah.
Quando super Rock Springs, vide gli agenti della stradale guidare di nuo-
vo i TIR sull'interstatale 80 da un affollato piazzale di sosta per autocarri.
L'interstatale era stata riaperta ufficialmente, le Montagne Rocciose erano
alle sue spalle, avvolte dalle nuvole, e pian piano lei aument la velocit a
95 chilometri, poi a 100, infine a 105.
Super la linea di confine dello Utah, e vide subito un cartello con l'indi-
cazione che Salt Lake City si trovava 93 chilometri pi avanti. Cerc una
jeep blu scuro, individu un veicolo che corrispondeva alla descrizione,
ma quando si affianc vide una targa dello Utah e un uomo dai capelli
bianchi al volante. L'interstatale la port a Salt Lake City, dove fece una
sosta per la benzina, poi curv lungo la riva grigia del Gran Lago Salato, si
raddrizz e la proiett verso le distese sabbiose del deserto. Mentre Laura
pranzava con due barrette di Snickers e una Coca, le nuvole si aprirono e il
sole brill nello squarcio. Nel cielo apparvero chiazze azzurre, e piccoli
turbini di vento sollevarono sbuffi di polvere dal deserto invernale.
Laura super Wendover, nello Utah, alle due del pomeriggio, e un gran-
de cartello verde con la ruota di una roulette le dette il benvenuto nel Ne-
vada. Terra desertica, vette frastagliate e cespugli aridi fiancheggiavano
l'interstatale 80 a perdita d'occhio. Le carcasse di animali uccisi lungo la
strada venivano piluccate da avvoltoi con l'apertura alare di bombardieri
Stealth. Laura super cartelli che reclamizzavano mercati delle "pulci gi-
ganti", allevamenti di galline, il Museo dell'Automobile Harrah's di Reno e
un rodeo a Winnemucca. Pi volte guard verso destra, aspettandosi di ve-
dere Didi seduta sul sedile accanto a lei. Se Didi era l, era un fantasma si-
lenzioso. Le gomme frusciavano e il motore mandava un fragore metallico,
lasciando sfuggire dallo scappamento chiazze scure di olio bruciato. Laura
continuava a cercare con gli occhi la jeep di Mary; ne vide parecchie, ma
nessuna era del colore giusto. Sulla lunga autostrada diritta, le auto la su-
peravano a 150 all'ora. Lei si mise nella scia di un autoarticolato e lasci
salire la velocit a 120. Il Nevada divenne una sfilata di cartelli, con i nomi
di localit desertiche che scorrevano veloci: Oasis... Wells... Metropolis...
Deeth, in cui la seconda e era stata modificata con lo spray da qualcuno per
trasformare la scritta in Death, morte.
Ormai era davvero sola, e viaggiava in una regione spaventosa.
Alla fine della strada c'era Freestone, ottanta chilometri a nord di San
Francisco. Che cosa avrebbe fatto, una volta trovato Jack Gardiner? Che
cosa avrebbe fatto, se nessuno di quei tre uomini era Jack Gardiner? Che
genere di uomo sarebbe stato, ormai? Avrebbe respinto Mary Terror o l'a-
vrebbe abbracciata? Certamente aveva letto di lei sui giornali o visto la
storia alla TV. E se - e quel pensiero la fece star male - fosse stato ancora
un assassino in cuor suo, e avesse accettato David come offerta e lui e
Mary fossero fuggiti insieme? E se... e se... e se. Quelle domande erano
senza risposta. L'unica certezza era che quella strada portava a Freestone, e
Mary la stava percorrendo.
La Cutlass rabbrivid.
Lei sent puzza di bruciato. Guard il cruscotto e vide che l'ago dell'indi-
catore della temperatura usciva quasi dal quadrante. "Oh Ges!" pens di-
vorata dal panico. - Non piantarmi in asso! - grid, cercando una uscita.
Non se ne vedevano, e aveva superato Deeth da pi di tre chilometri. Il
motore della Cutlass rumoreggiava come un'impastatrice di cemento. -
Non piantarmi in asso! - ripet, premendo sull'acceleratore. E poi il cofa-
no esplose verso l'alto, il vapore eruppe con un sibilo simile al fischio di
un treno, e lei cap che il radiatore era partito. La macchina, come il suo
corpo, era stata spinta oltre la soglia di resistenza. Con un'unica differenza:
lei era pi forte. - Va' avanti! Va' avanti! - grid, con gli occhi pieni di
lacrime di frustrazione. La Cutlass aveva ceduto. La velocit stava dimi-
nuendo, pennacchi di vapore sbucavano dal radiatore traboccante. Il ca-
mion davanti a lei prosegu; il mondo era a corto di cavalieri dall'armatura
lucente. - Oh Cristo! - url Laura. - All'inferno! Dannazione! - Ma
imprecare non avrebbe dato risultati. Guid la macchina ferita fuori della
carreggiata e l'arrest sulla ghiaia vicino a una lepre spolpata dagli avvol-
toi.
Laura rimase seduta a bordo mentre il radiatore gorgogliava e gemeva.
Le pareva di sentire Mary mentre si allontanava da lei a ogni secondo che
passava. Serr il pugno e lo abbatt sul volante, poi scese per ispezionare il
disastro. Chiunque dicesse che il deserto era rovente non lo aveva mai visi-
tato in febbraio, perch il gelo le penetr nelle ossa. Ma il radiatore era un
piccolo geyser infernale, con l'acqua rugginosa che traboccava e il motore
che ticchettava come una bomba a orologeria. Laura guard a destra e a si-
nistra, e vide desolazione da tutti i lati. Una macchina pass oltre, poi u-
n'altra dopo alcuni secondi. Le serviva aiuto, e in fretta. Stava arrivando
una terza macchina, e Laura alz il braccio destro per fermarla. L'auto sol-
lev un terriccio che le punse il viso. Poi l'interstatale rimase deserta, a
parte lei, la Cutlass scoppiata e una lepre ridotta alla gabbia toracica e alle
orecchie.
Deeth era troppo lontana per raggiungerla a piedi. Ignorava quale fosse
l'uscita successiva, e dove potesse trovarsi una stazione di servizio. Mary
era diretta a Freestone, e Laura non poteva aspettare tutto il giorno un buon
samaritano. S'incammin sull'interstatale e si rivolse a est.
Pass un minuto circa. E poi il sole scintill su vetro e metallo. La mac-
china - una familiare, pareva - stava arrivando veloce. Lei infil la mano
sotto i due maglioni e sfior l'impugnatura dell'automatica. Se l'auto non
avesse cominciato a rallentare entro cinque secondi, avrebbe estratto la pi-
stola e recitato la parte del bandito. - Fermati - mormor, con il viso ir-
ritato dal vento. - Fermati. Fermati. - La mano s'irrigid sul-
l'impugnatura. - Fermati, dannazione!
La familiare stava cominciando a rallentare. C'era un uomo al volante, e
una donna sul sedile del passeggero. Sembravano tutti e due poco propensi
a rendersi utili, e Laura vide un viso di bambino sbirciare oltre il sedile an-
teriore. L'uomo stava guidando come se non avesse ancora deciso se dare
una mano o no, e la donna gli stava borbottando qualcosa. "Probabilmente
pensano che sia una delinquente" riflette Laura. Le venne in mente che a-
vevano ragione.
L'uomo prese una decisione. Ferm la familiare dietro la Cutlass e ab-
bass il vetro del finestrino.
Si chiamavano Joe e Cathy Sheffield, di Orem, nello Utah, e andavano a
trovare i genitori di lei a Sacramento insieme al figlioletto di sei anni,
Gary. Tutto quello Laura lo apprese durante il tragitto fino all'uscita suc-
cessiva, che era, un posto chiamato Halleck, sei chilometri pi avanti sul-
l'autostrada. Disse loro che si chiamava Bedelia Morse, e che stava tentan-
do di raggiungere San Francisco per trovare un vecchio amico. Sembrava
una storia plausibile. Gary le chiese perch aveva la mano tutta fasciata e
perch aveva una brutta bua sulla faccia. Lei rispose che aveva fatto una
brutta caduta in casa. Non rispose quando lui le domand dov'era la sua
casa. Poi, dopo un altro minuto o due, Gary le chiese con tutta innocenza
se faceva mai il bagno e Cathy lo zitt e rise nervosamente, ma Laura disse
che non faceva niente, era in viaggio da molto tempo.
Joe imbocc l'uscita di Halleck. Non era granch come cittadina, solo
qualche costruzione prefabbricata, alcune case malridotte dalle intemperie,
una tavola calda ricavata da un vecchio vagone ferroviario e un ufficio po-
stale di stucco, con la bandiera americana che garriva al vento. Ma una del-
le costruzioni prefabbricate recava un'insegna, rozzamente dipinta, che
permetteva di identificarla come il garage di Marco, con una fila di pompe
di benzina sul davanti e un paio di automobili parcheggiate qua e l, che
avevano l'aria di essere state saccheggiate da un branco di topi. C'era u-
n'autogr arancione, per, e Joe Sheffield ferm la familiare l vicino.
Un uomo emerse da uno dei pozzetti del garage. Era basso e robusto
come un idrante antincendio e indossava una tuta e una maglietta sporche
di grasso, con le braccia muscolose tatuate dai polsi alle spalle. Le mani
erano nere di morchia. Era anche pelato, e portava occhiali da sole con le
lenti gialle.
- Bene! - esclam Joe tutto allegro. - Ecco qualcuno!
In un attimo Laura cap che cosa doveva fare. Doveva estrarre la pistola,
ordinare agli Sheffield di scendere dalla familiare e lasciarli l mentre in-
seguiva Mary. Il garage di Marco era un posto abbandonato da Dio, e far
riparare l la sua auto sarebbe stata una prova logorante. Doveva estrarre la
pistola e prendersi la familiare, e doveva farlo subito.
Ma il momento pass. Erano brave persone. Non c'era nessun bisogno di
segnare la loro vita con la canna di una pistola, anche se non si sarebbe
mai sognata di usarla se non per un bluff. "Bella delinquente" pens.
- Grazie per il passaggio - disse loro, e scese.
La familiare si allontan, con Gary che la salutava agitando la mano dal
finestrino posteriore. E poi Laura si volt verso lo scimmione calvo e unto
di grasso che era pi piccolo di lei di una decina di centimetri e la guarda-
va dal basso attraverso gli occhialoni gialli come un rospo gigante.
- Lei ripara automobili? - gli chiese stupidamente.
- No. - L'uomo fece una risata che sembrava uno sbuffo.
- Le mangio!
- La mia auto si  guastata a tre chilometri da Deeth. Puoi rimorchiarla
fin qui?
- Come mai non  andata a Deeth, allora?
- Ero diretta a ovest. Sono venuta qui. Pu rimorchiarla? - Si accorse
che i tatuaggi sulle braccia dell'uomo raffiguravano donne nude intrecciate.
- In questo momento sono occupato. Ho una macchina in ogni pozzetto
e due in attesa.
- D'accordo. Quando potr rimorchiarla?
- Fra un'ora, pi o meno.
Laura scosse la testa. - Non posso aspettare tanto.
- Spiacente, ma queste sono le condizioni. Vede, qui sono tutto solo. Io
sono Marco, come dice l'insegna.
- Voglio che vada a prendere la macchina subito.
L'uomo corrug la fronte, rughe profonde che solcavano la fronte spa-
ziosa. - Ha la cera nelle orecchie, piccola? Ho detto che...
Laura aveva la pistola in mano. La piant contro il cranio calvo. - Che
cosa ha detto?
Marco deglut, con il pomo di Adamo sporgente. - Io... ho detto... che
sono pronto quando lo  lei, piccola.
- Non mi chiami piccola.
- Okay - disse lui. - Come dice lei, capo.
In fatto di bagni, Marco aveva molto da imparare. Laura sapeva di non
profumare come una rosa, ma Marco emanava un odore di sudore stantio e
biancheria sporca che faceva desiderare una zaffata di formaggio Limbur-
ger come un sollievo. Arrivato alla Cutlass, Marco sbirci nel radiatore e
fischi.
- Ehi, capo! Le  mai venuto in mente di mettere del liquido refrigeran-
te in quest'affare? Qui dentro c' abbastanza ruggine da affondare una nave
da combattimento.
- Pu ripararla?
- Pu spararle per liberarla dalla sofferenza. - Guard la pistola che
Laura teneva lungo il fianco. - Perch non la mette via, adesso, Annie
Oakley? Ho per caso un bersaglio sul sedere?
- Devo rimettermi in viaggio. Pu ripararla o no? - L'autogr comin-
ciava a sembrarle attraente, ma tentare di manovrare quel dannato arnese
con una mano e un gomito sarebbe stato bestiale.
- Vuole franchezza o balle? - chiese lui. - Le balle sarebbero s, cer-
to, nessun problema. Franchezza, le servir un radiatore nuovo, tanto per
cominciare. L dentro ci sono tubicini marci e cinghie che stanno per parti-
re. I condotti dell'olio sembrano rosicchiati da un topo. Mi segue ancora?
- S.
- Problema principale - riprese l'uomo, grattandosi la pelata con le di-
ta nere. - Bisogna trovare un radiatore che si adatti a questo macinino.
Probabilmente per trovarne uno dovrei andare in macchina al magazzino di
pezzi di ricambio di Elko. Stiamo parlando di due bigliettoni, e non potr
nemmeno cominciare sul serio prima dell'ora di chiusura.
- Posso spendere quattrocento dollari - disse Laura. In tasca aveva
534 dollari, quanto restava del ricavato dell'anello di fidanzamento. -
Posso comprare una macchina usata da queste parti?
- S, posso trovarle qualcosa. - La guard inclinando la testa di lato,
con le mani sui fianchi a barilotto. - Avr un motore, ma potrebbe non
avere un pavimento. Per quattro centoni non trover granch, a meno che...
- Sogghign, scoprendo un dente d'argento. - Ha qualcosa da barattare?
Lei finse di non aver sentito, perch l'uomo correva davvero il rischio di
diventare un soprano autentico. Laura aveva bisogno delle sue mani, non
del suo dubbio equipaggiamento. - Che ne dice della sua macchina, allo-
ra?
- Mi spiace, capo. Sono un patito delle moto.
- Le pagher 450 dollari per ripararmi la macchina - gli disse. - So-
lo che voglio che ci lavori finch non avr finito.
Le rughe si approfondirono di nuovo. - Che fretta c'? Ha ammazzato
qualcuno?
- No. Ho fretta di arrivare dove sto andando.
Lui pungol la gomma anteriore destra con uno stivale lucidato con la
lana d'acciaio. - Vediamo i soldi - disse.
Laura infil di nuovo la pistola nella cintura, introdusse la mano in tasca
e gli mostr le banconote. - Pu farcela in tre ore?
Marco esit, riflettendo. Alz gli occhi verso il sole nel cielo punteggia-
to di nuvole, guard di nuovo il radiatore e inspir aria dal labbro inferio-
re. - Posso montare un radiatore e fare un lavoro di rappezzo. Ho un ra-
gazzo ritardato che mi aiuta qualche volta, quando non legge i fumetti di
Batman. Devo chiudere le pompe e chiudere bottega tranne che per questo
lavoro. Elko dista poco pi di trenta chilometri fra andata e ritorno. Quat-
tro ore, come minimo.
Si stavano avvicinando le tre. Cos avrebbe potuto allontanarsi di l alle
sette. San Francisco era distante ancora pi di ottocento chilometri, e Free-
stone altri ottanta a nord, secondo le carte. Se guidava tutta la notte, poteva
raggiungere Freestone prima dell'alba. Ma quando sarebbe arrivata Mary?
Poco dopo la mezzanotte, se continuava a filare senza intoppi. Laura sent
le lacrime che premevano per sgorgare. Dio le aveva voltato le spalle.
Mary sarebbe arrivata a Freestone almeno quattro ore prima di lei.
-  il massimo che posso fare, capo - disse Marco. - Onestamente.
Laura trasse un respiro profondo. Stavano perdendo tempo a parlare. -
Si metta al lavoro - disse.
7
Serpentelli neri
- Per quante notti? - chiese il portiere, con gli occhiali in equilibrio
sulla punta del naso.
- Una sola - rispose lei.
Le porse un foglio di carta sul quale aggiungere nome e indirizzo. Lei
scrisse: Signora Jack Morrison, 1972 Linden Avenue, Richmond, Virginia.
In cima al foglio di carta era stampato Lux-More Motel, Santa Rosa, Cali-
fornia.
- Piccolina dolce, ecco chi  lei! - Il portiere si sporse oltre il banco
dell'accettazione per fare il solletico sotto il mento a Drummer. Il bambino
non grad; era stanco e affamato, e si dimenava irrequieto fra le braccia di
Mary.
- Mio figlio - disse Mary. Si scost, e il portiere le fece un sorriso
freddo e le consegn la chiave della camera. - Avr bisogno della sveglia
- decise lei. - Alle cinque.
- Alle cinque. Sveglia telefonica per la stanza 26. Capito, signora... -
controll il modulo. - Signora Morrison. - Si tolse gli occhiali dal naso.
- Ah... pagamento anticipato, prego.
Mary gli pag i trenta dollari. Usc dall'ufficio del motel, zoppicando
nell'aria fresca e umida della California settentrionale. Erano passate da
poco le due e mezza del mattino. La nebbia fluttuava intorno ai lampioni a
luce alogena sull'interstatale 101, che tagliava Santa Rosa e puntava a nord
verso le foreste di sequoie. A duecentocinquanta metri dal Lux-More, la
strada di contea 116 tagliava verso l'Oceano Pacifico attraverso le colline
verdeggianti e ondulate, e quindici chilometri pi avanti su quella strada
sorgeva la cittadina di Freestone. Sal sulla Cherokee, la port lungo il par-
cheggio del motel fino alla stanza 26 e la parcheggi nello spazio indicato.
Era troppo stanca per curarsi se il portiere di notte avesse notato che una
donna che diceva di venire dalla Virginia aveva una targa dello Iowa. Con
la rivoltella dentro la borsa a tracolla, apr la porta della stanza 26 e port
dentro Drummer, poi chiuse la porta a chiave e la sprang. Stava treman-
do.
Depose Drummer sul letto singolo. Le tende erano decorate con rose
sbiadite, e la moquette grigia era macchiata. Un adesivo rosso sul televiso-
re ammoniva che il canale a circuito chiuso di pellicole pornografiche era
riservato agli adulti maturi. Il bagno aveva la doccia e la vasca, e due moz-
ziconi di sigaretta galleggiavano nell'acqua del water. Lei non si guard al-
lo specchio. Quella prova era riservata a dopo. Sedette sul letto e le molle
gemettero. Il soffitto era segnato da crepe prodotte dal terremoto. "Ecco la
tua California" riflette. Trenta dollari per una stanza che ne valeva dieci.
Dio, come le doleva il corpo. La sua mente era stanca; anelava al sollie-
vo dell'incoscienza. Ma c'era ancora molto da fare prima di poter dormire.
Si stese supina accanto a Drummer e guard le crepe in alto. Nasconde-
vano un disegno, a badarci bene. Come pennellate di inchiostro di china.
"Non avrei dovuto sprecare quell'ora a Berkeley" si disse. Era stato stupi-
do, camminare per le strade. Aveva progettato di fare solo un giro in mac-
china, ma a Berkeley c'era qualcosa di cos maturo, di cos ossessionante,
che non era potuta partire senza rivedere i vecchi posti. Il caff Golden
Sun, doveva aveva incontrato per la prima volta Jack, il loro negozio pre-
ferito, Truck On Down, dove lei e gli altri membri dello Storm Front ave-
vano acquistato le pinze per gli spinelli e le pipe, dove le discussioni poli-
tiche sullo stato stupratore di coscienze avevano riempito di indignazione
Lord Jack per la sorte delle masse calpestate, la pizzeria Mad Italian, dove
CinCin Omara aveva diretto il turno di notte e offerto pizza gratis a fratelli
e sorelle; erano ancora tutti l, ridipinti di fresco, ma ancora l, una visione
del mondo di un tempo.
Un mondo giovane, pens Mary. Un mondo pieno di sognatori corag-
giosi. Dov'erano finiti?
Ancora un minuto e avrebbe dovuto alzarsi. Doveva fare una doccia cal-
da, lavarsi i capelli e far sprizzare il pus giallo e acquoso dalla ferita alla
coscia che trasudava. Doveva prepararsi per Jack.
Ma era cos stanca, e non desiderava altro che abbandonarsi sul letto.
Non sarebbe stato giusto che Jack la vedesse cos, sudicia di terriccio della
strada, con i denti sporchi e le ascelle sudate. Era stato per quello che si era
fermata al Seven-Eleven poco prima del ponte sulla baia di Oakland; sulla
Cherokee c'era un sacchetto che doveva andare a prendere.
Drummer cominci a piangere pi forte. Un pianto famelico. Con uno
sforzo, Mary si riscosse, prepar il latte artificiale e gli mise in bocca la
tettarella del biberon. Mentre la succhiava, il bambino la guard con occhi
azzurri proprio come quelli di Jack. Karma, pens. Jack avrebbe guardato
Drummer e visto se stesso.
Tu hai paura.
Dio era in piedi nell'angolo, vicino a una lampada col paralume storto.
Hai una paura fottuta, Mary, ragazza mia. Non  vero?
- No - rispose lei, e la menzogna fece sorridere Dio. Due battiti del
cuore ed era sparito. - Non ho paura! - disse Mary con voce stridula. Si
concentr sul compito di dare la poppata al bambino. Aveva lo stomaco ri-
dotto a un fascio di nervi. La mano destra fremeva intorno al biberon.
L'idea s'insinu di nuovo, come gi parecchie volte durante il giorno,
come un serpentello nero a un picnic: e se Jack non era nessuno di quei tre
uomini?
- Lo , invece - disse a Drummer. Lui faceva vagare gli occhi sulla
stanza, la bocca stretta intorno alla tettarella. -  lui quello della foto. Di-
di sapeva che era lui. - Si accigli. Le faceva male la testa quando le ve-
niva in mente il viso di Didi: era come tenere in mano una fotografia di
metallo con i bordi taglienti. E un altro serpentello nero si fece strada fra le
sue fantasie: dov'era la puttana?
La puttana sapeva tutto su Lord Jack e Freestone. Glielo aveva racconta-
to la Beata Bedelia. Allora dov'era la puttana in quel momento, mentre l'o-
rologio ticchettava verso le tre?
Appena trovato Jack, sarebbero partiti per qualche posto sicuro. Un po-
sto dove avrebbero potuto avere una fattoria, magari coltivare un po' di er-
ba su un acro o due, farsi alla luce della lampada e contemplare le stelle.
Sarebbe stato un posto idilliaco, quella fattoria dove loro tre sarebbero vis-
suti in una triade di amore e di armonia.
Lo desiderava tanto, oh, tanto immensamente.
Mary fin di dare la poppata a Drummer. Gli fece fare il ruttino, e le pal-
pebre del piccolo cominciarono ad appesantirsi. Anche le sue. Si stese con
Drummer nella piega del braccio e sent il suo cuore: drum... drum... drum.
"Devo alzarmi e fare la doccia" pens. "Lavarmi i capelli. Decidere che
cosa mettermi. Tutte quelle cose, i pesanti dettagli della vita."
Chiuse gli occhi.
Jack le veniva incontro, vestito di una tunica bianca. I capelli d'oro gli
scendevano sulle spalle, aveva gli occhi azzurri e limpidi, il viso barbuto e
ben cesellato. Dio era al suo fianco, vestito di cuoio nero. Mary sentiva
l'odore del mare e l'aroma dei pini. La luce si riversava dentro dalle fine-
stre a bovindo alle spalle di Jack. Lei sapeva dov'erano; la Casa del Tuono,
sulla baia di Drakes, a circa 65 chilometri dal Lux-More. La splendida
cappella dell'amore, il luogo di nascita dello Storm Front. Jack attendeva
sul pavimento in legno di pino, con i sandali Birkenstock ai piedi. Sorride-
va, con il volto illuminato di gioia, e tendeva le braccia per accogliere il
dono.
Ha una paura fottuta sent dire da Dio, quel demonio.
Le braccia di Jack accolsero Drummer. Lui apr la bocca, e ne scatur il
trillo acuto di un telefono.
Mary si mise a sedere. Drummer stava piangendo.
Batt le palpebre, con il cervello restio a concentrarsi. Il telefono che
squillava. Telefono. Proprio l, vicino al letto. Sollev il ricevitore. - S?
- Sono le cinque, signora Morrison.
- Va bene, grazie. - Il portiere attacc. Il cuore di Mary Terror co-
minci a martellare.
Il giorno era venuto.
Aveva i vestiti umidi, il sudore della febbre l'aveva assalita di nuovo con
furia vendicativa. Lasci che Drummer si stancasse di piangere, usc dalla
stanza e and a prendere dalla Cherokee la valigia e il sacchetto del Seven-
Eleven. Il cielo era ancora nero, con volute di nebbia che vagavano sul
parcheggio. In alto brillavano le stelle mattutine; sarebbe stata una di quel-
le giornate californiane assolate e splendide. Nel bagno della camera 26,
Mary si spogli. Aveva i seni rilassati, lividi sulle ginocchia e qua e l sul-
le braccia. La ferita alla coscia era una crosta scura e infetta, col pus giallo
che trapelava dal sangue secco. Il morso all'avambraccio era meno grave
ma altrettanto brutto. Quando si tocc la coscia per tentare di spremere
l'infezione, il dolore le fece sgorgare nuove gocce di sudore sulle guance e
sulla fronte. Apr i rubinetti della doccia, regolandoli per ottenere dell'ac-
qua tiepida, ed entr nella doccia con una nuova saponetta appena compe-
rata che profumava di fragole.
Lo shampoo, acquistato anche quello al Seven-Eleven, le lasci i capelli
profumati di fiori selvatici. Lo aveva visto in una pubblicit alla televisio-
ne, ragazze giovani con i denti bianchi e la capigliatura lucente. L'acqua e
sapone lav il sudiciume dal corpo, ma Mary lasci stare le ferite. Non a-
veva phon, quindi si asciug i capelli con una salvietta e vi pass il pettine.
Si applic sotto le ascelle il deodorante Secret roll-on, e bend le ferite con
fasciature larghe. Poi si vest, indossando un paio di blue-jeans puliti - do-
lorosamente stretti sulla gamba gonfia, ma non c'era niente da fare - e una
camicetta celeste a righe rosse. Si mise un pullover nero che odorava un
po' di antitarme, ma non la faceva sembrare tanto pesante. Infil calzini
puliti e stivali. Poi frug in fondo al sacchetto e tir fuori il necessario per
il trucco.
Mary cominci a truccarsi il viso. Era tanto tempo che non lo faceva, e
la mano destra cominci a tremarle per lo spasmo, cos dovette usare la si-
nistra, goffamente. Mentre lavorava, si guardava allo specchio. Aveva li-
neamenti marcati, e non era difficile vedere la ragazza che aveva vissuto in
quel viso da giovane. Avrebbe voluto che i suoi capelli fossero di nuovo
lunghi e biondi invece che bruno-rossicci e cortissimi. Ricord che a lui
piaceva arrotolare i suoi capelli fra le dita. Sotto gli occhi c'erano cavit
scure, violacee come lividi. "Coprile con un po' di trucco." Cos non erano
tanto male. Un tocco di rosso sulle guance, appena un velo, per dare un po'
di colorito al viso. "S, cos va bene." Ombretto azzurro sulle palpebre gon-
fie. No, troppo. Ne tolse un po'. Il tocco finale fu un velo leggero di rosset-
to rosa. L. Ecco fatto.
Vent'anni le caddero dalle spalle. Guard il suo viso allo specchio e vide
la ragazza che Lord Jack amava. L'avrebbe amata doppiamente, ora che gli
portava suo figlio.
Mary aveva paura. Rivederlo, dopo tanto tempo... il pensiero le fece ri-
bellare lo stomaco, ed ebbe paura di vomitare per il terrore, ma tenne duro
e la nausea pass. Si lav i denti due volte e fece gargarismi con il colluto-
rio.
Si stavano avvicinando le sei. Era tempo di andare a Freestone, incontro
al suo futuro.
Mary si appunt sul maglione la spilla di Smiley, il suo talismano. Poi
port la valigia fino alla Cherokee, con il sole che cominciava appena a da-
re una sfumatura pi pallida di chiarore. Torn a prendere Drummer, gli
infil in bocca il succhiotto nuovo e lo abbracci stretto. Era il suo cuore,
adesso, a rullare come un tamburo, martellandole nel petto. - Ti voglio
bene - gli sussurr. - La mamma vuole bene al suo bambino. - Lasci
la chiave nella stanza e chiuse la porta, poi raggiunse zoppicando la Che-
rokee con Drummer fra le braccia. Mary accese il motore nel silenzio del-
l'alba.
Diciassette minuti prima che Mary Terror girasse la chiave, una Cutlass
con il radiatore nuovo aveva superato rombando la comunit di Navato,
cinquanta chilometri a sud del Lux-More Motel. Laura sfrecciava a 110
chilometri l'ora in direzione nord sull'interstatale 101. Le verdi colline del-
la contea di Marin sorgevano davanti all'autostrada nella tenue luce vio-
letta, centinaia di case annidate fra le loro pieghe, case-battello sulle acque
calme della baia di San Pablo, piena di pace nell'aria caliginosa.
Non c'era pace nel cuore di Laura. Aveva la pelle del viso tesa, gli occhi
vitrei e infossati nel cranio. Le dita della mano destra erano rattrappite ad
artiglio sul volante, il corpo era intorpidito dalla nottata di dura fatica. A-
veva dormito per due ore nell'ufficio del garage di Marco e mandato gi
l'ultima pastiglia di Black Cat fra Sacramento e Vallejo. Si era sentita per-
vadere da una scossa elettrica quando aveva visto un cartello che indicava
la strada per Santa Rosa. Poco pi a ovest di Santa Rosa c'era la meta di
Mary, e anche la sua. I chilometri scorrevano, uno dopo l'altro, sull'auto-
strada quasi deserta. Che Dio l'aiutasse se un agente della stradale si lan-
ciava al suo inseguimento; ormai non avrebbe rallentato a nessun costo, n
per Ges n per i santi. A Sacramento aveva fatto l'ultima sosta per il pie-
no, e da allora volava.
Cos vicino, cos vicino! "Dio, e se Mary lo ha gi trovato?" pens.
Mary doveva essere arrivata da ore. "Oh Dio, devo sbrigarmi!" Lanci u-
n'occhiata al tachimetro, con la lancetta che puntava verso i 130 e l'auto
che cominciava a vibrare. Ci vada piano le aveva raccomandato Marco
prima che Laura lasciasse il garage verso le sette e mezza. Una volta ma-
cinino, per sempre macinino! Ci vada piano con il gas, e forse arriver do-
v' diretta!
Lei lo aveva lasciato pi ricco di 450 dollari. Mickey, il ragazzo ritarda-
to a cui piaceva Batman, l'aveva salutata con la mano gridando: Torni
presto!
SANTA ROSA, diceva un cartello. 22,5 KM.
La Cutlass si proiett in avanti mentre la sfera arancione del sole comin-
ciava a sorgere.
BENVENUTI A FREESTONE, LA CITT DELLA VALLE FELICE.
Mary super il cartello. Una luce color arancio striava le finestre dei pic-
coli esercizi commerciali sull'arteria principale. Colline erbose sorgevano
intorno alla cittadina, che non si era ancora svegliata. Era una piccola citt,
un agglomerato di strade e costruzioni ordinate, un semaforo che lampeg-
giava, un parco con la tribuna coperta per la banda. Il limite di velocit era
fissato a 25 chilometri l'ora. Due cani smisero di annusare il marciapiede, e
uno di loro cominci ad abbaiare forte a Mary mentre passava oltre. Poco
pi avanti, oltre il semaforo che lampeggiava, c'era un distributore di ben-
zina - ancora chiuso, a quell'ora - con un telefono pubblico di fronte. Lei
entr nella stazione di servizio, scese dalla Cherokee e consult l'elenco te-
lefonico.
Cavanaugh, Keith e Sandy. 502 Muir Road.
Hudley, N. 1219 Overhill Road.
Non era indicato nessun numero corrispondente a Dean Walker, ma lei
aveva l'indirizzo dell'autosalone che le aveva dato la moglie di Hudley.
Dean Walker Foreign Cars. 677 Meacham Street. C'era una cartina di Fre-
estone nell'elenco? No, non c'era. Cerc attorno a s un indicatore stradale
e ne trov uno all'angolo, sotto il lampeggiatore. La strada in cui si trovava
era Parkway, la traversa McGill.
Mary strapp le pagine con gli indirizzi di Cavanaugh e Hudley e risal
sulla Cherokee. - Andiamo a trovarlo! - disse a Drummer. - S che
andiamo! - Torn sulla Parkway e prosegu lentamente nella stessa dire-
zione di prima. - Potrebbe essere sposato - disse a Drummer, control-
lando il rossetto nello specchietto retrovisore. - Ma non vuol dire niente.
Vedi,  un travestimento. Per mimetizzarti nell'ambiente devi fare cose che
non ti piacciono. Come al Burger King dove lavoravo. Grazie, signora.
S, signore, gradirebbe anche le patatine fritte, signore? Quel genere di
cose. Se si  sposato,  stato per nascondersi meglio. Ma nessuno lo cono-
sce come me. Pu anche vivere con una donna, ma non l'ama. La usa per
recitare un ruolo. Capisci?
Oh, le cose che lei e Jack avrebbero insegnato sulla vita a quel figlio! Il
mondo sarebbe stato meraviglioso!
La traversa successiva era Meacham.
Un isolato a destra, vicino a una banca Crocker, c'era un edificio in mat-
toni con un parcheggio recintato che conteneva un paio di Jaguar, una Por-
sche nera, un assortimento di BMW e varie altre auto d'importazione. Un
cartello con lettere blu diceva DEAN WALKER FOREIGN CARS.
Mary si ferm di fronte all'edificio. Era buio, nessuno era ancora al lavo-
ro. Prese la rivoltella dalla borsa a tracolla, scese e si avvicin zoppicando
alla vetrata dell'edificio. Sulla porta a vetri c'era un cartello che la infor-
mava che l'autosalone apriva alle dieci e chiudeva alle cinque. Lei decise
che quel giorno avrebbe aperto con tre ore e 38 minuti di anticipo.
Sfond la porta a vetri con il calcio della rivoltella. Scatt un allarme,
ma lei era preparata a quello perch aveva gi visto i fili dei contatti elet-
trici. Introdusse la mano all'interno, trov la serratura e la azion, poi entr
dalla porta. Nel piccolo salone era esposta una Mercedes rossa. C'era un
divano con un tavolino da caff sul quale erano accatastate riviste di auto-
mobili e dpliants illustrati. Ai lati di un distributore d'acqua c'erano due
porte con delle targhe. Una diceva JERRY BURNES e l'altra DEAN
WALKER. Il suo ufficio era chiuso a chiave. L'allarme avrebbe svegliato
la citt addormentata, quindi doveva sbrigarsi. Stava cercando qualcosa per
sfondare la porta, quando vide una fotografia a colori incorniciata e appesa
alla parete, sopra una fila di lucenti placche d'ottone. Nella fotografia c'e-
rano due uomini in piedi, con un largo sorriso rivolto al fotografo, l'uomo
pi grosso con il braccio sulla spalla dell'altro. La didascalia diceva:
"L'Uomo d'Affari dell'Anno di Freestone, Dean Walker, a destra, con il
presidente dei Civitans Lyndon Lee."
Dean Walker era massiccio e grassoccio e aveva un sorriso untuoso da
venditore. Portava un anello con un diamante rosa e una cravatta a righe.
Era negro.
Fuori uno.
Mary torn zoppicando alla Cherokee, col motore ancora acceso. Le pa-
reva che i cani abbaiassero in tutta la citt. Si allontan dall'autosalone, su-
perando un camion della nettezza urbana che aveva accostato al marcia-
piede, mentre due uomini scendevano. Svolt a sinistra nella traversa suc-
cessiva, che si chiamava Eastview. Oltrepass un segnale di stop sulla stra-
da seguente, Orion, ma fren di scatto quando vide il cartello stradale suc-
cessivo: Overhill Road.
Da che parte? Lei svolt a destra. Un minuto, e si accorse di aver fatto la
scelta sbagliata, perch la strada era sbarrata e si vedeva un ruscello che
scorreva in un tratto boscoso. Invert la direzione di marcia della Cherokee,
puntando a ovest.
Lasci la zona degli affari di Freestone ed entr in un quartiere residen-
ziale, piccole case di mattoni con prati curati alla perfezione e cassette di
fiori. Rallent, cercando l'indirizzo: 1013... 1015... 1017. Stava proceden-
do nella direzione giusta. L'isolato seguente cominciava con 1111. E poi
eccola l, alla luce dorata del primo sole: la casa di mattoni con la cassetta
della posta contrassegnata 1219 Overhill Road.
Imbocc il breve viale d'accesso. Sotto la tettoia del posto auto c'erano
due macchine, una piccola Toyota e una Ford di media grandezza, entram-
be con la targa della California. La casa era simile a tutte le altre del vici-
nato, solo che aveva un abbeveratoio per gli uccelli e una panca di legno
nel giardino anteriore. - Cerca di mimetizzarsi - spieg a Drummer,
mentre spegneva il motore. - Recita la parte dell'abitante dei sobborghi. E
cos che si fa. - Cominci a scendere, ma fu assalita da un autentico ter-
rore. Ricontroll il trucco allo specchio. Stava sudando, e questo le secca-
va. La casa attendeva, immersa nel silenzio.
Mary scese dalla Cherokee e si avvi con passo claudicante verso la por-
ta bianca, lasciando dietro di s Drummer e la pistola. Poteva udire il lieve
trillo lontano dell'allarme dell'autosalone e l'abbaiare dei cani. Un paio di
uccelli svolazzavano intorno alla vaschetta. Prima di raggiungere la porta,
aveva gi il cuore che le batteva cos forte e lo stomaco tanto in subbuglio
che pens che forse sarebbe stata costretta a raggiungere barcollando i ce-
spugli ornamentali per vomitare. Ma si fece forza, tir un respiro profondo
e premette il pulsante del campanello.
Attese. Un sudore gelido le rese viscido il palmo delle mani. Stava tre-
mando come una ragazzina al primo appuntamento. Premette di nuovo il
pulsante, infelice per l'impazienza. "Oh Dio, fa' che sia lui" pens. "Fa' che
sia... fa' che sia... fa' che sia..."
Passi.
Un paletto fatto scorrere.
Vide il pomo della porta cominciare a girare.
"Oh Dio... fa' che sia lui..."
La porta si apr, e un uomo con gli occhi gonfi di sonno sbirci all'ester-
no.
- S? - domand.
Lei non riusc a parlare. Era un uomo attraente, dall'aria sportiva, ma a-
veva una massa di capelli bianchi e ricci ed era probabilmente sui sessan-
tacinque. - Posso esserle utile, signorina? - L'irrritazione gli aveva ina-
sprito la voce.
- Uh... uh... - Gli ingranaggi del suo cervello erano inceppati. - Uh...
lei ... Nick Hudley?
- S. - Lui socchiuse gli occhi castani, e Mary li vide guizzare verso il
bottone di Smiley.
- Mi sono... perduta - disse Mary. - Sto cercando Muir Road.
- Da quella parte. - L'uomo accenn verso destra, pi avanti lungo
Overhill Road, sollevando appena il mento. - La conosco?
- No. - Lei gli volt le spalle, cominci a tornare in fretta verso la
Cherokee.
- Ehi! - esclam Hudley, uscendo di casa. Indossava un pigiama e
una vestaglia verde decorata con barche a vela. - Ehi, come fa a conosce-
re il mio nome?
Mary sal al volante, chiuse lo sportello e fece marcia indietro su Over-
hill Road. Nick Hudley era fermo in giardino, e due uccellini stavano liti-
gando per il dominio della vaschetta. I cani ululavano, intonando la stessa
nota dell'allarme. Mary si rimise in movimento, seguendo la sua stella.
Muir Road era una traversa sulla destra, a quattrocento metri dalla casa
di Hudley. Mary abbord la curva. Andando verso l'oceano velato dalla fo-
schia, c'erano colline verdi punteggiate di case di sequoia distanziate e di-
sposte in dentro rispetto alla strada tortuosa. Mary cercava nomi o numeri
sulle cassette della posta. Super una lunga curva dove l'erba delle pampas
cresceva selvatica, e vide il nome su una cassetta con una balena azzurra
dipinta sopra: Cavanaugh.
Un vialetto di ghiaia fine saliva per una ventina di metri, verso una casa
di sequoia con una balconata che dava sul Pacifico. Di fronte alla casa c'e-
ra un camioncino color rame. Mary port la Cherokee fin dietro il camion-
cino e si ferm. Drummer aveva cominciato a frignare, turbato da qualco-
sa. Lei guard la casa, con le mani strette sul volante. Non lo avrebbe sa-
puto con certezza finch non bussava alla porta. Ma se avesse risposto lui,
voleva che vedesse il figlio. Si mise la borsa a tracolla, prese in braccio
Drummer e scese.
Era una casa graziosa, ben tenuta. Le erano state dedicate molte cure.
Una meridiana sorgeva su un piedestallo nel cortile, e intorno crescevano
aiuole di fiori rossi che sembravano pennelli da barba. L'aria era gelata,
una brezza soffiava dal mare lontano, ma il sole scald il viso di Mary e il
suo calore calm il pianto di Drummer. Lei vide un'insegna dipinta sullo
sportello di guida del camioncino: YE OLD HERITAGE, INC. In basso, in
gotico, erano scritti i nomi dei Cavanaugh con il numero di telefono.
Mary tenne stretto il bambino, come un sogno che temesse di perdere, e
sal gli scalini in legno di sequoia della porta d'ingresso.
C'era un batacchio d'ottone a forma di testa barbuta di vecchio. Mary us
il pugno.
Aveva lo stomaco attanagliato dalla tensione, i muscoli della nuca che
sembravano fasce di ferro. Il sudore le scintillava sulle guance, e lei fiss
intensamente la maniglia della porta mentre la mano di Drummer trovava
la spilla di Smiley e la tirava.
Prima che potesse bussare di nuovo, sent togliere il paletto alla porta.
Si apr, con un movimento tanto rapido da farla trasalire.
- Salve! - Comparve una donna snella e attraente con lunghi capelli
castano chiaro e occhi nocciola. Sorrise, con due linee a parentesi ai lati
della bocca. - La stavamo aspettando! Entri pure!
- Io sono... qui per...
- Certo,  pronto. Venga dentro. - Arretr dalla porta, e Mary Terror
varc la soglia. La donna chiuse la porta, e fece segno a Mary di entrare in
un grande soggiorno che aveva il soffitto a volta, un caminetto di pietra e
un orologio a pendolo. - Eccolo. - La donna, che portava una tuta felpa-
ta rosa e scarpe da jogging celesti, apr la lampo di una custodia in pelle
posata sul divano beige del soggiorno. Dentro c'era qualcosa in un cornice
di legno lucido. - Volevamo farglielo vedere prima di incartarlo - spie-
g la donna.
Era uno stemma nobiliare, due torri di pietra ai lati di un animale che
sembrava per met cavallo, per met leone, su un campo di fiamme. In
fondo, nella stessa scrittura ornata che aveva visto sullo sportello del ca-
mioncino, era scritto un nome: Michelhof.
- I colori sono riusciti molto bene, non  vero? - chiese la donna.
Lei non sapeva che dire. Evidentemente la donna, Sandy Cavanaugh,
presumeva Mary, aspettava che qualcuno venisse a ritirare lo stemma quel-
la mattina. - S - decise Mary. -  vero.
- Oh, sono contenta che le sia piaciuto! Naturalmente, la storia della
famiglia  inclusa nel pacchetto di informazioni. - Gir la cornice per
mostrare una busta fissata sul retro col nastro adesivo, e Mary scorse il ba-
gliore della fede e dell'anello di fidanzamento della donna. - A suo fratel-
lo piacer molto, signora Hunter.
- Ne sono certa.
- Vado a incartarglielo. - Ripose lo stemma nella custodia e chiuse la
lampo. - Sa, devo dire che mi aspettavo una donna pi anziana. Al tele-
fono sembrava pi vecchia.
- Ah s?
- Gi. - La donna guard Drummer. - Che splendido bambino!
Quanto tempo ha?
- Quasi un mese.
- Quanti figli ha?
- Soltanto lui - rispose Mary, con un lieve sorriso.
- Mio marito va pazzo per i bambini. Bene, se vuole compilare l'asse-
gno intestato alla Ye Old Heritage, Inc., io vado di sopra a incartare que-
sto. D'accordo?
- D'accordo - rispose Mary.
Sandy Cavanaugh usc dal soggiorno. Mary sent una porta aprirsi per un
attimo, e la voce della donna: - La signora Hunter ha portato suo figlio.
Va' a salutarla mentre confeziono questo.
Un uomo si schiar la gola. -  tutto a posto?
- S, le piace.
- Va bene - disse lui. Si ud un suono di passi che scendevano le sca-
le. Mary si sentiva girare la testa, e appoggi una mano alla parete nel caso
le cedessero le ginocchia. C'era un televisore acceso in una stanza sul retro
della casa, e trasmetteva cartoni animati, a giudicare dal suono. Mary si di-
resse zoppicando verso l'atrio. Prima che potesse raggiungerlo, un uomo
svolt improvvisamente l'angolo entrando nella stanza e si ferm appena in
tempo per non finirle addosso.
- Salve, signora Hunter - disse, accennando un sorriso. Tese la mano.
- Io sono Keith Cava...
Il sorriso s'incrin.
8
Castello su una nuvola
A Freestone, sotto il cielo azzurro del mattino, suonava un allarme.
Laura segu quel suono. Svolt con la Cutlass su una strada chiamata
Meacham e trov un'auto grigia e verde della polizia parcheggiata di fronte
a un edificio di mattoni rossi, la cui insegna le strapp un gemito soffoca-
to. Vicino c'era un camion della nettezza urbana, con due uomini che par-
lavano a un poliziotto. Uno di loro indicava un punto lungo la Meacham,
nella direzione opposta. C'erano anche altri spettatori: una coppia anziana
e azzimata in tuta da ginnastica, una ragazzina con un giubbotto MTV e un
giovanotto che portava una maglia di un arancio fluorescente e calzoncini
attillati da ciclista neri, con la bici appoggiata al cavalietto, mentre parlava
alla ragazzina. Laura not che la porta d'ingresso dell'autosalone di mac-
chine straniere di Dean Walker era stata infranta, e un secondo poliziotto si
aggirava all'interno.
Laura ferm la macchina lungo il marciapiede di fronte, scese e si avvi-
cin al gruppo di spettatori. - Che sta succedendo? - chiese al giovanot-
to, mentre l'allarme echeggiava nella citt.
- Qualcuno ha forzato la porta - rispose lui. -  successo appena
dieci minuti fa.
Lei annu, poi estrasse dalla tasca il foglio di carta del Liberty Motor
Lodge. - Lei sa dove posso trovare questi uomini? - Gli indic i tre no-
mi, e anche la ragazza li guard.
- Questo  il salone del signor Walker - le fece notare il giovanotto.
- Lo so. Pu indicarmi dove abita?
- Ha la casa pi grande di Nautica Point - rispose la ragazza, scostan-
dosi dal viso i capelli lunghi e lisci. - Ecco dove abita.
- E gli altri due?
- Conosco Keith. Lui abita in Muir Road. - Il giovane accenn a
nord-ovest. -  da quella parte, a otto chilometri circa.
- Gli indirizzi - incalz Laura. - Conoscete gli indirizzi?
Loro scossero la testa. La coppia anziana la stava guardando, cos si av-
vicin a loro. - Sto cercando di trovare questi tre uomini - spieg. -
Potete aiutarmi?
L'uomo sbirci la lista, fiss la sua mano fasciata e poi la guard in fac-
cia. - E lei chi sarebbe?
- Mi chiamo Laura Clayborne. La prego...  molto importante che trovi
questi uomini.
- Ah s? Perch?
Lei stava per scoppiare in lacrime. - Vuole dirmi almeno come posso
raggiungere Muir Road e Nautica Point?
- Lei  di queste parti? - s'inform l'uomo.
- Tommy non sa essere gentile con gli estranei! - intervenne la donna
anziana. - Cara, Muir Road  una traversa di Overhill. La seconda strada
da quella parte  Overhill. - La indic puntando un dito. - Svolti a sini-
stra e prosegua per cinque chilometri circa. Muir Road  sulla destra, non
pu sfuggirle. - L'allarme cess all'improvviso, mentre i cani con-
tinuavano ad abbaiare nella sua scia. - Nautica Point  dalla parte oppo-
sta, sulla McGill. Appena arrivata al semaforo, svolti a destra e prosegua
per dieci o dodici chilometri. - Afferr la mano di Laura e la inclin in
modo da poter guardare il foglio di carta. - Oh, Nick  un consigliere
comunale! Vive a Overhill.  una casa con un abbeveratoio per gli uccelli
sul davanti.
- Grazie - disse Laura. - Grazie mille! - Si volt, tornando di corsa
verso la Cutlass, e sent l'uomo anziano dire: - Perch non le hai detto
dove abitiamo, in modo che possa venire a derubare anche noi?
Laura fece marcia indietro sulla Parkway e si diresse verso Overhill. La
casa di Nick Hudley sembrava la pi vicina. Aument la velocit, cercando
una jeep blu scuro, con l'automatica nascosta sul fondo della macchina,
sotto il sedile.
Keith Cavanaugh apr la bocca. Non ne usc alcun suono.
Nemmeno Mary Terror riusc a trovare le parole. Il bambino gorgogliava
felice.
Lo choc aleggiava fra loro come una nebbia purpurea.
L'uomo di fronte a Mary non indossava una tunica bianca. Portava una
camicia a quadri con il colletto abbottonato, un golf grigio antracite con un
piccolo giocatore di golf sul petto e pantaloni color kaki. Ai piedi aveva
dei mocassini malandati, invece dei Birkenstock. I capelli erano pi grigi
che biondi, e non gli scendevano fluenti sulle spalle. Non ce n'erano abba-
stanza per coprire il cuoio capelluto. Il viso - ah, il tradimento del tempo -
era ancora quello di Lord Jack, ma inflaccidito, senza barba, con le mascel-
le rilassate. Un rotolino di grasso gli circondava la vita, un cuscinetto gli
gonfiava il golf sullo stomaco.
Ma gli occhi... quegli occhi azzurri di cristallo, maliziosi, splendidi...
Lord Jack vi si annidava ancora dietro, in fondo a quell'uomo che si fa-
ceva chiamare Keith Cavanaugh e realizzava stemmi racchiusi entro corni-
ci lustre.
- Ges - mormor, con il viso sbiancato.
- Jack? - Mary fece un passo avanti. Lui ne fece due indietro. Lei a-
veva le lacrime agli occhi, carne e anima riarse dalla febbre. - Ti ho por-
tato... - Sollev Drummer verso di lui, come un'offerta sacra. - Ti ho
portato tuo figlio.
Lui urt la parete con la schiena, aprendo la bocca in un ansito sgomen-
to.
- Prendilo - disse Mary. - Prendilo. Ora appartiene a noi.
Il telefono squill. Dal piano inferiore, la donna che ignorava il vero
nome del marito chiam: - Jenny, vuoi rispondere tu?
- Va bene! - rispose la voce di una bambina. Il telefono smise di
squillare. Il rumore dei cartoni animati alla TV continu.
- Prendilo - insistette Mary. Le lacrime le rigavano le guance, rovi-
nando il trucco.
- Pap,  la signora Hunter! - esclam la bambina. - Non pu venire
prima di questo pomeriggio!
Passarono tre battiti del cuore. Poi, dal piano di sotto: - Keith?
- Prendilo - sussurr Mary. - Prendilo. Prendi me, Jack. Ti prego...
- Le sfugg un singhiozzo simile a un gemito, perch si accorse che il suo
unico vero amore, il suo salvatore, la sua ragione di vita e l'uomo che in
sogno l'aveva accarezzata e l'aveva invitata a venire da lui superando quat-
tromila e ottocento chilometri, si era bagnato i pantaloni. - Ora siamo in-
sieme - gli disse. - Come una volta, solo pi completi, perch abbiamo
Drummer.  nostro, Jack. L'ho preso per noi.
Lui scivol lontano da lei, e nell'indietreggiare incespic e per poco non
cadde. Mary lo segu zoppicando attraverso l'atrio verso un corridoio. -
Ho fatto tutto per noi, Jack. Capisci? L'ho fatto in modo che potessimo sta-
re insieme come...
- Tu sei pazza - disse lui con voce strozzata. - Oh mio Dio... tu... hai
rapito quel bambino... per me?
- Per te. - Il suo cuore stava mettendo di nuovo le ali.
- Perch ti amo taaaaanto.
- No. No. - Jack scosse la testa. Aveva visto la storia nei notiziari e
sui giornali, aveva seguito il suo svolgersi, finch altri avvenimenti pi
importanti l'avevano relegata in secondo piano. Aveva visto tutte le vec-
chie foto dello Storm Front, tutte le facce giovani di et e vecchissime di
passioni. Aveva rivissuto mille volte quei giorni, e ora il passato era entra-
to dalla porta, tenendo in braccio un neonato rapito. - Oh Dio, no! Sei
sempre stata stupida, Mary... ma non sapevo che fossi impazzita!
Sempre stupida aveva detto. Impazzita.
- Io... ho fatto tutto per noi...
- Allontanati da me! - grid lui. Le guance molli s'infiammarono di
rossore. - Vattene da me, maledetta!
Sandy Cavanaugh entr da una porta e si ferm vedendo la donna mas-
siccia tendere il bambino a Keith. Lui la guard e grid: - Vattene! Pren-
di Jenny e vattene!  pazza! - Una graziosa bambina di dieci o undici an-
ni, con i capelli biondi e gli occhi azzurri, fece capolino nel corridoio vici-
no alla madre.
- Uscite! - url di nuovo Jack Gardiner, e la donna afferr la figlia e
corse verso il retro della casa.
- Jack? - La voce di Mary Terror aveva un suono spezzato, le lacrime
che scorrevano dagli occhi la stavano quasi accecando. Sei sempre stata
stupida aveva detto. - Io ti amo.
- Puttana pazza! - Goccioline di saliva gli sprizzarono di bocca e col-
pirono in faccia lei e Drummer. - Stai rovinando tutto!
- Polizia! - sent gridare Mary dalla donna al telefono. - Centralino,
mi passi la polizia!
- Prendilo - insistette Mary. - Ti prego... prendi il nostro bambino.
-  tutto finito! - grid lui. - Era un gioco! Un gioco! Ero cos fatto
di acido per tutto il tempo, che non sapevo nemmeno quello che facevo!
Lo eravamo tutti. - La consapevolezza della realt lo colp, e lui gett la
testa all'indietro. - Mio Dio... vuoi dire... che tu credi ancora in tutto
quello?
- La mia... vita... era tua - mormor Mary. -  tua!
- Polizia? Qui... qui... Sandy Cavanaugh. Abbiamo... qualcuno in casa!
- Io non ti voglio! - rispose lui. - Non voglio quel bambino!  stato
tanto tempo fa, ed  tutto finito!
Mary rimase immobile. Anche Drummer piangeva. Jack premeva la
schiena contro la parete di fronte a lei, con le mani sollevate come per
schermirsi da qualcosa di disgustoso.
Lei lo vide, in quel momento terribile.
Non era mai esistito un Lord Jack. C'era stato soltanto un burattinaio,
che tirava fili affettivi e grilletti. Lord Jack era stato una finzione; di fronte
a lei c'era il vero Jack Gardiner, un sacco di visceri e di sangue tremante,
terrorizzato. Il suo potere era sempre stato una menzogna, un abile cocktail
di slogan di controcultura, sogni acidi e giochi di guerra. Lui aveva perdu-
to la fede perch non aveva nessuna fede da perdere. Aveva messo insieme
lo Storm Front con mani menzognere, aveva eretto torri di argilla e le ave-
va dipinte per farle sembrare di pietra, aveva fuso cavalli con leoni, li ave-
va chiamati combattenti per la libert e li aveva gettati alle fiamme. Aveva
creato lo stemma di un esercito allo scopo di ricoprirsi di gloria. E ora sta-
va l, di fronte a lei, con l'uniforme dello stato stupratore di coscienze,
mentre Gary e Akitta e Janette e CinCin e tutti gli altri fedeli erano spettri.
Permetteva a una donna che non sapeva nulla del fuoco e del tormento di
chiamare i porci. E Mary sapeva perch. Le straziava l'anima, ma lo sape-
va. Lui amava la donna e la bambina.
Lord Jack era morto.
Jack Gardiner stava per morire.
Lo avrebbe salvato dai porci come ultimo gesto d'amore.
Tenne stretto Drummer nella piega di un braccio, estrasse la rivoltella
dalla borsa a tracolla e la punt a bruciapelo.
Jack si rintan in un angolo. Vicino a lui sulla parete c'era uno stemma
in cornice: un castello su una nuvola, circondato da cervi e spade. Sotto
c'era il nome Cavanaugh.
Mary strinse i denti, con gli occhi scuri di morte. Jack emise un uggiolio,
come un cane frustato.
Lei premette il grilletto.
Il rumore nel corridoio fu assordante. Sandy Cavanaugh grid. Mary
spar per la seconda volta. Poi risuon un terzo sparo, e tutto l'amore sgor-
g, ricco e rosso, dal corpo trafitto, mentre Jack si accasciava contorcendo-
si. Mary premette la canna contro i capelli radi, e spar un quarto proiettile
che gli fece esplodere la testa e proiett il suo cervello sulla parete e sul
maglione di lei. Sangue e tessuti cerebrali le schizzarono le guance e aderi-
rono alla spilla di Smiley.
Restavano due proiettili. La donna e la bambina.
Fece per inseguirle, ma si ferm sulla soglia.
Due proiettili. Per una donna e un bambino. Ma non quelli che piange-
vano rintanati in quella stanza. E non in quella casa, dove i porci avrebbero
squadrato e scrutato i cadaveri, come cacciatori con un trofeo di caccia
grossa.
Mentre si avviava zoppicando verso la porta principale, Mary pass da-
vanti a Dio, appostato in un angolo. Tu sai dove le disse di sotto il cap-
pello a tesa floscia, e lei rispose: - S.
Lasci la casa insieme a Drummer, loro due contro il mondo. Sal sulla
Cherokee e tese la mano verso la carta stradale, mentre indietreggiava lun-
go il vialetto in un turbinio di ghiaia.
Il suo dito ritrov l'itinerario e il posto. Non era lontano, poco pi di una
trentina di chilometri sulla strada costiera. Conosceva il percorso. Si chiese
se Jack ci fosse mai andato, per sedersi a sognare il passato.
No, decise. Non lo aveva mai fatto.
Un'autopattuglia della polizia, con le luci lampeggianti, le pass accanto
mentre svoltava sulla Overhill. Abbord la curva di Muir Road e prosegu.
Lei continu per la sua strada, diretta a casa.
La porta si apr, e un uomo con i capelli bianchi in vestaglia verde con
barche a vela disse: - S? - come se fosse risentito dell'intrusione.
- Nick Hudley? - chiese Laura, con i nervi tesi.
- Sono io. Lei chi ?
- Mi chiamo Laura Clayborne. - Scrut il suo viso. Era troppo vec-
chio per essere Jack Gardiner. No, non era lui. - Ha visto una donna, una
donna alta, sul metro e ottanta, con un bambino piccolo? Dovrebbe guidare
una...
- Cherokee blu scuro - disse Hudley. - S, ha suonato alla porta, ma
non ho visto un bambino. - Lui prese nota degli abiti sporchi e della ma-
no bendata. - Conosceva anche lei il mio nome. Che diavolo significa
questa storia?
- Quanto tempo fa? Quando  stata qui?
- Non sono passati nemmeno quindici minuti. Ha detto che stava cer-
cando di trovare Muir Road. Aspetti, penso che dovrebbe spiegarmi... -
Guard all'improvviso verso la strada, e Laura si volt in tempo per vedere
un'auto della polizia che procedeva verso ovest con le luci accese ma senza
sirena.
Muir Road era a ovest, si rese conto Laura.
Volt le spalle a Nick Hudley e corse verso la Cutlass. Avvi il motore e
lasci una striscia di gomma sull'asfalto partendo in direzione ovest lungo
Overhill, cercando Muir Road. Chiss come, Mary Terror aveva solo
quindici minuti di vantaggio su di lei, anzich tre o quattro ore. C'era anco-
ra speranza di riavere David... ancora speranza... ancora...
Un veicolo blu scuro sbuc rombando da una curva di fronte a Laura,
incollato alla linea di mezzeria, e Laura vide il volto della donna al volan-
te. Nello stesso istante Mary Terror riconobbe Laura, e la Cherokee e la
Cutlass s'incrociarono passando a meno di dieci centimetri l'una dall'altra.
Laura lott per controllare il volante con la mano e il gomito, portando
l'auto sul prato di una casa, facendola girare su se stessa con una sbandata
e rientrando sulla Overhill, ma stavolta in direzione est. Abbass l'accele-
ratore a tavoletta, con la Cutlass che sputava fumo nero ma acquistava ve-
locit. La Cherokee volava davanti a lei, e in pochi secondi superarono la
casa di Nick Hudley, scacciando dalla vaschetta gli uccellini spaventati col
rombo dei motori.
Alla curva successiva la Cherokee sal sul marciapiede e travolse una
cassetta della posta. Laura arriv a una dozzina di metri da Mary e rimase
l, decisa a non perderla pi. Non sapeva se David fosse a bordo o meno, o
per quale motivo la polizia fosse diretta verso Muir Road, o se Jack Gardi-
ner era a Freestone, o in che modo il vantaggio di Mary si fosse ridotto a
dodici metri, ma sapeva che Mary Terror non le sarebbe sfuggita. Mai pi.
Non importava quanto tempo ci sarebbe voluto, non importava dove an-
dasse. Mai pi.
La Cherok'ee e la Cutlass sterzarono svoltando sulla Parkway, passarono
rombando sotto il lampeggiatore e oltrepassarono il cartello BENVENUTI
A FREESTONE. Gli occhi di Mary saettavano di continuo dalla strada tor-
tuosa alla macchina nello specchietto retrovisore. Lo choc di vedere Laura
era stato solo un'altra scossa alla mente gi alterata di Mary. Tutto era
karma, in fondo. S, Mary aveva deciso, era karma, e il karma non si pote-
va negare. Che la puttana venisse pure. Prima di togliere la vita al bambino
e a se stessa, Mary avrebbe giustiziato la puttana che aveva ucciso Edward
e Bedelia.
Le lacrime di Mary si erano asciugate. Il suo viso era una maschera di
trucco disfatto, con gli occhi iniettati di sangue e infossati. Il suo cuore a-
veva raggiunto lo stadio finale dell'evoluzione. Ormai era vuoto; non c'era
pi niente da sognare. Lei era l'ultima superstite dello Storm Front, e ne
avrebbe decretato la fine l dove era cominciato.
A dieci chilometri da Freestone, imbocc una strada di campagna che di-
rigeva a ovest verso il Pacifico. Laura le tenne dietro. I chilometri scorre-
vano come lampi sulla strada deserta. Mary svolt a sinistra, seguendo il
percorso sulla carta, e Laura continu a tallonarla. Mary sorrise fra s e
annu. Il bambino era silenzioso, afferrava l'aria con le mani.
La strada serpeggiava in mezzo a boschi fitti. Un cartello indicava STA-
ZIONE RANGER POINT REYES, 3,5 KM. Ma prima che fossero passati
due chilometri, Mary lanci bruscamente la Cherokee verso destra su u-
n'altra strada stretta e non asfaltata. Acquist velocit, riversando una nu-
vola di polvere sul parabrezza della Cutlass mentre Laura svoltava dietro
di lei.
- Avanti! - disse Mary, con la voce ridotta a un rantolo roco.
- Seguimi! Avanti, vieni!
Laura si lanci dietro la Cherokee, con le ruote che sobbalzavano e sus-
sultavano sulle buche. Dopo un chilometro e mezzo circa, la polvere cess,
ma i boschi ai lati della strada erano coperti da ragnatele di nebbia. Laura
sent l'aria salmastra del Pacifico insinuarsi nella vettura. Segu Mary Ter-
ror oltre una curva, al di l di una spirale di nebbia, e all'improvviso vide
accendersi le luci rosse degli stop.
Mary aveva appena schiacciato il freno. Laura sterz con violenza a de-
stra, sentendo i muscoli della spalla che protestavano. La Cutlass evit lo
scontro, ma fin fuori strada nel bosco di pini. Le ruote ararono un pantano
muschioso, con la nebbia azzurrina sospesa fra gli alberi. Laura schiacci
il freno, e la Cutlass graffi un tronco d'albero e si ferm con l'acqua mel-
mosa che arrivava agli sportelli.
Laura prese la pistola. Nella nebbia riusciva a vedere la Cherokee ferma,
con i fanalini di coda ormai spenti. Il posto di guida era vuoto. Laura apr
lo sportello e scese su un terreno acquitrinoso, in cui sprofond fino alle
caviglie. Il motore della Cherokee era spento. Nel silenzio, Laura udiva i
tonfi del suo cuore e le strida dei gabbiani.
Dov'era Mary? David era ancora con lei, o no?
Laura si rannicchi, muovendosi nell'acqua fangosa, e mise un tronco fra
s e la Cherokee. Si aspettava uno sparo da un momento all'altro. Non ce
ne furono.
- Voglio il mio bambino! - grid. Aveva il dito sospeso sul grilletto,
la mano fratturata che pulsava di rinnovato dolore. - Mi senti?
Ma Mary Terror non rispose. Era troppo abile per tradirsi cos facilmen-
te.
Laura avrebbe dovuto spostarsi dal punto in cui si trovava. Si precipit
dietro un altro albero, pi vicino alla jeep, e aspett per alcuni secondi.
Mary non si fece vedere. Laura si avvicin ancor pi alla Cherokee, tra la
caligine che la circondava e la luce grigiastra che filtrava dal baldacchino
di chiome degli alberi. Strinse i denti e corse verso la parte posteriore del
veicolo, dove si rannicchi ad ascoltare.
Ud un tuono lontano.
Onde, cap un attimo dopo. Il Pacifico, che s'infrangeva sulle rocce.
L'aria era fresca e umida, l'umidit gocciolava dagli alberi. Laura sbirci
oltre la fiancata della Cherokee. Lo sportello del conducente era aperto.
Mary se n'era andata.
Laura si alz, pronta a rannicchiarsi di nuovo se vedeva qualche movi-
mento. Guard nella vettura, vide i rifiuti del viaggio di Mary, sent l'odore
di sudore e orina e pannolini sporchi.
Laura pass accanto alla Cherokee, seguendo la strada battuta. Avanzava
con passo lento e cauto, i sensi all'erta per qualsiasi indizio di un agguato.
Aveva i capelli ritti sulla nuca, l'odore della salsedine nelle narici. Il rombo
del tuono si faceva sempre pi forte.
E poi i boschi ai lati della strada scomparvero di colpo, e di fronte a lei
si stagli una casa affacciata sul Pacifico e sulle rocce erose dalle onde.
9
La Casa del Tuono
Era una casa di legno a due piani, con il tetto a punta e un ampio portico
che circondava il pianterreno. Un sentiero di lastre di pietra, invaso dalle
erbacce, portava dalla strada ai gradini del portico. La casa doveva essere
stata bella una volta, molto tempo prima. Ormai era irrecuperabile. La
brezza salmastra e gli spruzzi del Pacifico avevano da tempo scrostato l'in-
tonaco, nei punti in cui c'era. La casa era grigio scuro, con le mura ri-
coperte di muschio verde e licheni color cenere. Una specie di cancro si
era impadronito del legno, aveva sviluppato dei tentacoli e si era legato ad
altre escrescenze tumorali. Parte dei sostegni del portico era crollata, il pa-
vimento era pericolante. I vandali avevano lasciato la loro impronta: tutte
le finestre della casa erano sfondate, e graffiti fatti con la vernice spray e-
rano aggrovigliati ai licheni come spine sgargianti.
Laura cominci a salire i gradini. Il secondo era gi crollato, come il
quarto. Laura tocc la balaustra, e la sua mano affond nel legno marcio.
Appena superata la soglia, c'era un buco nel pavimento che avrebbe potuto
essere della misura dello stivale di Mary. Laura entr, mentre l'odore di
salsedine si faceva pi denso fra le pareti scure di muffa. Festoni di mu-
schio pendevano dal soffitto. Decorazioni per festeggiare un ritorno a casa,
pens Laura. Si diresse verso la scala e il piede sinistro le scivol sul pa-
vimento come su fango grigio. Lei si riprese, mentre piccoli scarafaggi ne-
ri uscivano a frotte dalla tana. L'alzata del primo gradino della scala aveva
ceduto. Cos pure la maggior parte degli altri. La casa era marcia fino al
midollo e le pareti erano sul punto di crollare.
- Lo so che sei qui - disse Laura. Le pareti sature di umidit smorza-
rono la sua voce. - Voglio il mio bambino. Non ti permetter di tenerlo, e
ormai lo sai.
Silenzio, a parte il tuono e uno sgocciolio.
- Avanti, Mary. Prima o poi ti trover.
Nessuna risposta. "E se lo avesse ucciso?" pens Laura. Oh Ges, se lo
aveva ucciso a Freestone ed era per quello che la polizia stava...
S'impose di smettere prima di crollare. Entr con cautela in un'altra stan-
za. Le finestre a bovindo, da tempo sfondate, offrivano un panorama mae-
stoso dell'oceano. Lei poteva vedere le onde infrangersi sulle rocce, la
schiuma sprizzare in alto. La nebbia, una carie silenziosa, s'insinuava nella
casa. Sul pavimento costellato di crateri giacevano lattine di birra, mozzi-
coni di sigarette e una bottiglia di rum vuota.
Laura ud quello che sulle prime giudic il richiamo di un gabbiano por-
tato dal vento.
No, no. Il suo cuore ebbe un sussulto. Era il pianto di un bambino. Dal
piano di sopra, chiss dove. Le lacrime le bruciarono gli occhi, e quasi sin-
ghiozz di sollievo. David era ancora vivo.
Ma avrebbe dovuto salire le scale per raggiungerlo.
Laura cominci a salire i gradini sfondati. David piangeva ancora, con il
suono che diminuiva d'intensit e poi si rafforzava di nuovo. " stanco"
pens. "Sfinito e affamato." Le dolevano le braccia dal desiderio di ab-
bracciarlo. "Attenta, attenta!" La scala tremava sotto il suo peso, come do-
veva aver tremato sotto il peso di Mary Terror. Lei sal avvolta nell'ombra,
fra le pareti scintillanti di muschio, e raggiunse il primo piano.
Era un labirinto di stanze, ma il pianto di David la guidava. Scivol sul
pavimento col piede destro, e quasi cadde in ginocchio. Al primo piano,
gran parte del pavimento era gi crollata, e le assi che restavano erano gon-
fie e cedevano sotto i passi. Laura aggir i crateri dagli orli marci, dove si
annidavano scarafaggi neri, e segu il suono della voce di suo figlio.
Mary poteva essere dovunque. Acquattata dietro un angolo, in piedi nel
buio, ad aspettare lei. Laura prosegu, un passo cauto dopo l'altro, tenendo
gli occhi aperti per registrare l'apparizione improvvisa della donna massic-
cia su una soglia. Ma non si vedeva traccia di Mary, e alla fine Laura arri-
v alla stanza dove si trovava suo figlio.
Non era solo.
Mary Terror stava in piedi nell'angolo opposto della stanza. La sua mano
destra impugnava una rivoltella, puntata contro la testa del bambino.
- Mi hai trovata - disse a Laura. Un sorriso balen sul volto dominato
dalla follia. I suoi occhi erano fori di bruciature, gocce di sudore costella-
vano la pelle come vesciche. Una chiazza di sangue e pus aveva inzuppato
i jeans sulla coscia.
I capelli si erano rizzati sulla nuca di Laura. Aveva visto gli schizzi di
sangue sul maglione della donna e sul bottone di Smiley. Il cane della ri-
voltella era armato e pronto. - Lascialo andare. Per favore.
Mary esit. Sembrava rifletterci su, con gli occhi fissi in un punto inde-
finito vicino a Laura. - Lui dice che non devo farlo - rispose Mary.
- Chi lo dice?
- Dio - rispose Mary. -  l in piedi.
Laura deglut a fatica. Il pianto di David si alzava e si abbassava. Chia-
mava sua madre, e le gambe volevano portarla da lui.
- Getta la pistola - ordin Mary.
Laura esit. Una volta abbandonata la pistola, lei era finita. Le fumava il
cervello, nel tentativo di escogitare una via d'uscita da quella situazione.
- A Freestone - disse. - Hai trovato Jack Cardi...
- Non pronunciare quel nome! - url Mary. La mano che impugnava
la pistola tremava, con le nocche sbiancate.
Laura rimase immobile, con i polmoni che emettevano un sibilo roco e
la fronte coperta di sudore freddo.
Mary chiuse gli occhi per un secondo o due, come per tentare di esclude-
re ci che aveva visto. Poi li riapr di scatto. -  morto. Mor nel 1972. A
Linden, New Jersey. Ci fu uno scontro a fuoco. I porci ci trovarono. Lui
mor... salvando me e il mio bambino. Io l'ho tenuto fra le braccia mentre
moriva. Mi disse... mi disse... - Guard Dio, chiedendo una guida in quel
momento. - Disse che non aveva mai amato nessun'altra, e che il nostro
amore era come due stelle cadenti che bruciano e si consumano, e chi l'a-
veva visto sarebbe rimasto accecato da tanta bellezza. Cos  morto, tanto
tempo fa.
- Mary? - Laura mantenne la voce calma con uno sforzo supremo. Se
non si sbrigava a fare qualcosa, il bambino sarebbe morto. Il pensiero di un
cecchino della polizia e di una donna folle su un balcone le turbinava nella
mente, in un orrore di luci azzurre lampeggianti. Ma quella donna aveva
ucciso il bambino a causa del riflesso istintivo della morte. Se Mary avesse
dovuto fare una scelta improvvisa, avrebbe ucciso prima Laura, o David?
- Il bambino  mio. Riesci a capirlo? L'ho partorito io. Appartiene a...
-  mio - la interruppe Mary. - E moriremo insieme. Lo capisci o
no?
- No.
Era l'unico modo. Laura si slanci in avanti e si butt in ginocchio. Il
movimento colse di sorpresa Mary Terror.
Un ricordo isolato pass nella mente febbricitante di Mary, come un bal-
samo fresco: la manina di Drummer, stretta intorno al suo dito proteso.
La rivoltella non spar.
Quando Laura sollev la pistola e prese la mira, la rivoltella nella mano
di Mary si stacc dalla testa del bambino e cominci a spostarsi verso Lau-
ra.
Ma Laura spar per prima due colpi.
Mirava alle gambe della donna, da una distanza di tre metri. Il primo
proiettile and a vuoto, conficcandosi nella parete alle spalle di Mary, ma
il secondo colpo sfior la coscia ferita di Mary, e la fece esplodere in uno
zampillo caldo di sangue e pus. Mary grid come un animale, mentre la
gamba cedeva, e l'arma spar da sola, prima che potesse puntarla su Laura.
Quando le ginocchia di Mary toccarono terra, Laura avanz carponi verso
di lei e cal l'automatica sulla testa della donna, assestandole un colpo allo
zigomo sinistro. La mano destra di Mary cominciava a essere scossa da
spasmi incontrollabili, e la rivoltella cadde sul pavimento. Allora Laura af-
ferr un lembo del parka verde in cui David era chiuso con la lampo. Lo
strappo alla presa di Mary, e poi con un calcio fece cadere la rivoltella in
uno squarcio nel pavimento e indietreggi.
Mary cadde sul fianco, afferrandosi la gamba ferita e gemendo.
Laura cominci a singhiozzare. Si strinse al cuore David e lo baci sul
viso. Lui urlava a squarciagola, con gli occhi lucidi di lacrime. - Va tutto
bene - gli disse. - Va tutto bene. Oh Dio, ti ho preso. Ho ritrovato il mio
bambino dolce, grazie a Dio.
Doveva uscire di l. La stazione dei ranger non era lontana. Poteva rag-
giungerla e dire loro dove si trovava Mary Terror. Il cuore le batteva in
modo selvaggio, il sangue correva nelle vene. Si sentiva debole, sul punto
di essere sommersa dall'emozione della dura prova, come le rocce dall'o-
ceano. Tenne stretto il bambino e usc barcollando dalla stanza. - Ti ho
preso, ti ho preso - ripeteva portandolo verso le scale.
Sent un soffio.
Alle spalle.
Si volt.
E Mary Terror spicc un ultimo balzo incerto e la colp al viso col pugno
destro, facendole scattare all'indietro la testa. Mentre cadeva, con la mente
accecata dal dolore, Laura tenne stretto David, e si gir col corpo in modo
che l'impatto non fosse assorbito dal piccolo ma dalla sua spalla destra. La
pistola le sfugg dalle dita e la sent cadere con un tonfo nella penombra.
Mary le fu addosso, tentando di strapparle David. Laura lo lasci andare
e artigli gli occhi dell'avversaria, graffiando il viso del donnone con le
unghie spezzate. Mary assest un pugno al torace di Laura, svuotandole
d'aria i polmoni e, mentre ansimava senza fiato, Laura sent che David le
veniva tolto di nuovo.
Laura agganci un braccio intorno alla gola di Mary e strinse. Mary la-
sci il bambino per colpire Laura alle costole, poi la sollev di peso e la
fece girare con forza disperata, e le due donne urtarono insieme contro una
parete, mentre David finiva sul pavimento sotto di loro.
Il muro marcio cedette. Sfondarono le travi molli divorate dagli insetti e
finirono sul pavimento di un'altra stanza. Nella lotta, il ginocchio di Mary
urt contro la mano steccata di Laura, e il dolore fu come una luce incan-
descente di potenza incredibile. Laura sent se stessa gemere, un suono be-
stiale. Sferr un pugno di destro, colp Mary alla spalla, colp di nuovo e la
prese alla mascella. Un pugno di Mary raggiunse Laura al ventre, poi Mary
la prese per i capelli e tent di sbatterle la testa sul pavimento.
Laura reag con la forza disperata dei condannati. Ficc le dita negli oc-
chi di Mary e tir, e allora Mary lanci un grido e si stacc da lei. Il san-
gue che usciva dalla ferita alla coscia di Mary si riversava su di loro, si
spargeva sul pavimento. Laura scalci, colp Mary alle costole e le strapp
un grugnito. Un altro calcio fall il bersaglio e Mary Terror si allontan
strisciando, col sangue che scorreva dall'angolo dell'occhio destro. Laura si
alz in piedi barcollando, e di colpo Mary l'assal di nuovo e l'afferr per le
gambe, sollevandola dal pavimento e scaraventandola contro un'altra pare-
te. Laura la sfond come se fosse di cartone umido, e poi Mary sbuc die-
tro di lei dalle travi marcite e dall'intonaco fradicio, con un muggito stroz-
zato di furore.
Mary aveva gli occhi pieni di sangue, il viso ridotto a una maschera
scarlatta. Sferr un calcio a Laura, che cadde in ginocchio e tent dispera-
tamente di proteggersi il viso e la testa con le braccia. Schiv un calcio, fu
colpita alla spalla da un altro. Oppressa dal dolore, lott per rialzarsi. E al-
lora Mary, semiaccecata, con l'occhio destro bianco nell'orbita, serr le
braccia come una morsa intorno al corpo di Laura, intrappolando le braccia
sui fianchi. Cominci a stritolarla.
Laura si dibatt, non riusc a liberarsi. La vista le si annebbiava. Appena
avesse perduto i sensi, Mary l'avrebbe colpita a morte. Laura pieg la testa
all'indietro e la port di scatto in avanti, urtando il pi forte possibile con
la fronte contro la bocca e il naso della donna.
Le ossa si spezzarono come ramoscelli. La pressione sulle costole di
Laura si allent, e lei scivol inerte a terra mentre Mary si aggirava barcol-
lando, con le mani premute sul viso. Urt contro una parete, ma quella era
solida. E poi scosse la testa, facendo volare schizzi di sangue, si pieg in
due e respir come un mantice, mentre dalla bocca le usciva una bava ros-
sa.
Laura tremava, i nervi e i muscoli quasi logorati. Stava per svenire, e
quando si port la mano al viso la ritir macchiata di sangue.
Mary si liber di un muco sanguinolento e torn ad attaccarla, trascinan-
dosi dietro la gamba menomata.
Si abbass per afferrarla, prendendola per i capelli con una mano e per la
gola con l'altra.
Laura si alz dal pavimento scattando come una molla, a denti stretti, e
afferr il davanti del maglione di Mary con la mano sana, assestando un
calcio alla coscia sanguinante della donna con le sue ultime riserve di for-
za.
Un ululato di sofferenza pura esplose dalla bocca di Mary. Lasci andare
la gola di Laura per afferrarsi la gamba, e perse l'equilibrio cadendo all'in-
dietro, sbattendo le spalle contro una parete a un metro e mezzo dietro di
lei.
Laura vide la parete grigia spaccarsi, con i chiodi arrugginiti che schioc-
cavano come fucilate, e Mary Terror continu a cadere.
Si sent un urlo. Le mani insanguinate di Mary artigliarono il foro da cui
era passata, ma il legno marcio cedette ancora sotto le sue dita. L'urlo di-
venne pi acuto.
Le mani di Mary scomparvero.
Laura ud un tonfo molle.
L'urlo era cessato.
Poteva sentire i gabbiani. La nebbia, la carie silenziosa, s'infiltr dalla
parete squarciata.
Laura guard fuori. Mary Terror aveva sfondato la parete laterale della
casa ed era caduta sul terreno dodici metri pi in basso. Era stesa bocconi,
fra rocce, erbacce e bottiglie rotte, resti del party di qualcuno. Un artista
dei graffiti doveva aver lavorato sulle rocce pi grandi, decorandole di
nomi e date in vernice fluorescente arancione. A sei metri dalla testa di
Mary c'era un simbolo pacifista dipinto con lo spray.
C'era qualcosa nella mano destra di Laura. L'apr e guard il bottone di
Smiley che si era strappato dal maglione di Mary Terror. La spilla le aveva
punto il palmo.
La fece cadere dalla mano, e fin rovesciata sul pavimento.
Laura usc vacillando dalla stanza, e s'inginocchi sul pavimento vicino
a suo figlio, accanto alla scala.
Lo sguardo di lui la trov, e David lanci uno strillo. Laura sapeva di
non essere una bellezza. Lo prese fra le braccia - un grande sforzo, ma an-
che un piacere di cui non si sarebbe privata - e lo cull, lentamente e dol-
cemente. Pian piano, le grida si placarono. Lei sent battere il suo cuore, e
quel miracolo fra i miracoli la fece crollare. Abbass la testa e scoppi a
piangere, mescolando sangue e lacrime.
La parve di perdere i sensi. Quando si risvegli, il suo primo pensiero fu
che Mary Terror stava per attaccarla. Che Dio l'aiutasse se si alzava e
guardava fuori e vedeva che la donna non giaceva pi nel punto in cui era
precipitata.
Aveva paura di scoprirlo. Ma il pensiero svan, e le sue palpebre si ab-
bassarono di nuovo. Il suo corpo era tutto un dolore. Pi tardi, quando di
preciso non lo seppe mai, il pianto di David la riport al mondo. Aveva
fame. Voleva il biberon. "Bisogna sfamare un bambino in crescita. Il mio
bambino in crescita."
- Ti voglio bene - sussurr. - Ti voglio bene, David. - Lo tir fuori
dal parka e lo ispezion: dita delle mani, dei piedi, genitali, tutto. Era integro, ed era suo.
Laura lo tenne abbracciato, e lo vezzeggi dolcemente mentre l'oceano
parlava all'esterno.
Venne il momento di pensare al da farsi.
Era convinta di poter tirare fuori la Cutlass dal pantano. In caso contra-
rio, forse le chiavi erano ancora nella jeep. No, non poteva sopportare di
guidarla. Non poteva sopportare di sedervisi a bordo, perch doveva esser-
ci ancora l'odore di quella donna. Se non riusciva a smuovere la Cutlass,
avrebbe dovuto raggiungere la stazione dei ranger a piedi. Poteva farcela?
Pensava di s. Forse ci sarebbe voluto un po', ma alla fine sarebbe arrivata.
- S che ce la faremo - disse al bambino. Lui la guard e batt le ci-
glia, senza piangere pi. La voce di lei era roca, e sentiva ancora la pres-
sione delle dita di quella donna sulla gola. - Tutto finito, ormai - disse,
respingendo le tenebre che continuavano a tentare di reclamarla. - Tutto finito.
Ma se avesse guardato fuori? E se il corpo di Mary Terror non c'era pi?
Laura tent di alzarsi. Fu impossibile. Dovette aspettare ancora un po'.
La luce sembrava pi intensa. La luce del pomeriggio, pens. Esplor la
bocca con la lingua e non trov nessun dente mancante, ma alcuni grumi di
sangue. Le costole la facevano soffrire atrocemente, e non poteva respirare
a fondo. La mano fratturata.... be', esisteva una soglia del dolore oltre la
quale non si sentiva pi nulla, e lei l'aveva superata. Una volta tornata alla
civilt, avrebbe fatto la gioia di un medico.
La vera prova non era raggiungere la stazione dei ranger. La vera prova
riguardava Doug, e Atlanta, e la direzione che avrebbe preso la sua vita da
allora in poi. Non poteva pensare che nel suo futuro ci fosse Doug. Lei a-
veva ci che le apparteneva. Lui poteva tenersi il resto.
E c'era anche un'altra questione. La questione di una donna che non vo-
leva essere dimenticata, e che temeva che gli estranei potessero passare accanto alla sua tomba senza mai conoscere la sua storia.
Laura avrebbe fatto in modo che non accadesse, e avrebbe fatto in modo che Bedelia Morse tornasse a casa.
Pens pure che Neil Kastle, forse, avrebbe risposto alle sue telefonate, adesso.
Laura raccolse le gambe sotto di s, tenne stretto David e tent di alzarsi.
Ce la fece, quasi. Ritent ancora una volta, e ci riusc.
Muovendosi con lentezza e cautela, scese le scale. Al pianterreno, dovet-
te riposare di nuovo. - La tua mamma  una vecchietta, piccolo mio -
disse a David. - Che ne pensi? - Lui emise un gorgoglio. Gli porse un
dito, e la sua mano vi si strinse intorno con una presa forte. Dovevano im-
parare di nuovo a conoscersi, ma avevano tanto tempo. David aveva il viso
graffiato; portava anche lui le sue medaglie. - Sei pronto a tentare? - gli
domand. Lui non le offr nessun parere, solo uno sguardo curioso degli occhi azzurri.
Laura usc traballando dalla casa nella luce del pomeriggio. La nebbia
continuava ad aleggiare, il Pacifico tuonava contro le rocce come faceva
da millenni. Alcune cose erano immutabili, come l'amore di una madre per il figlio.
La strada la invitava.
Ma non ancora. Non ancora.
Laura fece il giro della casa, con il cuore che le batteva rapido nel torace
contuso. Doveva vedere. Doveva sapere se poteva dormire di nuovo senza
svegliarsi urlando, e se Mary Terror non viaggiava pi sulle strade della notte.
Era l.
Aveva gli occhi aperti, la testa piegata di lato. Le faceva da cuscino una roccia, rossa come l'amore.
Laura si lasci sfuggire il fiato e volse le spalle, con il figlio tra le braccia.
I nati di gioved avevano molta strada da fare.
...
.
...
FINE.